Variante Delta, luglio con meno vaccini. La proposta: «Non diamoli ai guariti»

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di Francesco Malfetano

Da domani l’Italia dirà addio alla mascherina all’aperto. Il momento però, non sarà quello che avevamo immaginato negli scorsi mesi. La “liberazione” infatti, appare meno significativa del previsto. Non solo perché la variante Delta, stando ai dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), si è già attestata nella Penisola al 16,8% dei casi, quanto soprattutto perché a luglio rischia di incepparsi la macchina delle vaccinazioni. 

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Vaccini, le dosi in arrivo

Le dosi in arrivo, soprattutto per quanto riguarda Pfizer-BioNTech, sono meno di quelle ricevute a giugno. Quindi dovendo assorbire i richiami e le seconde dosi eterologhe, il rischio è che slittino gli appuntamenti di coloro che stanno ancora aspettando la prima inoculazione. Come se non bastasse quindi, il rischio è che venga rimandata l’iniezione per qualcuno dei circa 2 milioni e 700 mila italiani over60 che non hanno fatto neanche la prima dose di vaccino e, dunque, non hanno alcuna copertura contro il Covid (nell’ultima settimana ne sono stati vaccinati 140mila). 

A lanciare l’allarme sui rifornimenti carenti sono state le Regioni. «Abbiamo meno armi e quindi meno possibilità di vaccinare» ha spiegato il presidente della Conferenza Stato-Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Il Lazio ad esempio, lamenta circa 100mila dosi mancanti e per questo potrebbe spostare di una settimana gli appuntamenti fissati tra l’11 e il 15 luglio. Ma la situazione rischia di essere più o meno la stessa ovunque. Stando alle ricostruzioni degli enti locali la Puglia riceverà 400mila dosi in meno, il Piemonte 160mila, la Lombardia addirittura 543mila. 

Una narrazione in verità smentita da fonti governative che, invece, assicurano che non ci sarà nessuna emergenza con la campagna vaccinale perché a luglio arriveranno oltre 14 milioni di dosi (12 di Pfizer e 2 di Moderna), appena il 5% in meno di quanto ricevuto a giugno. Una rimodulazione meno importante di quella denunciata dai governatori che comunque andrà affrontata. 

Per Massimo Galli ad esempio, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, lo si potrebbe fare evitando di somministrare una dose di vaccino («che a questo punto potrebbe essere sfruttata meglio») a chi è guarito e dai test risulta ancora immunizzato dopo lungo periodo. «Mi chiedo perché, in questo contesto - spiega al telefono - continuiamo con la nostra ostinazione burocratica a voler vaccinare a tutti i costi i guariti in un momento di carenza. Mi sembra una grossolana sciocchezza». In pratica, prima di somministrare una dose a chi ha superato la malattia Covid19, l’idea è di sottoporlo ad un test per verificare gli anticorpi sviluppati. «Tanto centinaia di migliaia di italiani - continua il professore - dopo aver visto due premier della Ue (Draghi e Merkel ndr) annunciare di sottoporsi ad una seconda dose eterologa dopo aver fatto il test ora lo stanno facendo privatamente». Lo stesso ragionamento infatti, per Galli, andrebbe esteso anche a chi ha ricevuto una prima inoculazione con AstraZeneca. «Era un vaccino concepito per essere monodose - conclude - magari verificando gli anticorpi si può spostare il richiamo con tranquillità». 

Una visione in “lieve” controtendenza rispetto agli appelli fatti ieri agli italiani da numerosi virologi affinché non si parta per le vacanze senza aver ricevuto la seconda dose. E in controtendenza anche con quanto faranno gli italiani. Oltre sei italiani su dieci (63%) sono disposti a spostare le ferie pur di fare il vaccino, con la paura per il Covid che è più forte della voglia di relax. È quanto emerge dalla prima indagine Coldiretti-Ixè sulle vacanze degli italiani al tempo della pandemia. «La tutela della salute resta la priorità degli italiani con solo il 23% di italiani che preferisce rimandare il vaccino - sottolinea Coldiretti - pur di godersi le ferie, mentre il restante 8% è indeciso».

In ogni caso, che il ciclo vaccinale sia completato o meno, l’importante - come ha spiegato anche il ministro Speranza ieri - è essere consapevoli che «non è ancora finita». Ed è per questo che Galli, nonostante la data simbolo di domani che segna l’addio alle mascherine almeno all’aperto, invita tutti a tutelarsi. 

«La mascherina è uno strumento, un presidio, non un feticcio. Per cui è sempre meglio tenerla nella propria disponibilità e, specie se appartieni a certe categorie, la indossi quando sei a contatto con troppe persone. Ma gli italiani sono attenti e questo lo sanno già».
 


Ultimo aggiornamento: Domenica 27 Giugno 2021, 10:21
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