Pietro Maso, quando l’assassino insegue le copertine e non l’oblio

In pochi casi l’oblio segue il condannato diventato famoso per i crimini commessi consegnandolo a un silenzio intangibile. Specie se il soggetto deve la sua notorietà all’efferatezza dei gesti che, per così dire, lo hanno reso celebre. È, tra i tanti che la cronaca ci somministra gioiosamente complice, anche il caso di Pietro Maso rilanciato nell’immagine di ex detenuto redento (ora ha 44 anni, è comparso in prima pagina su una rivista a torso nudo, lo sguardo ammiccante, la pelle attraversata dai tatuaggi, catenone d’oro macho al collo) e di sospettato di tentata estorsione nei confronti delle sorelle. Maso e Male, per anni, sono andati a braccetto sulle colonne accoglienti della “nera”.

Il soggetto, del resto, aveva tutti i requisiti per “piacere”: con tre amici, balordi e affamati di soldi e strangolati dai debiti, ha preso a badilate i genitori benestanti e ne ha poi seppellito i resti nell’ingenua speranza che la gente (e gli investigatori) si bevessero la balla di una scomparsa legata a un viaggio di piacere. Era il 17 aprile 1991, Montecchia di Crosara (Verona).

Chiesta dal pubblico ministero la pena dell’ergastolo se ne uscì dal processo per scontare trent’anni, ne ha trascorsi in carcere ventidue ed eccolo riapparire un po’ come l’assassino che ha ancora tante cose da raccontare, come per esempio, riferendosi a quel tempo, dei tentativi di fare a pezzi padre e madre, rinviati per varie ragioni fino all’assalto finale.

Un matto, lo difesero. Personalità bipolare, scrissero autorevoli periti. L’oblio, per adesso, ha fatto il suo corso, è scaduto come un cibo avariato, ed ecco riaccendersi i riflettori sul Mostro. Stavolta è la vanga della curiosità a riprendersi la scena. Si viene a sapere che nel lungo percorso di redenzione, si direbbe piuttosto accidentata, Pietro Maso ha avuto un’idea condivisa da chissà quanti altri: scrivere a Papa Francesco.

Ed ecco il miracolino, (2013), il Papa che si va vivo per telefono, «sono Francesco, Papa Francesco» e lui, Maso, che dapprima non crede alle proprie orecchie e poi dispiega il pentimento per il male arrecato, il desiderio di riscatto, l’insopprimibile voglia di dedicarsi al bene degli Altri e, infine, confessando al cronista, che no, non fu per soldi, il movente del delitto ma il risultato di un’infanzia travagliata, compressa da un amore dei genitori soffocante, pieno di attenzioni che si mostravano come una prigione dorata: «Sei malato, non andare a lavorare», «Pensiamo tutto noi, non fare nulla». «Ti vedono diverso, stai male, loro non sanno, non vedono, non capiscono».
Forse è andata così, chissà. Imperscrutabili tsunami della mente. Un abbraccio senza ossigeno, un bacio avvelenato. O piuttosto una vernice fresca da spalmare su una detenzione troppo grigia per essere lasciata alla fragilità della memoria.

Dice Maso adesso che i soldi non c’entrano nel movente del massacro, tutto era causato dalla terribile molla del disagio interiore. La giustizia con i suoi sconti di fine stagione e saldi per fine pena ha già detto la sua.
È la cronaca che si fa avanti con le novità di giornata: Pietro Maso indagato per tentata estorsione alle sorelle Nadia e Laura, certo consapevoli della personalità del congiunto e temibilmente impaurite dalle sue insistenze. La storia della richiesta insistente di soldi non è stata chiarita, se ne occuperà il procuratore Mario Giulio Schinaia, che si è mosso sulla base di un esposto “presentato direttamente dalle parti lese”. Sul web, com’è ormai d’uso, impazzano le opinioni tra chi vorrebbe risbatterlo in cella e buttare la chiave e chi si allarga in affettuose comprensioni. L’interprete del Male calamita curiosità, accende dibattiti di cui non si sente il bisogno. C’è di tutto, c’è dentro il come siamo, nel meglio ma soprattutto nel peggio.

Sono innumerevoli le storie di detenuti per delitti spaventosi subissati di lettere di spasimanti che vorrebbero fidanzarsi, aspettarli a “fine pena mai” e portarli all’altare. Il morbo della morbosità si nutre degli alimenti più svariati e le parole e la carta che le divulga sono spesso gli alleati più generosi.

La cronaca nera come una nube tossica si mischia all’aria che respiriamo: ci fa tossire e tuttavia non ci vergogniamo di non esserne mai sazi. Il Male e la sua rappresentazione non conoscono crisi nei consumi. Maso-chisti?

 
Venerdì 22 Gennaio 2016, 00:00
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