Quarta ondata, le Regioni preparano la stretta: in Calabria piano zona rossa per Comuni e Province

Un documento con parametri e soglie per far scattare le ordinanze nei Comuni

Le Regioni preparano le restrizioni: in Calabria nuovo piano zona rossa e arancione

di Stefania Piras

Estote parati. Sembra un lontanissimo ricordo la zona rossa, ma in realtà è ancora prevista per contenere i contagi Covid, nel sistema di classificazione delle regioni approntato dal governo. Ed è quel che mettono in conto in Calabria dove ieri è stata inviata una circolare che spiega l'iter per far scattare la zona rossa o la zona arancione in un determinato Comune o in una Provincia. Il documento è stato inviato dal presidente Roberto Occhiuto e dal delegato per l’emergenza Covid Fortunato Varone ai commissari delle Asp, ai direttori dei dipartimenti di Prevenzione, ai prefetti, ai dg del dipartimento Salute e dell’Ufficio scolastico regionale, all’Anci e all’Upi con «i parametri che i dipartimenti di Prevenzione delle Asp devono tenere in considerazione per proporre le ordinanze urgenti da adottare al presidente della Regione». L'avviso della Protezione civile della Regione Calabria pubblicato ieri (16 novembre 2021, ndr) dice che l'eventualità della zona rossa c'è

La situazione epidemiologica è in evoluzione: sappiamo che in Europa è in corso la quarta ondata e sta colpendo soprattutto il quadrante orientale del continente, in Italia i contagi si registrano nuovi positivi in aumento da tre settimane consecutive e ci sono diverse regioni che rischiano di andare in zona gialla o si avvicinano ai parametri da zona gialla (dal Friuli Venezia Giulia, alla provincia di Bolzano fino alle Marche e al Veneto). La Calabria ha un tasso alto, ma stabile, di pazienti Covid nei reparti: è al 12%. Si va in zona gialla cn un'incidenza settimanale dei contagi pari o superiore a 50 ogni 100 mila abitanti, con un tasso di occupazione dei posti letto in area medica superiore al 15 per cento e con un tasso superiore al 10% nelle terapie intensive. 

La protezione civile ricorda che «lo scenario epidemiologico regionale attuale, analogamente a quanto si osserva a livello nazionale ed europeo, registra una nuova ripresa epidemica da SARS-CoV-2» e che per affrontare questa fase il completamento del ciclo vaccinale per tutta la popolazione è un elemento imprenscindibile per il mantenimento di una elevata risposta immunitaria. Mettendo insieme i dati dei ricoveri, dell'incidenza e una resistenza, più alta della media nazionale, ai vaccini  la protezione civile ha deciso di prepararsi a scenari più difficili e di predisporre questo piano per accendere le zone arancioni o rosse in Comuni o Province. Scrivono infatti che è opportuno «aggiornare i criteri da utilizzarsi nella individuazione delle aree del territorio regionale, riconducibili o assimilabili agli scenari di rischio previsti dalla legislazione nazionale, limitatamente ad aree da collocare in zona arancione o in zona rossa»

Quanti vaccinati?

La Calabria ha la percentuale di cinquantenni non vaccinati più alta di Italia, molto simile a quelle del Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano e della Sicilia (rispettivamente 15,5%, 16,3% e 16,5%) e di poco più alta. Cioè 16,61% di cinquantenni che non sono considerati guariti dal Covid (non si sono ammalati) e non hanno ricevuto neanche una dose di vaccino: sono 47.800 persone su 287mila (i cinquantenni completamente vaccinati sono in tutto 230mila (80%). Aggiungete altre 100mila persone circa scettiche verso il vaccino: 50mila adulti tra i 40 e i 49 anni e 48mila trentenni che pure hanno scelto di non vaccinarsi. Per il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto è giusto creare un doppio binario: «se si dovessero rendere necessarie nuove restrizioni - e il vero gradone è rappresentato a mio avviso dalla cosiddetta zona arancione - queste dovrebbero coinvolgere esclusivamente coloro che non si sono vaccinati», ha detto.

I nuovi parametri calabresi

Non si può ovviamente derogare alla normativa nazionale, ma in base alla reale capacità dei servizi sanitari e ai parametri epidemiologici nei singoli Comuni si può modulare una risposta tempestiva che agisca autonomamente per frenare i contagi. Tradotto: si possono emanare ordinanze ad hoc per far scattare "micro zone rosse o arancioni". Nei singoli Comuni infatti non è possibile mutuare pedissequamente i criteri nazionali, come i tassi di occupazione posti letto (non c'è un ospedale in ogni Comune), ma è possibile che a causa di focolai, per far scendere la curva dei contagi, serva intervenire con misure e restrizioni per almeno due settimane. Si chiede, perciò, per imporre una zona rossa di valutare il tasso di positività provinciale e comunale, una percentuale più bassa di immunizzati rispetto alla media regionale, un aumento di almeno il 20% di contagiati sintomatici. Per la zona arancione, invece, tra i criteri esposti viene considerato importante registrare il numero di ammalati fra i fragili, con più di 50 anni o meno di 18 anni.

Quando scatta la zona rossa?

I parametri che il presidente della Regione e il delegato all'emergenza Covid chiedono di osservare bene sono l’incidenza cumulativa settimanale, calcolata sulla popolazione residente del Comune: deve essere maggiore o uguale a 150 casi su 100 mila abitanti. E poi: l’aumento nel numero dei ricoveri nel territorio interessato negli ultimi 7 giorni; i decessi tra i residenti negli ultimi 7 giorni; il tasso di positività (casi confermati sul totale dei soggetti testati per settimana) superiore di 5 o più punti rispetto alla settimana precedente e rispetto alla media della provincia di riferimento; una percentuale di popolazione residente immunizzata minore alla media regionale; una percentuale di soggetti sintomatici rispetto al totale dei nuovi casi negli degli ultimi 7 giorni maggiore al 20%. Vengono inseriti anche criteri opzionali come possibili focolai, valutazione su aree che possono attrarre molti visitatori e l'eventuale presenza di varianti. 

E quella arancione?

Pe far scattare la zona arancione viene preso in considerazione: l’aumento nel numero di focolai attivi o di nuovi focolai nello stesso Comune «non diversamente contenibili per la eterogenea distribuzione sul territorio»; «lo sviluppo di focolai in una comunità lavorativa, politica, scolastica, religiosa, militare, nelle situazioni in cui si sia rilevata una significativa attività sociale e molteplici interazioni tra diversi soggetti esterni alla comunità»; «la presenza di numerosi casi non riconducibili a catene di trasmissione note»; «la percentuale di persone fragili, con più di 50 anni o meno di 18 anni tra i nuovi casi negli ultimi 7 giorni che sia maggiore o uguale al 20%». Tra i criteri facoltativi, ci sono le attività di tracciamento non eseguite a dovere. 

I piccoli Comuni vanno in deroga

I piccoli Comuni (in Calabria sono 322) possono non seguire pedissequamente le nuove regole: «anche in presenza dei valori di allerta si può non procedere a provvedimenti limitativi qualora il Dipartimento di Prevenzione accerti che i focolai sono limitati o circoscritti, le indagini epidemiologiche ed il contact tracing abbiano un adeguato livello di completezza e la situazione territoriale non presenti particolari problematiche connesse a catene di trasmissione non note», si legge. Se invece c'è un focolaio o il quadro epidemiologico potrebbe aggravarsi (deve esserci una «relazione analitica circostanziata redatta dal Dipartimento di Prevenzione») e ci sarà bisogno di procedere con una zona rossa o una zona arancione la Regione può emanare autonomamente l'ordinanza «con l'eventuale acquisizione del parere non vincolante del Sindaco e, possibilmente, del Prefetto».

Insomma, estote parati. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Novembre 2021, 01:35
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