Armi a Kiev, i nodi per l'accordo: manca ancora l'intesa. La posizione di Draghi e i dubbi del M5s

La richiesta del Movimento 5 stelle di inserire nella risoluzione un riferimento alla necessità di “de-escalation” militare per porre fine al conflitto.

Armi a Kiev, i nodi per l'accordo: manca ancora l'intesa. La posizione di Draghi e i dubbi del M5s

di Andrea Bulleri

Sei ore di vertice ieri pomeriggio, un nuovo incontro questa mattina. Obiettivo: trovare la quadra sul testo da votare oggi in Senato, dove Mario Draghi parlerà in vista del Consiglio europeo di giovedì sulla guerra in Ucraina. Il nodo è quello che da giorni agita la maggioranza di governo: l’invio di nuove armi a Kiev. E la richiesta del Movimento 5 stelle di inserire nella risoluzione un riferimento alla necessità di “de-escalation” militare per porre fine al conflitto. 

Armi a Kiev, il nodo per l'intesa

Ma se su questi due punti l’accordo tra l’esecutivo e i partiti che lo sostengono sembra di fatto già raggiunto, è su un’altra richiesta dei pentastellati che a poche ore dall’inizio della discussione a Palazzo Madama ancora si fatica a trovare l’intesa. Un nodo sul quale nel pomeriggio potrebbe scatenarsi la battaglia. Il Movimento - d’accordo con Leu - chiede infatti un maggiore «coinvolgimento» delle Camere sulla guerra, spingendo perché il governo riferisca in parlamento prima di ogni vertice internazionale e prima di ogni decisione sull’invio di ulteriori aiuti a Kiev. 

L’esecutivo, presente al vertice con il ministro dei Rapporti col parlamento Federico D’Incà e il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola, dal canto suo non accetta passi indietro. Convinto che non si possa cancellare con un tratto di penna quanto già approvato con il primo decreto Ucraina, che autorizzava il sostegno all’Ucraina (compreso l’invio di armi) fino al 31 dicembre 2022, oltre a un passaggio parlamentare del premier soltanto trimestrale. 

Pd: vicini all'accordo con il M5s

«Siamo molto vicini a una soluzione – spiegava in mattinata il senatore dem Andrea Marcucci – Cercheremo di affinare il testo, ci sono alcune esigenze poste dal M5s circa la necessità di informare in modo costante del Parlamento che condividiamo tutti. Ma non possiamo indebolire l'autorevolezza del nostro governo». Dunque si lavora sui dettagli: «Mancano le ultime parole - la linea del senatore Pd Alessandro Alfieri - il tema non è l'invio di armi ma l'esigenza di una maggiore informazione del Parlamento».

Ottimista anche la capogruppo dem in Senato Simona Malpezzi. «Non siamo all'ultimo metro ma all'ultimo centimetro – spiega – si sta provando a trovare un equilibrio nell'utilizzo dei termini per tenere la maggioranza tutta insieme. Ci sono sfumature, temi che per alcune forze politiche sono più significativi, ma rimarremo nel perimetro dell'ordine del giorno del Consiglio europeo». 

La linea di Conte

Un tema, quello del possibile invio di nuovi armamenti a Kiev, che da settimane lacera il Movimento 5 stelle. Diviso tra chi (come il ministro degli Esteri Luigi Di Maio) paventa un rischio per l’Italia di «disallineamento» dalla linea atlantista sul conflitto e chi, come Giuseppe Conte e i suoi, spinge invece per mettere l’accento sul tema della de-escalation. «La posizione del Movimento è saldamente ancorata alla Carta delle Nazioni Unite e all’appartenenza euro-atlantica dell’Italia», rassicuravano ieri i vertici contiani del M5s, rimarcando come nessuno tra i pentastellati metta in dubbio la linea pro Nato e pro Ue del governo.

Eppure, c’è chi teme che oggi in Senato qualcuno potrebbe essere tentato di smarcarsi dal voto. Soprattutto se il testo approvato dalla maggioranza non segnasse una distanza sufficientemente netta rispetto ai precedenti decreti. «La maggioranza sarà ancora così ampia e solida oggi? – ragionava un deputato ex grillino commentando il vertice in corso – Lo vedremo». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Giugno 2022, 12:37
© RIPRODUZIONE RISERVATA