Riaperture, niente tavolate ai ristoranti, anzi sì. In Sardegna spuntano 20 metri cubi a cliente

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di Giuseppe Scarpa

È quasi un ritorno alla normalità, quello in zona bianca. Quasi, appunto. Le cerimonie per i matrimoni ripartono, si può prendere il caffè al bancone (a patto che si mantengano le distanze) si può pranzare o cenare anche all'interno dei locali e viene abolito il coprifuoco. Alcuni limiti, tuttavia, permangono e se delle regole sono stabilite dal governo con gli ormai famosi Dpcm, massimo in 4 per tavolino, disposizione quest'ultima che forse potrebbe essere modificata, altre restrizioni le auto-impongono da sé le regioni.

Vedi il caso Sardegna, dove i ristoratori, calcolatrice alla mano, devono conteggiare i metri cubi che ogni cliente può occupare dentro il locale. Un massimo di 20 a testa, come compare nell'ordinanza a firma del governatore Christian Solinas. Oltre a ciò è necessario garantire - si legge sempre nel documento - «un tasso di ricambio dell'aria non inferiore a 0,5». Un'operazione non semplice, di sicuro ben diversa da quello della distanza tra i tavoli, dove è sufficiente un metro.

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I LIMITI
Vi è poi la questione di quante persone possono stare al tavolo in ristorante. Il decreto sulle riaperture, approvato a maggio, sul limite dei 4 commensali si pensava inizialmente dovesse valere sia in zona gialla che bianca con l'unica deroga che «si può stare massimo in quattro a meno che non si tratti di conviventi o di un nucleo familiare», come ha tenuto a precisare ieri mattina la Salute. Eppure anche questo limite potrebbe essere superato per quanto concerne le regioni bianche. Il tema è oggetto di un braccio di ferro vero e proprio tra il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, e il governo, soprattutto il ministero della Salute. Il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e Fedriga sono in pressing sul dicastero guidato da Roberto Speranza, affinché la restrizione venga abolita nelle regioni bianche. Gli uffici studi rispettivi sono al lavoro per «approfondire» la questione.

 


Intanto in Sardegna la zona bianca è stata battezzata da un'ordinanza complicatissima, dove, a differenza di Molise e Friuli Venezia Giulia, anche loro bianche dal 31 maggio, si fa un ricorso ossessivo ai metri cubi che ogni persona può occupare all'interno di un locale. Non solo, quindi, nei ristoranti o nei bar. Ecco, allora, che nelle «piscine, centri natatori in impianti coperti» in «centri benessere e termali» si devono rispettare «un numero di presenze contemporanee - si legge nell'ordinanza - non superiore ad una persona ogni 40 metri cubi ed un tasso di ricambio dell'aria non inferiore a 0,6».
Una sorta di spazio che ogni persona può occupare dentro i locali, con l'obiettivo di evitare assembramenti al chiuso. Ovviamente, intere categorie sono sul piede di guerra e vedono nella nuova ordinanza un ulteriore ostacolo da superare dopo un anno difficilissimo. Su tutte Confesercenti Sardegna è quella che critica maggiormente le decisioni assunte dal governatore Solinas.


Questa è «l'ennesima penalizzazione alle attività della ristorazione, che devono avere a che fare con calcoli matematici tra metri cubi e ricambi d'aria. In maniera del tutto creativa e senza alcun fondamento scientifico che avvalori tali obblighi inflitti dal governatore - afferma Roberto Bolognese, presidente di Confesercenti Sardegna -, l'ordinanza prevede che le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, anche al chiuso dovranno garantire il limite di presenze contemporanee non superiore ad una persona ogni 20 metri cubi d'aria ed un tasso di ricambio dell'aria non inferiore a 0,5. Ciò significherebbe che in un locale di 100 metri quadri e con tre metri di altezza, potranno essere occupati a tavola solo 15 posti. Tenuto conto che, sebbene il Presidente possa in caso di rischi effettivi porre delle condizioni, ma non ci sembra questo il caso, visto che siamo in zona bianca, poniamo seri dubbi sulla legittimità di questo atto».

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«In nessun'altra Regione - sottolinea ancora Bolognese -, nemmeno in zona gialla viene utilizzato un sistema così macchinoso e altamente penalizzante per un settore già duramente provato. Auspichiamo che si possa al più presto semplificare questa ennesima incombenza e si possa fare riferimento unicamente a quanto stabilito dai protocolli di conferenza Stato-Regioni e adottate da apposita ordinanza del Ministro Speranza. In ogni caso - conclude - ci auguriamo che tale ordinanza non venga protratta oltre il 15 giugno».
 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 3 Giugno 2021, 12:16
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