Allagamenti: «A Piani di Poggio Fidoni il Turano non era mai arrivato. Tante le cose su cui riflettere»
di G. Cav.

Rieti, allagamenti: «A Piani di Poggio Fidoni il Turano non era mai arrivato. Tante le cose su cui riflettere»

RIETI - Da sempre, la famiglia del consigliere comunale di Forza Italia Fabio Nobili ha vissuto a Piani Poggio Fidoni: prima i nonni, poi i genitori e ora lui che, già molte ore prima che l’acqua inghiottisse la quotidianità della frazione, si era mobilitato insieme alle famiglie e agli agricoltori della zona per monitorare i punti più a rischio, prestando poi soccorso durante le evacuazioni. Ma senza mai immaginare che, alla fine, l’allagamento di questi giorni sarebbe stato ricordato come il primo nella storia della frazione: «Qui il Turano non era mai arrivato a colpire le case - racconta Nobili a Il Messaggero – E’ la prima volta che accade un disastro del genere, con l’acqua che ha raggiunto persino il campo sportivo. E ciò che ora preoccupa sono i tre giorni di pioggia previsti tra oggi e domenica e la stagione piovosa che ci aspetta in primavera». 
Nobili di memoria storica del luogo ne ha molta: «L’unico caso analogo si verificò il 5 ottobre del 1979. Quella notte piovve talmente tanto da rompere l’argine nei pressi di Ponte Canera, all’incrocio con la Tancia: le auto furono travolte, ma il danno maggiore lo subì la ferrovia Rieti-Terni, che fece da diga all’acqua proveniente da Canera. Riuscì a contenerla, fino a quando l’acqua trascinò via tutto il terreno presente sotto i binari, lasciando come sospesa la struttura di ferro. Gli abitanti dovettero far desistere il capotreno, che era intenzionato a far passare. Ricordo anche un pastore di Teramo che veniva in transumanza nella zona, al quale la piena uccise 250 pecore che finirono lungo l’argine del Turano». Il disastro di questi giorni non è paragonabile neanche a quanto accadde nel 2010: «Tutta la fascia che ha risentito dell’inondazione, dal Macelletto fino a Piani Poggio Fidoni non è inserita nel Piano di assetto idrogeologico – spiega Nobili - Ma questa situazione ci ha dimostrato che si tratta di una zona a rischio». Finita l’emergenza, non sarà la sola questione da affrontare: «C’è la gestione degli invasi da parte dei privati: da quando è partita la stagione delle privatizzazioni, il territorio ha avuto cinque o sei casi di inondazioni, finché sono rimaste pubbliche non si sono mai verificati problemi - conclude Nobili, che ha anche la delega al Bacino imbrifero montano – Sono strutture di valore nazionale, ma degli utili prodotti dai privati con la loro gestione, al territorio arrivano solo briciole. Poi, però, gli enti e il Consorzio di bonifica vengono chiamati ad occuparsi della pulizia di fiumi, fossi e canali con risorse insufficienti». 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 29 Gennaio 2021, 00:10
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