L'intervista/ Tajani: «Priorità al Sud, sfida in Europa»
di Mario Ajello

Intervista a Tajani: «Priorità al Sud, sfida in Europa»

Presidente Tajani, c’è il rischio che il nostro Mezzogiorno venga penalizzato nella distribuzione dei fondi del bilancio europeo 2012-2027?
«Quella appena presentata dalla commissione Ue è una proposta di bilancio. Contiene tagli del 5 per cento per la politica agricola e del 7 per cento dei fondi di coesione. Ora bisogna vigilare, e agire, affinché queste riduzioni non incidano negativamente sul Sud dell’Europa, sul nostro Paese e sul nostro Mezzogiorno». 

Che cosa si può fare? 
«Se ci si batte bene, nel Parlamento europeo e tra gli Stati membri, si può anzitutto ridurre dal 5 al 4 il taglio all’agricoltura, tenendo anche conto dei costi di produzione. Per il Sud, il discorso è più complicato». 

Per quale motivo? 
«Perché non è detto - a differenza di quanto sostengono i 5 stelle - che questi tagli riguardino anche l’Italia. Al momento, c’è soltanto un quadro generale e ancora devono essere individuati i criteri per la ripartizione, Paese per Paese, dei fondi per lo sviluppo regionale e per la coesione sociale e del fondo sociale». 

Quali sono i criteri? 
«Il primo è quello del Pil pro capite. Il grosso dei fondi deve andare al nostro Mezzogiorno, in quanto purtroppo la ripresa economica in Italia è più lenta che in altre parti d’Europa e le nostre regioni meno sviluppate hanno un Pil pro capite sotto il 75 per cento della media europea. Secondo i dati del 2016, Campania, Sicilia, Basilicata, Puglia, Calabria sono ancora sotto il 75 per cento. Molise e Sardegna erano nel gruppo tra il 75 e il 90 nel 2016 ma sono scese sotto il 75. L’Abruzzo resta tra il 75 e il 90, ma l’Umbria che era sopra il 90 purtroppo è scesa tra il 75 e il 90. I fondi in prima battuta vanno alle zone sotto il 75 per cento e poi alle altre. Si tratta comunque di dati da aggiornare, e si può inserire per esempio un altro criterio». 

Quale può essere? 
«Quello della disoccupazione giovanile. Se l’Italia è capace di inserire questo criterio, arrivano più soldi. Perché in alcuni Paesi dell’est Europa, la disoccupazione giovanile è meno forte che in certe regioni del nostro Mezzogiorno. L’importante è sapere che il bilancio europeo non è ancora scritto, abbiamo solo i titoli e su tutte queste materie il dibattito appena cominciato in Parlamento entrerà nei dettagli e durerà a lungo». 

Dobbiamo farci valere? 
«Serve un governo forte e capace di lottare quotidianamente per ridurre i tagli all’agricoltura e per tutelare gli interessi italiani nel bilancio, con un’attenzione particolare alla aree del Centro-Sud. Quella del Mezzogiorno non può che essere una priorità. Non l’unica ovviamente. Il bilancio europeo è molto ricco. I soldi da spendere sono 1273 miliardi in sette anni. In Italia potrebbero arrivare tra i 9 e gli 11 miliardi all’anno. Poi, se siamo capaci, altri soldi li possiamo ricavare dai fondi erogati direttamente da Bruxelles e che non passano attraverso gli Stati. Il governo che dobbiamo darci al più presto deve lavorare per la vera coesione. Che significa portare le cosiddette zone disagiate al livello di quelle trainanti». 

Serve un esecutivo di lotta più che di tregua?
«Bisogna combattere a Bruxelles e avere una strategia per prendere i soldi, trovando i co-finanziamenti. Detto tutto questo, occorre anche un grande fondo per il Sud, che accorpi tutti i fondi per il Mezzogiorno non utilizzati del bilancio in corso. E vanno uniti ad altri soldi: quelli del Piano Juncker, quelli che si possono chiedere alla Bei, quelli dei fondi pensione degli enti privati, quelli della Cassa depositi e prestiti, quelli della banca europea degli investimenti e anche quelli di qualche banca privata». 

Per fare che cosa? 
«Infrastrutture di trasporti, ma anche digitali, a livello inter-regionale. L’Alta Velocità in Calabria e nelle altre regioni. Portare il 4G e il 5G in tutta l’Italia meridionale, facendo anche da volano al turismo. Ridare ossigeno al piccolo e medio credito. Questa strategia per il Mezzogiorno, basata su un fondo di una ventina di miliardi, può avere un effetto leva di almeno 200 miliardi». 

Se l’Europa dà meno soldi, cresce M5S che spopola sull’emergenza Sud?
«Il problema non è quello di ridurre i voti dei 5 stelle, che già li stanno perdendo, come dimostra il Molise. Ma è quello di creare lavoro e crescita nel Sud. L’Italia è una. Un governo degno di questo nome non può che fare del Mezzogiorno una sua priorità. Sennò, rischia di vincere il ribellismo. Ma soprattutto, se soffrono milioni di cittadini, è l’idea di patria e di nazione che viene meno». 
Ultimo aggiornamento: Venerdì 4 Maggio 2018, 15:05
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