Pd, Martina: «Guiderò il partito con
collegialità, M5S e Lega governino»
Renzi: «Mi dimetto ma non mollo»

Pd, Martina: «Guiderò il partito con collegialità, M5S e Lega governino». Renzi: «Mi dimetto ma non mollo»

Il presidente del Pd Matteo Orfini ha aperto la direzione del partito dopo la batosta elettorale con la lettura della lettera di dimissioni di Matteo Renzi che oggi non ci sarà e ha scritto su Facebook. «Mi dimetto ma non mollo».

«Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l'impegno enorme di questi anni», ha detto il vice segretario Maurizio Martina nella sua relazione. 

«La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall'Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità», ha continuato Martina.

«Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità», ha proseguito il vice segretario nella relazione di apertura della Direzione, durante la quale ha ribadito che il Pd «continuerà a servire i cittadini dall'opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare». 

«La nostra sconfitta è stata netta - ha detto poi Martina - Intendiamo rispettare profondamente il voto di tutti gli italiani e saremo coerenti con gli esiti del 4 marzo. Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l'onore e l'onere del governo del paese. Noi continueremo a servire i cittadini, dall'opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare».

«So che possiamo farcela. So che possiamo lavorare alla nostra riscossa. "Il successo non è mai definitivo, la sconfitta non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta" diceva Winston Churchill. Ecco, vi chiedo di continuare con coraggio, insieme. L'Italia ha ancora bisogno di noi». È stato questo l'appello che Martina ha inviato ai militanti alla fine del suo discorso. «Emerge una domanda di legami sociali che sale in particolare da chi continua a pagare sulla propria pelle i costi di un cambiamento infinito. In questo senso, fatemi dire che il recente accordo unitario firmato tra le parti sociali sul nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali è un passo utile che va nella giusta direzione. La grande sfida è riconnettere economia e società come condizione essenziale per un modello di sviluppo nuovo, centrato sulla sostenibilità integrale e la contribuzione di ogni cittadino a quello che Micheal Porter chiama "valore condiviso". Io continuo a pensare che questo sia il cuore della sfida: nessuno si salva da solo», ha concluso.


Martina nella sua relazine ha sostenuto che l'Assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa. «La prossima Assemblea Nazionale - ha detto - dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo». «Abbiamo bisogno di una lettura politica e culturale all'altezza del tempo - ha proseguito - che stiamo vivendo. Di una profonda riorganizzazione, in grado di investire davvero sui territori e sulla partecipazione diretta della nostra comunità alle principali scelte politiche da compiere. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per il percorso». 

Arrivano sotto la pioggia, in mezzo a una selva di telecamere, gli esponenti del Pd in occasione della
prima direzione del partito dopo le elezioni e le dimissioni di Renzi. Graziano Delrio, fra i nomi che vengono fatti per la successione alla leadership preferisce non parlare mentre Emanuele Fiano ribadisce la linea del no alle alleanze con M5S: «Chi ha vinto - dice- deve governare». Arrivano anche Michele Emiliano, Andrea Orlando, Dario Franceschini, Carlo Calenda, Cesare Damiano, Gianni Cuperlo (nessuno degli ultimi due sarà nel nuovo Parlamento). Presente anche il premier Paolo Gentiloni. Davanti alla Nazareno ci sono anche alcuni militanti contrari a qualsiasi intesa con i pentastellati e la Lega e che per manifestare il proprio convincimento mostrano sulle giacche un adesivo con la scritta
«Mai con M5S» e aggiungono a voce «mai anche con la Lega». 

«Io non mollo. Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri», ha scritto oggi Renzi nella Enews. «Abbiamo perso una battaglia, ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto», ha aggiunto: «Grazie per questi bellissimi anni di lavoro insieme. Il futuro prima o poi torna».

«Ho ricevuto e mail bellissime in questi giorni. Mi scuso se non riuscirò a rispondere a tutti uno per uno come vorrei», ha scritto ancora Renzi. «Paolo però merita un'eccezione. È un ragazzo molto giovane, straordinario, che combatte contro la Sla. L'ho conosciuto 10 mesi fa a Milano, durante un incontro con Barack Obama. Siamo rimasti in contatto in questi mesi», ha spiegato. Poi ha pubblicato la lettera in cui il suo sostenitore lo invita a «ritirare le dimissioni» e gli ha chiesto: «Ma perché ti sei preso delle responsabilità che tu non hai? Guai a te - scrive Paolo - se la dai vinta a quei franchi tiratori dei finti amici, che pur di fare un dispetto al comandante della nave, hanno forato lo scafo, dimenticandosi che c'erano a bordo anche loro. Fai pulizia in casa, caccia via chi non ti merita e poi vedrai».

«Ecco - ha proseguito Renzi - la mia risposta. Caro Paolo, io non mollo. Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri. E quando penso che in Italia ci sono persone come te, innamorate della vita e talmente coraggiose da non aver paura di sfidare malattie devastanti, ti dico che sono orgoglioso di averti conosciuto. E di lottare insieme a te. Abbiamo perso una battaglia, caro Paolo, ma non abbiamo perso la voglia di lottare per un mondo più giusto. Lo faremo insieme, con il nostro sorriso e con la nostra libertà. Io non mollo, ma soprattutto non mollare tu! A tutti quelli che mi hanno scritto chiedendomi di non mollare rispondo nello stesso modo».


 
Lunedì 12 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 13-03-2018 07:39
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