Dpcm, Italia più zona arancione: stretta anche per il Lazio. Confini regionali chiusi fino a fine febbraio

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di Alberto Gentili

Dal prossimo week-end o da lunedì l’Italia si colorerà di arancione. Il decreto anti-Covid che verrà messo nero su bianco dal governo tra giovedì e venerdì conterrà un nuovo giro di vite. Nelle Regioni classificate a “rischio alto” entreranno in vigore le misure della fascia arancione: bar e ristoranti chiusi, negozi aperti, divieto di uscire dal proprio Comune. Più, naturalmente, il coprifuoco alle 22 valido anche per le zone gialle. Il nuovo decreto, che entrerà in vigore sabato e durerà probabilmente fino a fine febbraio, ribadirà inoltre il divieto di superare i confini regionali e di ospitare in casa più di due persone (amici o parenti) non conviventi. A meno di sorprese dell’ultim’ora, sarà inoltre proibito ai bar di vendere bevande e cibo dopo le sei di pomeriggio quando scatta la chiusura dei locali e quella dei ristoranti. «Sta arrivando un’impennata dei contagi, dopo Gran Bretagna, Irlanda, Germania arriverà anche da noi. Non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici», avverte il premier Giuseppe Conte. Ma tra i ristoratori monta la protesta e c’è chi prepara per venerdì una clamorosa protesta. Sui social gira forte l’hashtag: «Io apro!».

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ARANCIONE PIÙ FACILE

A rischiare di diventare arancioni, con ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, sono numerose Regioni. Soprattutto quelle che venerdì scorso, secondo il monitoraggio settimanale, erano già con indice di “rischio alto” in base ai 21 parametri (saturazione dei posti in terapia intensiva e in area medica, capacità di tracciamento e di resilienza delle strutture sanitarie, tempo necessario per conoscere i risultati dei tamponi, etc.): Lazio, Friuli, Liguria, Piemonte, Umbria, Puglia e le province autonome di Trento e Bolzano. Queste Regioni andrebbero ad aggiungersi a Calabria, Sicilia, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna diventate arancioni ieri. Al ministero della Salute non escludono che alcune aree del Paese possano diventare direttamente rosse: «Dipenderà dal monitoraggio settimanale».

Quello di venerdì prossimo. E aggiungono: «Stabilendo l’automatismo che con un “rischio alto” una Regione passa immediatamente in fascia arancione, creiamo le condizioni per una maggiore tempestività di reazione a una curva epidemiologica che, purtroppo, è destinata a salire rapidamente come dimostra ciò che sta accadendo negli altri Paesi europei». Confermato, inoltre, l’inasprimento dell’indice RT di trasmissione del contagio: con 1.25 (prima era 1.5) una Regione diventa rossa, con 1,0 (prima era 1.25) si colora di arancione. Evapora invece l’ipotesi di far scattare il giro di vite quando si superano i 250 contagiati ogni 100mila abitanti.

 

 

NIENTE WEEK-END ARANCIONI

Il prossimo decreto non ribadirà il passaggio di tutte le Regioni, nei giorni festivi e prefestivi, in arancione. Questo proprio perché l’automatismo dell’adozione del giro di vite alla presenza del “rischio alto” «renderà arancione già gran parte delle Regioni e sarebbe insensato colpire le poche aree del Paese rimaste gialle», spiegano al ministero della Salute. Ma nei week-end, per evitare gli assembramenti dovuti alla corsa allo shopping per i saldi, i centri commerciali continueranno a restare chiusi in tutta Italia.

BAR, DIVIETO DI ASPORTO DALLE 18

A spiegare la ratio di questa misura, contestata da alcuni governatori regionali, da Italia Viva e dalle associazioni di categoria, è il ministro Speranza: «C’è una riflessione in atto, ma purtroppo in alcuni casi attorno all’asporto si costruiscono assembramenti negli spazi antistanti. Ascolteremo il Cts, le Regioni, il Parlamento, non possiamo però permetterci aggregazioni di persone. Siamo ancora in una fase epidemica. Il vaccino è la nostra luce, ma l’impatto reale del vaccino sull’epidemia ha bisogno di tempo e non possiamo permetterci leggerezze. Le misure sono ancora necessarie ad evitare un aumento incontrollato dei contagi, nessuno sottovaluti la serietà della situazione».

 

CONFINI REGIONALI CHIUSI

Il nuovo decreto confermerà il divieto, fino a fine febbraio, di superare i confini della propria Regione se non per «comprovate ragioni di lavoro, salute, emergenza». E per «far ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione». Questo per evitare, come dicono gli esperti, «le migrazioni del virus». Vietato anche andare nella seconda casa fuori Regione.

LA ZONA BIANCA

Più che una misura, è la promessa che il ritorno alla normalità è possibile: cinema, teatri, palestre aperti. Niente coprifuoco e nessuna chiusura serale per i locali. Non è però stata ancora fissata la soglia (dovrebbe essere Rt a 0,5). E, soprattutto, «difficilmente potrà essere adottata nei prossimi due-tre mesi», dicono al Cts. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Gennaio 2021, 18:14
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