Vaccino, la produzione in Italia pronta entro l'autunno. Draghi, pressing sulla Ue

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di Alberto Gentili e Francesco Malfetano

Entro l’autunno l’Italia potrà prodursi “in casa” i vaccini anti-Covid. Quattro o 6 mesi è infatti l’orizzonte temporale definito dal ministero dello Sviluppo economico ieri, nel corso del secondo vertice (il primo è del 25 febbraio scorso) con le aziende farmaceutiche. Diverse di queste con siti produttivi sparsi in tutta la Penisola, si sono proposte dicendosi disponibili a produrre i bulk, ossia il principio attivo e gli altri componenti del vaccino anti Sars-Cov-2, perché già dotate, o in grado di farlo a breve, dei necessari bioreattori e fermentatori. Mario Draghi nel frattempo continua il suo pressing sulla Ue. Ieri nel primo colloquio bilaterale con Ursula von der Leyen ha ottenuto un successo: la presidente della Commissione ha sposato in pieno la linea illustrata dal premier italiano al Consiglio Ue della scorsa settimana. E, al pari di Draghi, mostrato grande risolutezza nel confermare l’impegno dell’Unione ad accelerare il più possibile l’approvvigionamento di vaccini e a contrastare comportamenti non appropriati delle case farmaceutiche nel rispetto dei contratti di fornitura. Si può insomma parlare di piena sintonia e di «grande determinazione condivisa ad aumentare con urgenza» le dosi vaccinali a disposizione degli Stati membri.

Ma torniamo alla produzione nostrana. Prima che questa possa cominciare, come spiega una nota del Mise, c’è bisogno di portare a compimento l’iter autorizzato da parte delle autorità competenti. In particolare c’è da incrociare la lista delle aziende redatta da Farmindustria, l’associazione di categoria delle imprese farmaceutiche italiane, e quella di Aifa (Associazione italiana del farmaco). «Una volta terminata questa verifica, i tecnici dell’Aifa valuteranno se i bioreattori disponibili sono compatibili con la produzione di vaccini anti-Covid oppure necessitino di modifiche» spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e Ad di Janssen. Appurato ciò, starà alle 6 aziende produttrici del vaccino (accordarsi con le singole imprese individuate dal Mise per stabilire i contratti di produzione. Il mandato in pratica è quello «di procedere all’individuazione di contoterzisti in grado di produrre vaccini entro autunno del 2021». Da qui il tempo stimato in 4 o 6 mesi (per il ministro Giancarlo Giorgetti in verità sarebbero 4 o 8) per raggiungere l’obiettivo. Discorso differente per la fase finale della produzione. Dalla riunione di ieri è stato infatti appurato anche che ci sono le condizioni immediate per avviare la fase dell’infialamento e finitura. «Grazie all’eccellenza produttiva dell’Italia - spiega il MiSE in una nota - sono già pronte a partire molte aziende».

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SCELTA STRATEGICA

Non solo. L’incontro (convocato da Giorgetti e a cui hanno partecipato Scaccabarozzi, altri rappresentanti dell’associazione di industriali, il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, il commissario per l’emergenza Paolo Figliuolo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli) è servito anche a rimarcare la volontà del governo di realizzare in Italia un polo per la ricerca di farmaci e vaccini con investimenti pubblici e privati. «L’obiettivo - ha spiegato Giorgetti nel pomeriggio, in un question time alla Camera - è rendere l’Italia nel quadro europeo autosufficiente rispetto a fatti, eventi e situazioni che riteniamo possano riprodursi inevitabilmente nei prossimi anni». Sovranismo vaccinale dunque, ma inquadrato in ottica Ue. Tant’è che la riunione di ieri è stata anche necessaria a preparare un altro incontro: quello di oggi tra il Mise e il commissario al Mercato interno, all’Industria e al Digitale, Thierry Breton. Con quest’ultimo, che guida la task force creata dalla Commissione Ue per lavorare con aziende e governi ad accelerare la produzione di vaccini, Giorgetti discuterà, soprattutto, della «disponibilità al trasferimento tecnologico dei brevetti». Un punto su cui di recente il commissario Ue si è già espresso, ipotizzando «Piena capacità produttiva per la sola Europa» già entro «fine anno», ma invitando a «guardare anche al vicinato», con riferimento ai Paesi che stanno puntando ai vaccini russo e cinese per supplire i ritardi registrati.

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 Marzo 2021, 00:41
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