Ucraina, armi italiane per Kiev: container pronti a partire, allestite le scorte di razzi e missili

Si aspetta solo il via libera per la consegna. Bruxelles: 450 milioni per i sistemi di difesa. Borrell: hub logistico in Polonia

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di Nicola Pinna

Per gli aiuti umanitari la scorta armata non serve. E infatti, all’interno dei convogli militari che ieri mattina hanno iniziato ad attraversare le autostrade del Nord Italia non c’erano solo tende da campo: sì il necessario per allestire ospedali improvvisati e materiali per il sostegno umanitario alla popolazione ucraina, ma non solo. Dentro i container blindatissimi, che in parte sono già stati trasferiti vicino all’aeroporto di Pisa, c’era una parte di quelle armi che nei prossimi giorni l’Italia consegnerà all’esercito regolare dell’Ucraina e che poi finiranno anche nelle mani delle organizzazioni scese in campo per rafforzare la resistenza all’invasione russa. L’Italia c’è e l’ha annunciato ufficialmente. L’ha detto anche il premier Mario Draghi, che ha parlato direttamente col presidente ucraino, e l’ha ribadito più di una volta il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. 

Il piano

La decisione ufficiale era arrivata giusto due giorni fa e ieri, fin dal primo mattino, le forze armate hanno fatto scattare la loro grande organizzazione. Farsi trovare preparati stavolta sembra più che mai fondamentale, ma prima di caricare i container sugli aerei diretti a Kiev bisognerà attendere che le forze politiche trovino una sintesi sugli aiuti da far partire verso la zona della battaglia. Poi toccherà al Parlamento dire la sua sulla forma (e il valore) del supporto da campo che l’Italia potrà dare alla battaglia di Kiev. Nel frattempo, l’Esercito si è organizzato e da almeno tre depositi di armi, domenica mattina, ha organizzato i convogli con il materiale bellico. Nelle caserme di Alessandria, Mortara e Milano è stata una domenica insolita, con un viavai di militari, gru e camion pronti alla partenza. Una parte dei materiali già in mattinata è stata trasferita in un deposito allestito appositamente vicino all’aeroporto militare di Pisa, perché da lì tutto partirà alla volta dell’Ucraina. Il resto delle armi già pronte è fermo in diverse caserme, ma all’interno di grandi casse preparate giusto nelle ultime ore. Non è un’accelerazione inaspettata, fanno sapere da Palazzo Chigi: si tratta semplicemente di una strategia finalizzata a fare in modo che tutto sia pronto nel momento in cui il Parlamento darà il suo via libera e sarà firmato un decreto che autorizza la partenza del piccolo arsenale. L’operazione di ieri, comunque, non è passata inosservata e il viavai di camion militari sulle autostrade è finito subito su foto e video piazzati sui social. 

Gli aiuti della Difesa

Una parte del supporto sarà anche economica, a iniziare dai 110 milioni di euro stanziati ieri con un decreto firmato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Gli armamenti , invece, sono più o meno simili a quelli già decisi da tutti gli altri stati europei. Dalle basi italiane verso Kiev, dunque, partiranno nei prossimi giorni centinaia di missili in grado di neutralizzare carri armati o aerei, migliaia di mitragliatrici leggere e pesanti, munizioni e, probabilmente, anche migliaia di mine anticarro. Armi molto semplici da manovrare, che potranno essere utilizzate facilmente sia dai soldati addestrati sia dai tanti ucraini che nei giorni dell’assedio si stanno improvvisando guerriglieri. 

La strategia Nato

L’Alleanza atlantica, che anche ieri ci ha tenuto a far sapere che all’assedio dei russi risponderà con un supporto molto efficace all’esercito ucraino, per il momento annuncia solo gli aiuti che i vari governi hanno autorizzato e ufficializzato. «Mi compiaccio - ha detto il segretario generale, Jens Stoltenberg - del fatto che gli alleati stanno aumentando il sostegno, con ulteriori equipaggiamenti militari, assistenza finanziaria e aiuti umanitari». Finora - spiega l’Alleanza atlantica - Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Olanda, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Regno Unito e Usa hanno già mandato o stanno approvando consegne significative di equipaggiamenti. Nel caso dell’Italia, la Nato sottolinea il supporto finanziario, ma solo per non giocare d’anticipo rispetto alle procedure politiche che Roma è tenuta a rispettare. E intanto, per la prima volta anche l’Ue finanzierà l’acquisto di sistemi di difesa. La presidente Von der Leyen lo annuncia per prima e l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Borrell entra nei dettagli: «Abbiamo deciso di fornire 450 milioni di euro per l’acquisto di armi letali e 50 milioni per materiale non letale. La Polonia si è offerta per allestire l’hub logistico». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Marzo 2022, 09:15
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