Lega e M5S divisi su tagli alle tasse e opere pubbliche da sbloccare
di Luca Cifoni e Alberto Gentili

Governo, Lega e M5S divisi su tagli alle tasse e opere pubbliche da sbloccare

ROMA «Sensibilità diverse sono tra le cause dei ritardi». Giovanni Tria riassume il clima interno alla maggioranza che tiene in ostaggio due misure cardine per il governo e per il rilancio dell'economia: lo sblocca cantieri e il decreto sulla crescita. In queste ore il ministro dell'Economia sta cercando una composizione. Ma la sintesi appare difficile. A cominciare dallo Sblocca cantieri. «C'è il problema di tenere sotto controllo la corruzione e le patologie che possono manifestarsi», ha riassunto il numero uno del dicastero di Via XX Settembre.

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I PALETTI
In poche parole i 5 Stelle temono che un provvedimento a maglie eccessivamente larghe possa aprire il varco all'illegalità nei cantieri. Così, ad esempio, il criterio della procedura aperta, voluto dal movimento guidato dal vicepremier, Luigi Di Maio, con la garanzia di arrivare sempre al prezzo più basso, non è gradito alla Lega in quanto «non verrebbe salvaguardata la qualità dei lavori», sottolineano fonti parlamentari di via Bellerio. Il partito di Matteo Salvini tuttavia, convinto dal premier Giuseppe Conte, sarebbe pronto ad una mediazione su una proposta, quella del commissario unico, che rischia di portare allo scontro frontale con il M5S. E si va verso una cabina di regia palazzo Chigi. «L'obiettivo spiega una fonte governativa pentastellata è sbloccare una serie di cantieri, soprattutto per quanto riguarda i piccoli lavori e quelle strutture necessarie nei piccoli comuni. E poi c'è il tema della manutenzione di strade e ponti: un elemento che vuol dire creare posti di lavoro, aprire cantieri e evitare che accada ancora quello che è successo a Genova».
Sul decreto crescita la situazione, se possibile, è ancora più aggrovigliata. Il M5S, ad esempio, propone l'introduzione dei marchi storici offrendo all'alleato di governo un aumento della deducibilità (e non ad una deducibilità totale) sull'Imu ai capannoni. Lo sgravio passerebbe così dall'attuale 40 al 60%.

IL PERCORSO
Resta però da vedere se Di Maio darà disco verse anche all'introduzione del super-ammortamento, misura ideata con Industria 4.0 e sul quale c'è l'ok della Lega. Il decreto «è sottoposto a cambiamenti continui», raccontano fonti di maggioranza, secondo le quali si assisterebbe rispetto all'autunno ad un'inversione dei ruoli tra M5S e Lega, con il primo pronto a reclamare, per frenare la Lega, quell'importanza delle coperture rispetto alla quale, si ricorda in ambienti leghisti, ai tempi della manovra, c'era una sensibilità ben diversa.
Il rischio, osservano le stesse fonti, è che il decreto finisca per ridursi ad essere una «scatola vuota» con provvedimenti connotati da scarsa incisività. Tra le misure certe, l'addio alla mini-Ires. Lo sconto di 9 punti per chi investe in macchinari viene sostituito da un generalizzato, e di più facile applicazione, taglio dell'aliquota Ires sugli utili non distribuiti e reinvestiti, a prescindere dalla destinazione. Si passa al 22,5% praticamente subito, dall'anno di imposta 2019, al 21,5% nel 2020, al 20,5% nel 2021 e al 20% a regime dal 2022. Inoltre, per incentivare il ricambio dei vecchi edifici con palazzi nuovi e ad alta efficienza energetica arriva uno sconto su imposte di registro, ipotecarie e catastali (200 euro l'una) per le imprese che acquistano, non nei centri storici o nelle aree vincolate, interi stabili a condizione di demolirli e ricostruirli, anche con variazioni di sagoma e volumetria urbanisticamente consentite, per poi rivenderli entro 10 anni. Intanto rispunta la mini-tassa Torna in Italia. Chi decide di far ritorno nel Paese, dopo essere stato all'estero per almeno 2 anni, pagherà per 5 anni le tasse solo sul 30% del reddito. Vale per ulteriori 5 anni per chi si trasferisce al Sud, ha figli o compra casa. Prolungati anche gli sconti fiscali per il rientro dei cervelli, da 4 a 6 anni.
 
Lunedì 1 Aprile 2019, 07:20
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