C’è un partito trasversale che ammicca ai No vax. Speranza: ambiguità gravi

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di Francesco Malfetano

«Solo sopra i 40 anni». Oppure: «Ho prenotato ma lo faccio tra qualche giorno». E ancora: «Voglio dare la precedenza alle categorie più fragili». Queste sono solo alcune delle scuse accampate da diversi politici italiani per non fare il vaccino anti-Covid. O almeno per non dichiarare di averlo fatto. Sì perché in ballo, per loro, più che la salute di tutti c’è l’immagine che restituiscono a quella porzione di elettorato ancora indecisa o apertamente contro il vaccino. Meglio strizzargli l’occhio per non perdere una manciata di voti. Al punto che, al contrario di quanto ad esempio accaduto con le foto del tricolore dopo la vittoria della Nazionale agli Europei, per un grandissima fetta di parlamentari latitano i selfie con il cerotto in bella vista sul braccio. Sai mai che la nicchia no-vax la scovi e finisca per non avere più in simpatia il politicante di turno. Un timore che però gli italiani che ormai al 50% si sono vaccinati non sono più disposti a contemplare. Lo dimostra ad esempio l’ondata di indignazione che ha seppellito il mese scorso l’ex fuoriclasse e parlamentare di centrosinistra Gianni Rivera quando si è dichiarato contrario al vaccino. 

 

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Favorevoli

E lo dimostra in maniera diversa anche il caso di Matteo Renzi che, pur dicendosi sempre assolutamente a favore delle vaccinazioni, ha postato la sua foto da vaccinato solo dopo che è esplosa la polemica. Solo su sollecitazione in pratica. E lo stesso si dica di Giuseppe Conte che, per quanto viva in sovraesposizione mediatica, non si sa se è stato vaccinato o meno. In pratica si gioca con l’ambiguità e per evitare di urtare le sensibilità politiche dei no-vax ci si mostra esitanti. 
E così mentre Enrico Letta ha iniziato a spingere per l’obbligatorietà e il ministro della Salute Roberto Speranza si è scagliato proprio contro questo atteggiamento («Sui vaccini non sono ammissibili ambiguità da parte di nessuna forza politica. Dalla campagna di vaccinazione dipende la ripartenza e il futuro del Paese») Matteo Salvini, incalzato sul vaccino, arriva a confessare che lo «farà nei prossimi giorni» perché «rispetto la fila come tutti gli altri» e perché, quando avrebbe potuto avere la prima dose, era «in tribunale, un lunedì mattina a Cuneo». Propaganda in altre parole, a cui si accodano peraltro molti parlamentari leghisti. Dal senatore Simone Pillon, difensore della famiglia tradizionale (senza i nonni evidentemente) che rimanda tutto a settembre, all’eurodeputata Francesca Donato che da mesi porta avanti su Twitter la propria battaglia anti-immunizzazione fino a paragonare i vaccini ai lager nazisti, ottenendo la replica disgustata dell’Auschwitz Memorial. 

 

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E proprio sui social, troppo spesso porto sicuro di fake news e propaganda no-vax, la situazione è spesso fuori controllo. Non è un caso se appena pochi giorni fa la deputata Sara Cunial, del gruppo Misto ma eletta con il Movimento 5 stelle, la più nota tra i politici dichiaratamente anti-vaccinisti, è stata oscurata da Facebook per la miriade di informazioni false che condivideva. Un destino, quello del ban, che presto potrebbe toccare anche ad altri. Come il fuoriuscito dal M5s, Davide Barillari che da consigliere regionale del Lazio cinguetta ogni giorno contro «la dittatura mediatica» e ancora invita a trattare il Covid «come un’influenza». 

 

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Conferme

C’è poi il caso eclatante di Fratelli d’Italia. Con Giorgia Meloni che continua a rimandare il proprio vaccino senza però fornire mai indicazioni sulle date (è di ieri la dichiarazione: «Ho detto che mi vaccino, non vi preoccupate») e soprattutto sul capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida che, pur essendosi vaccinato e avendo contratto il Covid nei mesi scorsi, ora in un’intervista a Repubblica se ne esce con un «non consiglierei a nessuno sotto i 40 anni di fare il vaccino perché la letalità è inesistente». Ancora propaganda. 
Casomai vi fosse ulteriore bisogno di conferme, le tira fuori il quotidiano friulano il Piccolo che evidenzia come, nella regione in cui le resistenze al vaccino sono tra le più alte (basta tarare lo sguardo con i sanitari no-vax per rendersene conto), un quarto dei parlamentari eletti nelle circoscrizioni del Friuli non si sono ancora vaccinati. I leghisti Panizzut e Moschioni ad esempio, ma anche Renzo Tondo di Noi per l’Italia. Il tutto nonostante avrebbero potuto sfruttare la propria notorietà per aiutare la campagna vaccinale. Una pagina triste di questa pandemia, c’è poco altro da dire. 

 

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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Luglio 2021, 10:46
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