Olimpiadi 2026, Giorgetti: «Ok a tavolo per candidatura a tre». Ma Appendino: «Torino sia sede unica»

Olimpiadi 2026, Giorgetti: ok a tavolo per candidatura a tre. Ma Appendino: Torino sia sede unica

I 5 Stelle insistono sul 'no', niente soldi per le Olimpiadi. Però chi non vuole buttare via l'occasione a cinque cerchi rilancia: ci si rimetta tutti e tre intorno a un tavolo. Lo chiede dal Piemonte il governatore Sergio Chiamparino, e si dice favorevole il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, a patto che le condizioni restino quelle già indicate. In serata, dopo aver respinto il pressing arrivato da più parti, la sindaca pentastellata del capoluogo piemontese, Chiara Appendino torna alla carica con Torino sede unica. «Viste le evidenti difficoltà nel varare la candidatura a tre, chiedo che il Governo si esprima chiaramente sulla candidatura unitaria e compatta di Torino e delle sue montagne, l'unica veramente sostenibile e sensata. Torino 2026 sarebbe la candidatura naturale per il Paese».

Un ritorno al passato, non un passo avanti, anche se la sindaca fa sapere che se venisse convocata al nuovo tavolo non mancherebbe l'appuntamento, seppur per dovere istituzionale. Ma convincerla a ripensarci sul tridente appare mission impossibile: il tempo invece ci sarebbe, perché per avere le garanzie nero su bianco indispensabili per far decollare la candidatura la dead line è gennaio, chiarisce il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Così il percorso a ostacoli dell'Italia verso i Giochi invernali del 2026 prosegue.

Il problema resta sempre Torino: Appendino già in giornata aveva ribadito la linea della sostenibilità, perché senza i soldi del governo «è da irresponsabili andare avanti alla cieca». Il vicepremier Luigi Di Maio del resto ha ribadito la posizione pentastellata: «Lo Stato non deve metterci un euro». L'area leghista del governo resta invece più aperta, pur chiudendo alla possibilità che il governo finanzi un progetto che non sia unitario. Insomma Cortina e Milano da sole se vogliono proseguire lo dovranno fare comunque a loro spese.

Ma la candidatura a due appare decisamente meno forte e per questo anche dallo stesso Piemonte insistono per rientrare in gioco: primo fra tutti il governatore Chiamparino che lancia la proposta. «Si riconvochi un tavolo a tre, anche il sindaco del Sestriere è d'accordo: è Giorgetti che lo ha fatto saltare ma ci sono ancora margini». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non si tira indietro: «Sarei l'uomo più felice del mondo se potessi riunire le tre città attorno allo stesso tavolo per riprendere il discorso sulle Olimpiadi - dice -.


«Ma questo può accadere solo se Torino, Milano e Cortina accettano la bozza di protocollo inviata la scorsa settimana sulla loro candidatura unitaria. Ogni altra strada che volesse l'appoggio del governo non è percorribile». Insomma, la querelle continua e rischia di durare ancora a lungo: perché a Buenos Aires i primi di ottobre il Coni al Cio potrà presentare un progetto «con un impegno che qualcuno le garanzie le fornirà - spiega Malagò -. Una lettera con la candidatura, con queste gare fatte in questi luoghi che sono diversi rispetto a quella precedente. Sappiate che al momento non c'è un Governo che si impegna a dare le garanzie ma lo fa un soggetto diverso e dovrà farlo entro gennaio».

Quello delle Olimpiadi rimane comunque un caso politico, su cui i Cinque Stelle non intendono fare marcia indietro.
«Il Coni doveva scegliere tra 3 candidature: siccome sono tre forze politiche diverse il Coni ha detto 'facciamo le Olimpiadi del Nord' e così alla fine si è creato soltanto il caos per un cerchiobbottismo ben noto», l'affondo di Di Maio. Malagò parla di «dovere del Coni di promuovere la candidatura», che al momento è a due (così è stata illustrata a Losanna al Cio nell'incontro informale di ieri). Ma si continua a lavorare per riportare dentro Torino.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è pronto comunque ad andare avanti anche senza i soldi del governo, che accusa di essere poco lungimirante:
«Mi aspetterei da chi governa il Paese consideri un grande evento un buon investimento, non una spesa che toglie soldi ad altri».

Intanto il mondo dello sport di ghiaccio e neve fa quadrato: 'La montagna italiana sta con le Olimpiadi 2026' la campagna lanciata dalla Fisi. Si tratta di un'occasione di visibilità enorme che permetterà alle stazioni sciistiche italiane di farsi conoscere nel mondo e di aumentare così la propria notorietà e attrattiva turistica per gli anni a venire
», le parole del presidente Roda. A fare il tifo per l'Italia anche lo zar dei pattini, Evgeni Plushenko, che si schiera per Milano-Cortina. «L'Italia merita un'altra grande Olimpiade. Ricordo i miei primi Giochi a Torino e furono bellissimi, lo auguro di cuore a questo Paes». Che però resta diviso.
Giovedì 20 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 22:04
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