Il Lazio riapre dal 14 giugno. Draghi: «Tra due mesi mascherine via»

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di Diodato Pirone

Da lunedì tutta l’Italia sarà in fascia gialla, compresa la minuscola Valle d’Aosta che era rimasta in arancione. E dal 14 giugno - se non ci saranno sorprese - il Lazio dovrebbe finire in zona bianca il che consentirà una sorta di apertura generalizzata e la fine anticipata del coprifuoco. Le due notizie, la seconda in realtà una conferma, arrivano rispettivamente dal monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dalle previsioni ragionate dell’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio d’Amato

Entrambe coronano l’ennesima buona giornata sul fronte dei dati della pandemia. L’indagine settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato che già sette Regioni avrebbero i dati per entrare in fascia bianca, le prime (Friuli, Molise e Sardegna) forse faranno da battistrada fin dalla prima settimana di giugno, si vedrà fra un settimana, in corsa nel gruppo di testa, almeno in teoria, sono anche Emilia, Veneto e Abruzzo. Incrociando le dita, finalmente si può scrivere che il virus morde meno.

 

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La svolta in una battuta

 

Ieri il tasso di incidenza (cioè la percentuale fra tamponi effettuati e quelli positivi) è stata di appena l’1,9%, con poco più di 5.200 nuovi casi. Il dato migliore è quello dei ricoveri in ospedale per Covid che per la prima volta da ottobre sono scesi sotto quota 10.000 (9.925 per l’esattezza) con un alleggerimento deciso del lavoro degli ospedali che devono gestire solo 1.469 persone intubate. Un dato incredibile se si pensa che 40 giorni fa le rianimazioni erano a quota 3.700. Numeri che spingono le riaperture: oggi toccherà ad impianti sciistici e centri commerciali (finora chiusi nel weekend), lunedì sarà la volta delle palestre. Il che ha consentito di lanciare una battuta anche al di solito compassato Mario Draghi. «Togliere le mascherine? - ha scherzato il premier a latere della conferenza stampa con Ursula Von der Leyen - Ancora no, magari ancora un paio di mesi, dai».
Poco più di una battuta ma impensabile fino a pochi giorni fa e comunque tale da valere quanto una svolta. Il buon umore di Draghi è giustificato da un crollo della circolazione del virus che ha sorpreso anche i più ottimisti fra i virologi italiani. Tutto merito del decollo della campagna vaccinale? Certamente le quasi 30 milioni di somministrazioni che si registravano ieri in Italia hanno stordito il Sars CoV-2. E la percentuale di popolazione vaccinata sta crescendo al notevole ritmo del 2% ogni 3 giorni. In numeri assoluti gli italiani che hanno ricevuto anche la seconda dose sono ormai ben 9.600.000.

Ma secondo molti analisti la ragione della rapida ritirata del virus troverebbe una radice in un altro fenomeno: gli italiani immuni al contagio sarebbero in realtà molti di più dei vaccinati e dei 4 milioni di guariti dall’infezione che hanno sviluppato gli anticorpi. Secondo alcuni studi i contagiati effettivi e dunque auto-immuni potrebbero veleggiare intorno ai 10 milioni di individui e questo significa che in ampie aree del Paese si sarebbe raggiunta una sostanziale immunità di gregge. Uno studio dell’Università di Modena e Reggio sullo scarso numero di contagi che si registra in provincia di Piacenza, una delle più colpite della prima ondata di un anno fa, ha dimostrato che gli immunizzati sono molto di più di quanto si creda. Lo studio, condotto dai professori Marco Vincenti e Tommaso Filippini, medici igienisti ed epidemiologi, è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Environmental Research e sostiene la tesi che in alcune province italiane la percentuale di popolazione immune sia altissima, forse anche superiore al 70%. Chi abita in aree che hanno sofferto i lutti e le rianimazioni in numeri massicci ha adottato misure anti-virus molto rigide, tali da limitarne ulteriormente la circolazione.
Tuttavia la guerra al Covid-19 continua. Va registrata una nuova, dura presa di posizione del generale Figliuolo contro le Regioni che non rispettano le direttive del commissario sulla distribuzione dei vaccini. «Immunizzare i soggetti fragili, gli over 60 e i cittadini che hanno malattie croniche è la priorità ma questo focus negli ultimi giorni è stato perso di vista», ha scritto il generale in una lettera puntuta inviata al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.

E’ la seconda volta che Figliuolo richiama le Regioni. Nella strigliata precedente il Commissario aveva chiesto ai presidenti di fare meno propaganda. Con chi ce l’ha Figliuolo? Con molte Regioni. In alcune del resto sono state avviate alla chetichella vaccinazioni nelle aziende. La Campania, ad esempio, ha protetto tutti gli autisti e i macchinisti dei mezzi pubblici della società regionale dei trasporti. Persino in Calabria, Regione che per fortuna non è più l’ultima come numero di dosi usate, sono partite vaccinazioni aziendali. In tutt’Italia non si contano più gli open day che finiscono per proteggere anche diciottenni.
 

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Maggio 2021, 16:03
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