Foffo scrive a Maso: «Vergognati, hai ucciso i tuoi e non sei pentito»
di Adelaide Pierucci

Foffo scrive a Maso: «Vergognati hai ucciso i tuoi e non sei pentito»

ROMA - Da assassino a assassino: «Vergognati». Manuel Foffo da Regina Coeli dà l'altolà a Pietro Maso, intimandogli di stargli alla larga: «Neanche ti sei pentito di aver ucciso chi ti ha dato la vita». L'universitario che a marzo a Roma, insieme all'amico Pierre Marco Prato ha ucciso ucciso Luca Varani, scegliendolo a caso, replica così al quarantaquattrenne che nel 1991 massacrò i genitori a Montecchia. Pietro Maso gli aveva scritto una lettera di solidarietà in carcere affermando di comprendere le sue parole sull'intenzione di uccidere il padre. Foffo «per capire cosa si provasse», ha fatto un passo indietro. E intanto ha inviato un telegramma proprio al padre: «Ti amo» gli ha scritto. A Maso, invece, con una paginetta scritta di proprio pugno ha detto: «Vuoi farti pubblicità approfittando della tragica morte di Luca Varani. Ti devi vergognare», ma il messaggio non è solo per Maso, Foffo vorrebbe provare a dimostrare che lui è pentito per davvero.

IL DOCUMENTO
Foffo prende le distanze. E a Maso dà del lei. «Se intende farsi pubblicità approfittando della tragica morte di Varani, ed in particolare del libro che ha scritto e che non intendo leggere, ha sbagliato indirizzo e destinatario...Non hai speso neanche una parola di rimorso per chi ti ha dato la vita», scrive. «Io non riesco a darmi pace per quanto ho fatto», ribadisce, e invita Pietro Maso a lasciarlo «in pace nel suo profondo pentimento» e soprattutto a non tirare in ballo il «padre il cui nome lei non è degno di pronunciare».

 

IL TELEGRAMMA
Una lettera che segue di pochi giorni un'altra missiva, rimasta finora riservata. Foffo infatti ha scritto dal carcere un telegramma al padre con sole due parole: «Ti amo». Il ragazzo, una laurea mancata per poco, e con la prospettiva di rimanere in carcere a lungo, se non per tutta la vita, scrive tanto e parla tanto. Vorrebbe così cancellare gli ultimi mesi e ricominciare. Per non dover fare i conti con l'orrore di aver seviziato e ucciso un ragazzo che nemmeno conosceva. Per non dover confessare agli altri e ripetere a se stesso che qualche volta gli era balenata per la testa l'idea di uccidere il padre, perché a suo dire, l'avrebbe trascurato preferendogli il fratello.

L'INTERROGATORIO
Ieri al settimo interrogatorio davanti al pm Francesco Saverio Scavo, Manuel Foffo, oltre a ripetere la sequenza della mattanza nel suo appartamento dopo il festino a base di sesso e droga con l'amico pierre, ha chiesto aiuto: «Man mano i ricordi affiorano sempre più. Vorrei essere capito, aiutato. Mai avrei pensato di nascondere in me un assassino». Il suo legale, l'avvocato Michele Andreano, sempre più abbottonato sul caso, si è mostrato però soddidfatto della collaborazione del suo asssistito: «Sono molto soddisfatto di come sta andando avanti. Attendiamo i risultati tossicologici che partiranno il 29 aprile per avere un quadro più completo». Per il legale l'uso eccessivo di cocaina avrebbe influito sull'omicidio, ritenuto frutto «di un delirio sadico» ha scritto il gip Riccardo Amoroso che ha firmato l'ordine di cattura per Foffo e Marco Prato.

Intanto i giudici del Riesame hanno rigettato il dissequestro del pc che Marco Prato aveva in casa. Per il collegio presieduto dal giudice Bruno Azzolini il pc, però, potrebbe costituire corpo di reato e sarà presto esaminato dai periti di tutte le parti. In uno dei suoi tre pc e i tre telefonini Prato potrebbero trovarsi tra l'altro anche immagini pedopornografiche di cui ha parlato Foffo in uno degli ultimi interrogatori, oltre alle foto del loro contatto sessuale avvenuto a Capodanno che lo facevano sentire sotto ricatto. L'autopsia nel frattempo ha escluso che ci siano stati rapporti tra i due indagati e Varani. Il giovane è stato massacrato con trenta colpi di coltello e martello e stordito, per renderlo inoffensivo da dosi massicce della droga dello stupro.
Venerdì 22 Aprile 2016, 08:36