Von der Leyen candidata di nuovo in Europa, come possono cambiare gli equilibri nella Commissione e chi deciderà di votarla

E' ufficiale, Ursula von der Leyen ha confermato che si ricandiderà come presidente della Commissione Europea. Rispetto a cinque anni fagli equilibri sono cambiati, ora la sua campagna elettorale dovrà contare su un programma diverso.

Von der Leyen candidata di nuovo in Europa, come possono cambiare gli equilibri nella Commissione e chi deciderà di votarla

di Monica De Chiari

Ursula von der Leyen correrà per un secondo mandato alla presidenza della Commissione europea come spitzenkandidatin, come candidata di punta dei Popolari europei (Ppe). Lo ha annunciato dopo una riunione con il suo partito, la tedesca Cdu, che l’ha proposta in modo informale da mesi e ufficialmente ieri.

L' Europa di oggi 

La decisione definitiva sarà presa al congresso dei Popolari europei previsto a Bucarest il 6 e 7 marzo. "Insieme abbiamo fatto una lunga traversata. Negli ultimi cinque anni non è cresciuta solo la mia passione per l'Europa, ma anche la mia competenza su cosa l'Europa possa fare per i propri cittadini", ha detto ieri Ursula von der Leyen, rivendicando di aver guidato l'Europa attraverso la pandemia, la recessione e la guerra in Ucraina. L'ultima parola però spetterà ai 26. Questa volta però von der Leyen gioca una partita in un'Europa cambiata rispetto a cinque anni fa, dove il baricentro ora è nettamente spostato verso destra nella sua totalità. Questo significa che con il programma giusto, la numero uno della Commissione potrà contare su un appoggio non indifferente tra Popolari, Conservatori e Liberali. Intanto c'è ancora bisogno dell'ufficialità del Ppe e qui le servono altri due endorsement per lanciarla come candidata vera e propria. Due pollici in su già li ha, quelli dei popolari greci di Mitsotakis e dei polacchi di Donald Tusk, aggiunti alla lista. 

Gli equilibri

Mancano quattro mesi alle elezioni e di automatismi sicuri non ce ne sono. Il presidente della Commissione viene eletto dal Consiglio Europeo, tenuto conto di quello che è stato il risultato elettorale. E se i popolari, secondo gli ultimi sondaggi, dovessero vincere Von der Leyen godrebbe già del favore della maggioranza dei leader europei. Il piano è quello di tentare di assecondarli tutti, sia quelli occidentali, sia i paesi dell'est, e la candidata tedesca ci sta già riuscendo, assecondando tutte le richieste che provengono dai leader Ue. Competitività e sicurezza, questi i due concetti intorno ai quali ruota il suo programma. "Dobbiamo adattare la nostra competitività alle nuove condizioni, raggiungere i nostri obiettivi climatici insieme alle imprese, sfruttare le opportunità dell'IA", commentava. Sul secondo punto è molto più precisa: vuole creare un "commissario Ue per la difesa", un potenziamento reso necessario dalla continuazione della guerra in Ucraina, una vera e propria industria bellica.

Produrre più armi, uniformare gli standard, adeguarli all'interno della Nato. Un piccola rivoluzione rispetto al passato. Chiaro come il commissario alla difesa sia un segnale nei confronti dei paesi dell'Europa dell'Est ( in un certo senso anche per Orban, il più difficile da convincere), e come invece il nuovo "buy european" strizzi l'occhio alla Francia di Macron che ha l'obiettivo di rafforzare la sua industria bellica, e poi non per ultimi, ci sono i conservatori di Giorgia Meloni, il cui appoggio può considerarsi sicuro, ma con qualcosa in cambio. "Possiamo anche sostenere la candidatura di von der leyen, a patto che presenti un programma diverso, di centrodestra", aveva detto ieri Nicola Procaccini, il co presidente di Meloni in Europa. Traduzione: stop al green deal europeo, quell'insieme di leggi sull'ambiente e sulla transizione ecologica invise ai conservatori che cinque anni fa erano uno dei cavalli di battaglia della candidata Ppe. La parole d'ordine questa volta dovranno essere altre, industria, lotta ai trafficanti di esseri umani, blocco delle partenze dei migranti, difesa e investimenti militari europei.

Ursula von der Leyen ha capito, ed è volenterosa di dimostrare di essere sulla stessa lunghezza d'onda dei conservatori europei, che fino alla fine la guarderanno con attenzione. Da qui, la decisione dell'aula di Strasburgo potrebbe prendere una direzione precisa. Nel 2019 von der Leyen passò con solo 9 voti di scarto: la cosiddetta "maggioranza Ursula" formata da Popolari, Socialisti e Liberali, ma che stavolta potrebbe essere diversa. Se da una parte c'è l'appoggio dei conservatori altrettanto non si può dire per i Verdi, che negli ultimi tempi e anche ieri, von der Leyen ha in parte ignorato, proprio per la loro condizione più importante: tenere in vita il green deal. 

Messo tra parentesi lo scoglio del Parlamento, agli occhi di chi ha deciso di sponsorizzarla (e anche per chi ancora deve decidere), la numero uno della Commissione rappresenta un elemento di stabilità. Con due guerre alle porte, la minaccia del ritorno di Trump e un'economia globale debole, è la scommessa più sicura. L'importante sarà fare attenzione ai dettagli. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Febbraio 2024, 20:51
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