Vaccini, posso viaggiare dopo la prima dose? Green pass, test e richiamo: come spostarsi in Italia e all'estero

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di Francesco Padoa

Il tempo delle vacanze è ormai in vista, la vaccinazione in Italia avanza ormai velocemente, le limitazioni diminuiscono, il coprifuoco su tutte. Ci sono tutti gli elementi per sognare finalmente un bel viaggio. Ma se non sarà possibile fare il richiamo prima della partenza, cosa succederà? Si potrà partire ugualmente? Per esempio, il signor Franco Pigas ha prenotato il vaccino Moderna per il 21 maggio e 18 giugno, per poter partire per il Portogallo in totale tranquillità il 29 giugno. Ma se invece di Moderna avesse prenotato Pfizer, con il richiamo ora posticipato di qualche settimana, si sarebbe trovato nell'impossibilità di partire con un certificato vaccinale completo. Cosa avrebbe dovuto fare?

 

 

 

LE OPZIONI - Rinunciare al viaggio? Farsi rimborsare il costo dei biglietti già acquistati? Perdere i soldi spesi? Insomma cosa succede alle vacanze di chi ha fatto una sola dose di vaccino? Molti italiani stanno rimandando il momento della prenotazione nell’attesa di capire quando potranno contare sull’immunità. L’allungamento dei tempi tra la prima e la seconda dose, per i vaccini che richiedono il richiamo, rischia di sovrapporre la chiusura del percorso vaccinale con i giorni delle ferie, e in particolare con i mesi di luglio e agosto. Ecco allora che in vista dell'estate sarebbe importante consentire agli italiani di ricevere la seconda dose in una regione diversa da quella in cui si è ricevuta la prima, così da agevolare l'organizzazione e la prenotazione delle vacanze.

 

 

 

 

LE INDICAZIONI - Le indicazioni in materia non sono ancora precise, ma la domanda è d'obbligo, visto che sarebbero già 9 milioni gli italiani pronti a partire. Tanto che sale il pressing dei sindaci di molte località turistiche per la seconda dose di vaccino anti Covid per i turisti in vacanza, in una Regione diversa da quella della prima somministrazione o anche per chi arriva dall'estero nel nostro Paese. Sui vaccini da effettuare in un’altra Regione una richiesta è stata avanzata anche dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. «In vista dell’estate, sarà importante consentire agli italiani di ricevere la seconda dose in una Regione diversa da quella in cui si è ricevuta la prima, al fine di agevolare l’organizzazione e la prenotazione delle vacanze». Abruzzo, Lazio, Molise, Liguria, Veneto, Lombardia, Calabria e Puglia su tutte premono affinché si vada in questa direzione, anche se allo stesso tempo non nascondono le difficoltà logistiche. Molto dipenderà dalla disponibilità di vaccini. Ma esiste anche il rischio che i sistemi informatici regionali non registrino la seconda dose in una regione diversa da quella di residenza, con inevitabili ricadute sul pass vaccinale che dovrà riattivare la mobilità alla fine dell’emergenza.

 

 

LA VACCINAZIONE - Al momento la strada da percorrere per raggiungere l'obiettivo della seconda dose in vacanza è ancora in salita. E' infatti assolutamente contrario a questa soluzione  il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all'emergenza Coronavirus, che scioglie il rebus delle inoculazioni per i villeggianti con la più pragmatica delle soluzioni in campo: «Regolare le vacanze in funzione dell'appuntamento vaccinale». Nessun piano straordinario per hub in spiaggia o altri luoghi delle ferie estive, come chiedevano alcuni governatori in questi giorni: «È bene che chi va in vacanza regoli il proprio viaggio senza dimenticare l'importanza del vaccino. Così per Astrazeneca si può fare con un intervallo tra 4 e 12 settimane tra prima e seconda dose, con i vaccini a mRna si può fare a 42 giorni. Ritengo che questo del richiamo e delle vacanze potrebbe essere un non problema. Sono aperto a qualsiasi proposta che le Regioni vorranno farmi; ovviamente a tutto c'è un limite che è il pragmatismo, se facciamo voli pindarici e invenzioni, io non ci sto».

L'ALTERNATIVA - Molto più possibilista è stato ieri il sottosegretario alla Salute Pier Paolo Sileri che propone un'alternativa. «La seconda dose può essere posticipata - ha spiegato  - Poterla posticipare di alcune settimane vuol dire che si può scegliere di farla prima della partenza ma anche al ritorno, credo che sia la cosa più di buon senso. Laddove non è possibile ci si potrà organizzare, se i sistemi informativi delle regioni possono comunicare tutti fra loro, questo non è così per tutte le regioni. Se ad esempio ho fatto uno Pfizer al 30 di luglio il richiamo deve essere tra le 3 e le 6 settimane successive, posso organizzarmi per farla in vacanza ma anche al ritorno, considerato che comunque rimarrei entro le 6 settimane». Per Sileri sarebbe comunque possibile permettere la vaccinazione nei luoghi di vacanza. «Non vedo difficile offrire dei grandi hub, bisogna però sapere a priori quali sono gli spostamenti, che vaccino è stato fatto e se non esiste la possibilità di farlo al ritorno. Si tratterà di mettere a sistema tutto questo e incrociare le esigenze con la realtà delle cose». Anche il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, pur riconoscendo la complessità dell'operazione, non ha chiuso a questa ipotesi. «È chiaro che ci sarà qualche difficoltà nel fare le vaccinazioni fuori dalla Regione di residenza. Però confidiamo che si riescano a trovare quelle modalità per risolvere anche questo problema, che non è semplice ma con costanza e organizzazione si riuscirà a trovare la soluzione».

 

IL GREEN PASS DOPO PRIMA DOSE - Intanto in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il testo del nuovo decreto Covid licenziato dal consiglio dei ministri l'altro giorno. E all'articolo 14 si parla del green pass. La certificazione verde COVID-19, rilasciata (anche per poter viaggiare) ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale. Ma si sottolinea che è rilasciata anche «contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale».

 

 

IN ITALIA - Quindi, richiamo si o no prima di partire? E si può partire per le vacanze avendo ricevuto solo la prima dose? Se proprio si vuole partire prima del richiamo ecco cosa dovremo affrontare. Bisogna innanzitutto fare una differenza tra una vacanza in Italia e una all'estero. Cominciamo dal nostro Paese. In questo caso il meccanismo è più semplice: anche senza la seconda dose di vaccino è possibile spostarsi liberamente tra Regioni diverse senza grossi problemi, almeno nel caso in cui entrambe siano in zona gialla. Se la Regione di partenza o di arrivo è in zona arancione o in zona rossa, invece la questione diventa più complicata. Ma non troppo: se non si ha un attestato di guarigione dal Covid negli ultimi sei mesi o una certificazione di avvenuta vaccinazione con prima e seconda dose, basta avere allora l’esito negativo di un tampone effettuato nelle ultime 48 ore. 

 

 

ALL'ESTERO - Diversa ovviamente la situazione all'estero. Chi vorrà partire per le vacanze solamente con una dose di vaccino, senza completare il ciclo e senza quindi essere immunizzato, avrà molte più limitazioni. Attualmente, in attesa di una definizione più precisa delle regole comunitarie e del Green pass europeo, ogni Paese ha le sue restrizioni. Il signor Pigas di cui sopra, per esempio, potrà andare in Portogallo continentale ma sarà tenuto a presentare un test molecolare RT-PCR con risultato negativo, realizzato entro le 72 ore precedenti al viaggio, in assenza del quale non potrà imbarcarsi. Anche in Spagna è consentito l’ingresso senza obbligo di quarantena se si effettua un test molecolare con esito negativo nelle 72 ore precedenti all’ingresso nel Paese. In Germania è necessario dimostrare di essere vaccinati con entrambe le dosi o di essere guariti dal Covid o, ancora, di avere un test negativo nelle ultime 48 ore. Per la Grecia serve un test negativo, con documentazione in lingua inglese, da effettuare nelle 72 ore precedenti all’ingresso. In Francia sono attualmente sconsigliati gli ingressi da altri Paesi Ue, ma in realtà è sufficiente un test molecolare con esito negativo effettuato nelle ultime 72 ore. Nel Regno Unito, che non è più nella Ue, servono: un test negativo nelle ultime 72 ore, la compilazione di un formulario online nei due giorni precedenti all’arrivo, una quarantena di 10 giorni (che diventano 5 se il Paese di partenza non è inserito nella black list britannica) e due test Covid da effettuare al secondo e all’ottavo giorno di isolamento per un costo superiore ai 200 euro. Negli Stati Uniti, invece, l’ingresso dall’Italia al momento è vietato.

 

 

 

 

Intanto proprio dal Regno Unito arriva una ricerca confortante sull’efficacia della prima dose dei vaccini. Il 96,42% dei britannici che hanno ricevuto la prima dose del vaccino anti-Covid AstraZeneca o Pfizer hanno sviluppato gli anticorpi (percentuale che sale praticamente al 100% con la seconda dose). Lo rivela uno studio condotto in Inghilterra e Galles su 8.517 vaccinati, scrive il Guardian. Secondo la ricerca il 96,42% di coloro che hanno ricevuto la prima dose di vaccino hanno sviluppato gli anticorpi dopo 28-34 giorni, percentuale che sale al 99,08% a 7-14 giorni dalla seconda dose. Sia AstraZeneca che Pfizer sono considerati efficienti nello sviluppo della risposta immunitaria contro il Covid-19, hanno stabilito i ricercatori dello University College London. «E’ uno dei primi studi sul mondo reale dei vaccini nel Regno unito ed è una notizia fantastica», ha dichiarato uno degli autori, la dottoressa Maddie Shrotri.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Maggio 2021, 06:20
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