Variante Delta e zona gialla, pochi giorni per evitare le chiusure. Tamponi gratis ai fragili

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di Alberto Gentili

L’epidemia, sulle ali della variante Delta, sta ricominciando a correre. Ieri i nuovi casi sono stati 3.121 (500 nel Lazio, 339 a Roma) contro i 2.898 del giorno prima con l’indice di positività all’1,3%. E non c’è esperto o scienziato che non scommetta per fine agosto su una moltiplicazione dei contagi. Come del resto accade in Gran Bretagna, il Paese europeo da dove è rimbalzata la variante Delta, che ieri ha raggiunto 54.674 nuovi casi: record da gennaio. In più, cominciano a vedersi gli effetti degli assembramenti innescati dai festeggiamenti per le partite degli azzurri agli europei di calcio: solo nella Capitale sono quattro i focolai che coinvolgono decine e decine di giovani.

 

 

 

Variante Delta, l’impatto dei vaccini

Grazie alla diffusione dei vaccini però l’impatto sugli ospedali resta contenuto. Nelle aree mediche sono stati registrati ieri 23 ricoveri e nelle terapie intensive 9 ingressi. Proprio l’indice di ospedalizzazione dalla settimana prossima risulterà decisivo per il passaggio di “fascia”, in modo da scongiurare il “giallo” a 5 Regioni (Lazio, Campania, Veneto, Sardegna e Sicilia). Dal tasso di incidenza (numero di positivi a settimana ogni 100 mila abitanti) gli sguardi del Cts e dell’Iss si sposteranno sull’Rt ospedaliero. Vale a dire, il tasso di occupazione dei posti letto. «E’ necessario rivedere i parametri sulla classificazione delle Regioni, perché con quelli attuali si genererebbero delle misure restrittive in contrasto con la situazione sanitaria attuale», sostiene Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio, «in quest’ottica i nuovi parametri devono riguardare il tasso di incidenza sulla rete ospedaliera e il numero della popolazione vaccinata con seconda dose».

Il problema è che a tre-quattro giorni da quando Mario Draghi convocherà la cabina di regia della maggioranza, ancora non è chiaro quali saranno i nuovi parametri. Al momento la soglia minima di rischio è uguale o inferiore al 40% per i posti letto in area medica e al 30% per la terapia intensiva. Non si sa però se questi valori verranno cambiati e come. «Ci sta lavorando l’Istituto superiore di Sanità, saranno progressivi», fa sapere una fonte di governo, mentre ogni Regione (o quasi) lancia la sua proposta in quello che sta diventando un vero e proprio Vietnam dei parametri.

Non va meglio sul fronte del green pass. Il governo ha davanti a sé una via stretta: fermare l’epidemia e allo stesso tempo scongiurare nuove restrizioni che rappresenterebbero un colpo mortale per il turismo e l’economia in ripresa. Ebbene, l’uso del codice Qr - che verrà rilasciato solo a chi ha completato il ciclo vaccinale con la seconda dose - servirebbe proprio a evitare nuove chiusure e a spingere le vaccinazioni. Sia tra gli over 60: 2,4 milioni sono ancora senza alcuna immunizzazione. Sia tra i giovani da 10 a 29 anni che, secondo il capo dell’Iss Silvio Brusaferro «ora sono i più colpiti» dal virus.

L’uso del green pass, che in Francia ha scatenato proteste di piazza, garantirà una vita quasi normale a chi è vaccinato: andare al cinema, a teatro, in discoteca, decidere di sentire un concerto, viaggiare su navi, treni, aerei, andare in piscina e in palestra, seguire un convegno o un congresso, tifare sugli spalti degli stadi. Chi invece rifiuta il vaccino ogni volta dovrà fare il tampone. 

Per mediare tra i partiti di maggioranza, Draghi appare orientato a proporre tamponi gratuiti per le persone “fragili” che non possono vaccinarsi per ragioni di salute, nella speranza di superare le perplessità dei M5S e forse della Lega. E una diffusione a tappe dell’obbligo del codice Qr: si comincerebbe dai luoghi con «maggiori assembramenti». Vale a dire: cinema e teatri, stadi ed eventi in generale, trasporti a lunga percorrenza, discoteche, etc. Forse anche i ristoranti al chiuso. Con multe salate per chi non rispetta l’obbligo: 500 euro per chi è sprovvisto di certificazione verde (260 in misura ridotta) e 5 giorni di chiusura per il gestore.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, preferirebbe fin da subito l’uso più esteso possibile del green pass, includendo da subito bar e ristoranti, in modo di spingere la campagna vaccinale e frenare i contagi: «L’epidemia corre». Con lui sono schierati i tecnici del Cts, il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo, il Pd, Italia Viva e Leu. Anche Forza Italia si sta posizionando su una linea di maggiore prudenza: «Il pass non è un intralcio burocratico alla libertà, semmai è la chiave per tenerle aperta la porta scongiurando la quarta ondata», sostiene Annamaria Bernini. Matteo Salvini però tiene il punto: «Bisogna ripartire. Non si può chiedere il pass a chi prende il cappuccio al bar». Più aperturista il ministro leghista Giancarlo Giorgetti: «Il green pass è utile in alcune situazioni, come per lo svago. Diventa pericoloso se lo associamo ai diritti delle persone».

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Luglio 2021, 16:34
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