Pd, caccia ai candidati forti: da Carofiglio agli ex sindaci, rebus uninominale

La linea: conquistare il voto dei delusi schierando giovani, donne e volti noti

Pd, parte la caccia ai candidati forti: da Carofiglio agli ex sindaci, rebus uninominale

di Andrea Bulleri

Lo scouting è già cominciato. Anche se al Nazareno assicurano che per parlare di nomi ci vorrà ancora tempo: prima va chiusa la partita delle alleanze. Il dossier, in ogni caso, è sul tavolo del segretario. Ci lavorano, oltre a Enrico Letta, i suoi collaboratori più fidati. Come Marco Meloni, coordinatore della segreteria e amico di lunga data del leader Pd. E anche se la ricerca per ora va avanti sottotraccia, i profili da individuare sono già stati definiti. Sindaci, in prima battuta. Ma anche docenti universitari, giuristi, volti dell'associazionismo e del terzo settore. Meglio se giovani e donne.

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È questo il bersaglio a cui punta il Pd. Con un obiettivo: provare ad allargare il bacino di consenso dem. Spingendosi oltre le tradizionali sacche di voto al centrosinistra, rappresentate dicono i sondaggi da un elettorato in media piuttosto anziano. Al terzo piano del Nazareno ne sono consapevoli: per provare a vincere, o almeno a impedire il cappotto del centrodestra, bisogna riuscire a mobilitare anche le fasce più giovani. Quei 25-35enni delusi dalla politica, con livelli di istruzione elevati (eppure spesso con lavori precari) ma tentati dal non voto. E poi bisogna uscire dalle roccaforti di Toscana ed Emilia, che così roccaforti ormai non sono più, e puntare alla conquista di quanti più collegi in bilico al centro-Nord (Piemonte, Liguria, Marche) e al Sud (Campania, Basilicata, Puglia).


Ecco perché l'imperativo tra gli strateghi dem è diventato il seguente: «Trovare candidati forti». Da pescare, così almeno ha voluto Letta, in primis sui territori. Anche fuori dai confini del partito. Si spiega così l'attivismo di molti (ex) primi cittadini di centrosinistra, chiamati a portare acqua al mulino dei progressisti. Se i sindaci Dario Nardella (Firenze), Giorgio Gori (Bergamo) e Matteo Ricci (Pesaro) daranno una mano senza candidarsi (dovrebbero mollare i loro comuni a un commissario o mandarli al voto anticipato), della partita sarà invece l'ex primo cittadino di Rimini Andrea Gnassi. Incaricato di portare a casa uno dei collegi più in bilico della Romagna. E poi Achille Variati, per 15 anni primo cittadino di Vicenza (che però ancora non scioglie la riserva: «Se Letta mi chiamerà ci penserò»). E ancora: l'ex sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, quello di Cuneo, Andrea Borgna. E pure Andrea Pascucci, già primo cittadino di Cerveteri. C'è poi chi è a fine mandato e valuta di lasciare il proprio incarico con qualche mese di anticipo: quasi certamente farà così il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.


GLI INDIPENDENTI
Ma per strappare voti (e soprattutto collegi) alla destra si guarda anche a una pletora di candidati indipendenti. Figure vicine al Pd, ancorate al centrosinistra ma non necessariamente iscritte al partito. Volti come quello di Elly Schlein, attuale vicepresidente dell'Emilia Romagna: trentasette anni, già animatrice della campagna OccupyPd ai tempi del governo di larghe intese guidato (neanche a farlo apposta) da Enrico Letta, è considerata dal segretario in grado di mobilitare un elettorato giovane e di sinistra. E poi ci sono i coordinatori delle Agorà dem, come l'ex magistrato, scrittore e già senatore Pd Gianrico Carofiglio, che potrebbe correre nella sua Puglia. L'ex segretaria Cisl Annamaria Furlan, da schierare forse a Genova. E poi Monica Frassoni, parlamentare Ue fino al 2009 oggi presidente del partito Verde europeo, apprezzata dalle correnti più ambientaliste. Mentre più incerta sarebbe la disponibilità dell'economista Carlo Cottarelli, chiamato in causa a suo tempo anche da Carlo Calenda come papabile candidato alla guida della Regione Lombardia. Altro nome su cui si ragiona, in quota docenti universitari, quello di Filippo Andreatta. Figlio di Beniamino, professore di scienza politica dell'ateneo bolognese e grande amico del segretario. Che vorrebbe candidare anche alcuni dei suoi collaboratori che non hanno ancora varcato la soglia di Montecitorio. Come Marco Furfaro, giovane eurodeputato. E forse lo stesso responsabile dello scouting, Marco Meloni.
 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 29 Luglio 2022, 09:46
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