Salvini sul caso Gregoretti appeso ai voti di Italia Viva: «Conte sapeva, ho le mail»

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di Mario Ajello

ROMA Matteo Salvini è appeso ai renziani. Sì, a quelli di Italia Viva. Il giorno del voto del caso Gregoretti, nella Giunta, sarà il 20 gennaio. E se i tre membri renziani (Bonifazi, Cucca, Ginetti) voteranno contro l'autorizzazione a procedere, per sequestro di persona, dell'ex ministro dell'Interno, lui si salverà. «Noi siamo garantisti e quindi distinguiamo il piano politico da quello giudiziario», dice il capogruppo renziano in Senato, Davide Faraone: «Dobbiamo vedere le carte e su quelle diremo la nostra. I processi politici non ci riguardano, li facciano gli altri: noi, no!». Intanto il 13 gennaio Salvini, presenterà alla Giunta la sua relazione di difesa. E la settimana successiva, la conta: la maggioranza anti-Salvini sulla carta ha 12 voti e i pro-Salvini 11.

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Questo se Italia Viva deciderà di votare come il Pd e M5S. In caso contrario, l'ex titolare del Viminale si salva. Oltretutto, tra i 5 stelle in Giunta c'è un super-garantista non antipatizzante verso la Lega, l'avvocato siciliano Giarrusso, e per di più il capogruppo grillino ha chiesto alla presidente del Senato, Casellati, ma non verrà accontentato, una ricomposizione della Giunta in quanto uno dei loro, Urraro, è passato proprio al Carroccio. E come voterà il rappresentante del gruppo delle autonomie? Di solito votano con il governo ma stavolta - come fanno notare i renziani - non è affatto detto che sarà così. E ai dieci voti pro-Salvini del centrodestra si potrebbe aggiungere questo undicesimo e magari non solo questo. Fino al ribaltone.

L'ago della bilancia è Italia Viva, il cui capogruppo è Francesco Bonifazi, il quale avverte: «Ora è presto per pronunciarsi, vedremo...». Intanto la linea di Salvini e dei suoi è questa: «Conte e Di Maio erano informati in diretta di tutta la questione Gregoretti. Come nel caso della nave Diciotti». Matteo Salvini dice «non ho paura di andare a processo per sequestro di persona» (i tre giorni di fermo della nave Gregoretti con a bordo 131 migranti, quando lui era ministro dell'Interno) e dice anche che «ho le prove, i documenti, che dicono che tutti sapevano tutto di quella vicenda. E ora fanno i vaghi: massima disonestà!». Insomma Salvini sostiene di aver conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute a proposito della Gregoretti. E si tratterebbe di numerosi contatti anche tra ministero dell'Interno, Palazzo Chigi, Farnesina e organismi Ue. Per la redistribuzione degli immigrati, era stata contattata anche la Cei. Perché non le tirate fuori queste carte? «Perché ora c'è un'indagine in corso, quando sarà il momento le tireremo fuori e i bugiardi verranno sbugiardati», dice un ex membro leghista del passato governo.

TRATTATIVE
E pensare che proprio ieri sono stati rimpatriati da Roma alla Germania 132 richiedenti asilo e alcuni erano proprio quelli della Gregoretti. Intanto Salvini è una furia: «Pronto ad andare a processo e in tribunale al mio fianco ci saranno milioni di italiani». Nelle carte che sta raccogliendo l'ex ministro ci sarebbero per esempio mail in cui il Viminale diceva: «Cari colleghi ministri, vi aggiorno delle trattative con la Germania e con gli altri Paesi per ricollocare i migranti della Gregoretti...». Ma se le carte sono solo queste - reagiscono fonti 5 stelle - non dimostrano affatto che la decisione del fermare la nave fu condivisa. Ma ci sarebbe anche altro in queste carte. A cominciare dalle prove del coinvolgimento, anche con dichiarazioni pubbliche, del ministro della Giustizia, Bonafede.
Il momento clou sarà comunque quello del voto del 20 gennaio. Il renziano Faraone, sempre in prima fila nella difesa dei migranti, fortemente ostile alle politiche securitarie alla Salvini e infatti salì a bordo della Sea Watch, dice così: «Non vogliamo salvare Salvini. Ma non condanneremo mai nessuno sulla base di motivazioni politiche e non di merito giuridico». S'annuncia una partita al cardiopalma.

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Dicembre 2019, 11:36
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