I paletti di Di Maio e Salvini:
«No governo istituzionale»
di Massimo Adinolfi

I paletti di Di Maio e Salvini: «No a un governo istituzionale»

C’è sicuramente una distanza, non facile da calcolare, fra le dichiarazioni che vengono rese in questi giorni e le posizioni che verranno assunte quando cominceranno le consultazioni del Colle. Ma intanto, stando alle prime (le sole che abbiamo), un nuovo governo della Repubblica è più lontano. Tutti chiedono disponibilità, tutti esigono senso di responsabilità: ma dagli altri, più che da se stessi. E così nel giro di ventiquattro ore quasi tutte le ipotesi affacciatesi nei giorni scorsi finiscono impallinate dalle parole dei leader. 

Cominciamo dal Pd. Lunedì riunisce la Direzione, che affida la reggenza a Maurizio Martina, e produce un documento – condiviso da tutti, ad eccezione di Emiliano – nel quale si riconosce l’esito negativo del voto e si dichiara che il partito «si impegnerà dall’opposizione, come forza di minoranza parlamentare, riconoscendo che ora spetta alle forze che hanno ricevuto maggior consenso l’onore e l’onere di governare il Paese». 

Non dovrebbero esserci dubbi: il Pd va all’opposizione. In realtà, c’è chi legge nel dispositivo adottato due piccoli spiragli. Il primo: una minoranza parlamentare può, pur rimanendo tale, consentire ad altre forze di formare il governo, evitando di votargli contro. È quello che si chiama appoggio esterno. Dunque: l’ipotesi non sarebbe esclusa in termini categorici. A sentire però i commenti resi al termine della riunione, c’è poco da arzigogolare: i democratici non sono affatto orientati a sostenere, anche senza entrare in maggioranza, un governo Di Maio. Non c’è solo un baratro politico e programmatico a separare i due partiti, ma anche l’allergia del Movimento alle pratiche della mediazione parlamentare, alla trattativa fra partiti, al riconoscimento dei ruoli rispettivi. Tutto questo è un «vecchio modo di fare politica», come Di Maio non si stanca di ripetere. Il Pd dovrebbe piuttosto limitarsi a non intralciare l’avvento della “terza Repubblica dei cittadini”: un po’ poco, per la verità, per farci un vero accordo.

Mercoledì 14 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 15:06
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