Salvini: «Perché Draghi si rivolge a noi, se è M5S a mandare le letterine?»

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di Emilio Pucci

Nell’ultimo incontro con i deputati Salvini ha ribadito la sua road map. «Ci sono altre forze politiche che decidono nel segreto delle stanze, noi abbiamo un’assemblea popolare che è Pontida, è lì che decideremo sulla permanenza al governo». Fino ad allora il segretario della Lega tirerà la corda ma senza spezzarla. L’ha spuntata in Parlamento su ius scholae e cannabis, ottenendo il rinvio a dopo l’estate. E continuerà nel suo pressing sui provvedimenti targati Carroccio: «Noi – dice - siamo gente serena e sobria. Non mandiamo le letterine di Babbo Natale. Chiediamo l’azzeramento della Fornero e il taglio delle tasse».

Niente minacce ma nessuna intenzione di arretrare. Su pace fiscale, sull’aumento degli stipendi e del potere d’acquisto delle famiglie, sulla necessità di stralciare l’articolo 10 del ddl concorrenza che riguarda «40 mila tassisti», sull’immigrazione considerato che «sarà una estate disastrosa». 

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I CONTI PUBBLICI

L’unica convergenza con M5S è nell’invocare un nuovo scostamento di bilancio («Ne serve uno da 50 miliardi, con i microbonus non si risolve nulla») ma l’ex ministro dell’Interno ha sposato l’apertura dell’ex numero uno della Bce sul salario minimo. Tuttavia, non ha gradito il disappunto del premier Draghi che ha respinto al mittente chi fa ultimatum e promette sfracelli a settembre. «A creargli problemi sono i Cinque stelle, perché si rivolge a noi? In Parlamento stiamo sostenendo l’esecutivo lealmente».

Stesso discorso arriva dal sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles, Forza Italia: «Ogni forza politica entrata nel Governo lo ha fatto mettendo da parte una serie di interessi di partito. Noi come Forza Italia abbiamo fatto tanti passi di lato per sostenere questo esecutivo. Non si capisce quindi perché una forza politica debba fare propaganda in questa maniera pensando alle prossime elezioni. Il M5S pretende rispetto su alcune proposte ma deve anche imparare a rispettare gli altri». 

 

Da Salvini non ci sarà nessuna «lista della spesa», ma in Aula non ci saranno sconti. E verrà valutato l’atteggiamento nei confronti dei Cinque stelle, considerato che la Lega – rimarcano da via Bellerio – non ha mai fatto mancare i propri voti e quando ha evidenziato delle differenze in Cdm non lo ha fatto su temi o provvedimenti che contenevano 15 miliardi per famiglie e imprese. La Lega sarà anche di lotta pure se l’ala governista da tempo ha scelto da che parte stare.

La presenza di Giorgetti in conferenza stampa è un segnale. «In questa fase – osserva un big – gli italiani vogliono risposte ai propri problemi, se il governo agisce non abbiamo motivo di staccarci». Il convincimento è che neanche i Cinque stelle toglieranno l’appoggio al premier. Il bivio si porrà se effettivamente i Cinque stelle dovessero staccarsi. Da un lato aumenterebbe la spinta per uscire («Come faremmo a rimanere al governo insieme al Pd?», osserva un senatore). Dall’altra però, aumenterebbero le richieste a Draghia. Ma per il momento il Capitano ha chiesto ai suoi calma e gesso. 

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LA STRATEGIA

Tirerà le somme alla ripresa dei lavori parlamentari, nessun Papetee bis. Ma una buona parte del partito appunto è convinta che se non ora ma sulla legge di bilancio bisognerebbe uscire. E puntare al voto. Anche per questo motivo Calderoli sta accelerando nelle interlocuzioni per capire se c’è spazio per una modifica del Rosatellum. Salvini punta al 2023 per andare al governo con gli altri partiti del centrodestra, forte di un patto con Berlusconi con o senza il progetto di una federazione. «Siamo tornati a crescere mentre Fratelli d’Italia sta calando», il refrain. Il ritrovo sul pratone di Pontida sarà un momento per galvanizzare i militanti, nel frattempo si completeranno i congressi cittadini, con un cambio di vertici soprattutto nelle regioni del sud.

È di ieri l’adesione di Sergio Pirozzi - ex sindaco di Amatrice, sarà a capo del dipartimento eventi emergenziali e Protezione Civile – che ha creato un po’ di malumore tra i parlamentari laziali. Il segretario è partito all’attacco del sindaco di Roma Gualtieri. Nella Capitale «non è cambiato nulla. Anzi in certi quartieri la situazione è peggiorata. La città è l’immagine del degrado. Ormai il nuovo animale domestico è il cinghiale. Il commissariamento è doveroso, porteremo sul tavolo del governo l’emergenza Roma», ha affermato partecipando a un flash mob in piazza Campidoglio.
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Luglio 2022, 00:10
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