Studente in sedia a rotelle bloccato in metro, Laura Coccia (PD): «Provi la Raggi a muoversi da disabile a Roma...»
di Michela Poi

Studente in sedia a rotelle bloccato in metro, Laura Coccia (PD): «Provi la Raggi a muoversi da disabile a Roma...»

Marciapiedi disastrati, buche e voragini sulle strade, barriere architettoniche e mezzi pubblici inadeguati. Se muoversi a Roma è impossibile per chi è normodotato, la situazione si trasforma in inferno se a viaggiare è un disabile. La vicenda di Matteo Chittaro, studente universitario in sedia a rotelle che non ha potuto sostenere un esame perché rimasto bloccato nella metro B di Roma a causa di ascensori guasti, è solo l’ennesima dimostrazione delle difficoltà che i disabili della Capitale devono affrontare ogni giorno. Come spiega Laura Coccia, ex parlamentare del Partito Democratico, affetta da tetraparesi spastica. 

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Come commenta la vicenda di Matteo?
«Fortunatamente la vicenda ha avuti un esito positivo. Il caso si sta risolvendo solo e unicamente grazie alla sensibilità dell’ateneo che ha concesso al ragazzo una sessione straordinaria, non all’amministrazione romana. E quello che è successo a Matteo è l’ennesimo episodio sintomo che viviamo in una città “respingente”». 

In che senso?
«Nel senso che per noi disabili vivere a Roma è un incubo. I mezzi di trasporto sono solo la punta dell’iceberg di un sistema che non funziona: marciapiedi disastrati, buche, gradini, auto che parcheggiano nei posti riservati e sugli scivoli, una città che già per i normo dotati è estremamente difficile e che per i disabili è impossibile. Io ogni volta che esco devo pregare di arrivare a destinazione».

Matteo è rimasto bloccato in metro a causa di ascensori non funzionanti. Come sono messe le metro nella Capitale?
«Sono semplicemente imprendibili per noi. Ufficialmente le stazioni “accessibili” e a misura di disabile sono 13 su 26, una percentuale ridicola. Ma tra ascensori e montascale rotti, è impossibile usufruirne. Oltretutto bisognerebbe capire che l’ascensore è vitale per chiunque: anziani, disabili, mamme con bimbi in carrozzina. Il montascale è un palliativo, perché è utile solo a chi è costretto in sedia a rotelle. Io che mi muovo a piedi, ad esempio, e non lo posso utilizzare sono costretta a salire le scale». 

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Parliamo dei mezzi di superficie. Meglio spostarsi in tram, autobus e pullman?
«L’amministrazione dice di aver potenziato il sistema realizzando 21 linee bus accessibili su 250 in tutta Roma. Autobus che dovrebbero essere dotati di pedana mobile per la salita delle sedie a rotelle e un’area interna per la loro sistemazione. La verità? È che non lo sono. Troppo spesso i mezzi non sono attrezzati né idonei al trasporto di persone disabili. Un esempio? La linea 80, che arriva in centro e che è fondamentale per molti, non lo è».

Negli altri Paesi europei e non, la situazione è la stessa?
«Assolutamente no. Le faccio solo un esempio: il mese a Vienna che ho trascorso più di dieci anni fa per motivi di studio. Lì mi sono resa conto di quanto Roma fosse anni luce indietro. E parliamo di dieci anni fa. Riuscivo a raggiungere il centro della città da sola senza problemi. La stessa cosa a Berlino, dove vivevo in periferia ma non avevo alcun problema a girare in autonomia. Gli autisti degli autobus appena mi vedevano scendevano e mi caricavano nel mezzo, chiedendomi quale fosse la mia fermata per aiutarmi a scendere. Un altro mondo».

E qui, invece?
«Vivi con la sensazione costante che quel che chiedi alla società sia un favore, non un diritto di cui godere. Ed è una cosa terribile, la peggiore. Non si tratta di un puntiglio di un gruppo di disabili, ma di diritti umani. Ricordiamolo».
 
Che cosa direbbe all'amministrazione?
«Dalla sindaca Raggi in giù, solo una cosa: che per un attimo provassero a vestire i panni di un disabile, che ogni volta che esce di casa deve programmare minuto per minuto il proprio viaggio sperando di non incontrare ostacoli. E facendosi il segno della croce».
Venerdì 6 Settembre 2019, 15:04
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