Governo Conte, cosa succede ora: piano per ampliare (in fretta) la squadra, nodo Renzi

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di Francesco Malfetano

La verità non è sempre nei numeri. I 156 voti con cui ieri il Senato ha accordato la fiducia a Giuseppe Conte sono buoni per sopravvivere, ma non per governare. Dietro l'aritmetica e la maggioranza relativa ottenuta infatti, si nasconde una giornata vissuta sul filo del rasoio il cui apice è stato l'ormai ribattezzato voto "rivisto al Var" del socialista Nencini e soprattutto del cinquestelle Ciampolillo. Quindi cosa succede ora? Quali scenari si aprono per il governo?

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LO SCENARIO E I NUMERI
Una prima indicazione l'ha fornita proprio Conte ieri sera. Consapevole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non potrà accontentarsi a lungo di numeri raccogliticci, il premier ha twittato: «Ora l'obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza», ha scritto.

 

 

L'obiettivo quindi è trovare nuovi appoggi. Meglio se da una forza politica organica (l'Udc è con il centrodestra e non ha mai lasciato grossi spiragli ma per qualcuno è l'indiziato numero uno) piuttosto che da altri singoli responsabili/costruttori/volenterosi che potrebbero cambiare idea da un momento all'altro. Per attrarli c'è la possibilità di un patto di legislatura e qualche ruolo di rilievo all'interno del rimpasto di governo che seguirà (sono fuoriuscite due ministre e un sottosegretario). Si tratta dell'opzione più cara al Conte che spera di chiudere la partita in poco tempo e incassare così una nuova fiducia dalle Camere. Le trattative però rischiano di essere tutt'altro che rapide e di impantanare il Parlamento. Il rischio infatti, è che con questi numeri si paralizzi la vita dell'aula e soprattutto nelle commissioni. Basti pensare che nelle 14 commissioni (le cui composizioni e i relativi presidenti sono stati votati con Italia Viva, ora fuoriuscita) al momento vede la maggioranza in vantaggio solo in 4 (Finanze, Agricoltura, Lavoro e Politica Ue). C'è equilibrio in 6 (Difesa, Bilancio, Esteri, Industria, Giustizia e Affari Costituzionali) ed è sotto in 4 (Infrastrutture, Sanità, Cultura e Ambiente). Anche per questo sul tavolo c'è anche il Conte-Ter, ovvero la formazione di una nuovo governo che però aprirebbe una trattativa lunga con i partiti e metterebbe in discussione l'intera struttura dell'esecutivo. Questo peraltro dovrebbe passare dalle dimissioni del premier, opzione che Conte non apprezza particolarmente, e quindi dalla nuova fiducia in Parlamento. Solo che in questo caso servirebbero per forza 161 voti, senza l'esecutivo non potrebbe formarsi.

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Per quanto riguarda i tempi, sembra che Palazzo Chigi abbia definito un orizzonte temporale di dieci giorni nel tentativo di risolvere il tutto entro fine mese. Prima ci sarebbe l'interim dei due ministeri vacanti da usare come chiave di volta per il rafforzamento dei numeri (c'è anche l'opzione di formare nuovi ministeri) e infine, appunto, il rimpasto o la nascita del Conte-Ter. Dieci giorni che però, per il Quirinale potrebbero essere troppi. La raccomandazione più forte arrivata dal Colle è infatti proprio quella di fare più in fretta possibile.  

L'INCONTRO
La sola certezza in questo momento in pratica è che Conte, anche se formalmente non obbligato perché la fiducia è stata ottenuta, ne darà conto a Mattarella probabilmente già oggi. Al Quirinale il premier potrà rispolverare - con molta più calma rispetto alle passate ore - le strategie concepite fino a qui. È vero infatti che in Senato diversi parlamentari hanno detto che ragionando su temi e possibilità avrebbero potuto appoggiare il governo. Resta però da capire se erano parole campate nel vuoto durante la crisi innescata da Matteo Renzi o se dietro c'era una reale concretezza, se non politica quantomeno in termini di interesse.

LE OPPOSIZIONI
Ma volgere lo sguardo verso il Colle già ieri sera sono stati anche i leader dell'opposizione Matteo SalviniGiorgia Meloni e Antonio Tajani che essenzialmente hanno in mente di chiedere un mandato esplorativo per provare a formare un governo di centrodestra più solido di quello attuale. «Non credo che il garante della Costituzione potrà osservare questo scempio ancora a lungo» ha dichiarato ieri il leader del Carroccio. «Conte - ha invece fatto sapere Tajani - dovrà secondo me consultarsi con il Capo dello Stato e anche noi chiediamo un incontro con il Presidente della Repubblica per valutare la situazione che si è venuta a creare». Più polemica Meloni: «La sinistra, che si considera al di sopra delle regole, ritiene che il Presidente Mattarella in questo caso chiuderà un occhio, ma ho troppo rispetto del Presidente Mattarella per crederlo, a maggior ragione in un momento come questo». E ancora «Ho sentito prima Salvini e sentirò nei prossimi minuti Berlusconi: penso che insieme dobbiamo chiedere un colloquio al Presidente della Repubblica, andare a trovare il Presidente della Repubblica, per chiedere a lui come intenda affrontare i prossimi giorni e le prossime settimane. L'unica cosa che non si può fare e fare finta che vada tutto bene». 

IL RITORNO DI RENZI
Infine dopo le aperture last minute arrivate da diversi esponenti di Italia Viva (che comunque si sono astenuti dalla votazione ieri), sul tavolo da poker apparecchiato da Matteo Renzi c'è anche l'opzione di riformare la stessa maggioranza con una qualche cambio all'interno della squadra di governo e un nuovo patto di legislatura. Iv in pratica, potrebbe rientrare dalla porta principale giocando un ruolo ancora una volta decisivo. Per ora è fantapolitica, ma in Parlamento mai dire mai.

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Gennaio 2021, 14:37
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