Natale, il Cts al Governo: «Italia tutta zona rossa per le feste di Natale». Si va verso un mini lockdown

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Misure da consolidare ed eventualmente estendere e rafforzare con una sorta di lockdown zona rossa per tutto il periodo di Natale. È quanto avrebbero detto, secondo quanto si apprende, gli esperti del Cts nella riunione con il premier Conte e con i capi delegazione.

 

 

La necessità di una nuova stretta, riporta l'Ansa, è stato spiegato dai tecnici, è legata all'impossibilità da un lato di un controllo capillare del territorio e dall'altro a dati ancora «preoccupanti», con un'incidenza dei nuovi casi ancora troppo alta (nell'ultimo monitoraggio era di 193 ogni 100 mila abitanti, quando dovrebbe essere a 50 ogni 100 mila per poter garantire il tracciamento)Si è concluso il vertice tra il premier Giuseppe Conte, i capidelegazione della maggioranza e il Cts per valutare un'ulteriore stretta delle misure in vista del Natale.

 

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LA DECISIONE IN CORSO

Misure più rigide sono necessarie, ma è pur vero che mentre in Germania, che ha decretato il lockdown nazionale per le festività di Natale, la curva epidemiologica sale, in Italia abbiamo una curva finalmente discendente, seppur il calo procede lentamente. Questa, in estrema sintesi, la posizione espressa dal Comitato tecnico scientifico nella riunione col premier Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese, sul tavolo la questione del lockdown nazionale in vista delle festività. L'ipotesi è quella di decretare l'Italia in zona rossa nei festivi e prefestivi, dunque 24-25-26 dicembre, 31 dicembre e primo gennaio, 5 e 6 gennaio.

 

 

Ad essere convinti della necessità di un nuovo lockdown, con negozi e ristoranti chiusi e impossibilità di spostarsi, i ministri Dario Franceschini, Francesco Boccia e Roberto Speranza. Ma non tutti nel governo sono sulla stessa posizione, complice of the Cts, che chiede sì misure più rigide - «è inevitabile e ne siamo tutti convinti», spiega uno dei ministri al tavolo- ma non necessariamente una 'zona rossà per l 'Italia intera. Altro nodo da sciogliere è quello dei ristori, inevitabili se si procederà con la chiusura delle attività, ma con non pochi problemi dal punto di vista economico. Il governo tornerà ad aggiornarsi nelle prossime ore per decidere. Intanto il braccio di ferro è in atto.

 

 

"SERVE COOPERAZIONE" Il premier, nel corso del Rome Investment Forum, riguardo la pandemia in corso ha detto che «nel 2020 la sfida che abbiamo di fronte non è solo quella di liberare le potenzialità inespresse dell'Italia. In primo luogo dobbiamo serrare i ranghi, per battere il nemico. E serve una solida cooperazione interazionale. Il virus non conosce confini ma attraversa barriere».

 

 

"TASK FORCE MAI SOVRAPPOSTA AL GOVERNO" «Il governo è al lavoro per definire compiutamente la struttura per il monitoraggio e l'attuazione» del Recovery Plan «e che potrà avvalersi anche di un quadro normativo ad hoc. Questa struttura in nessun caso sarà sovraordinata o sovrapposta ai doverosi passaggi istituzionali. Molti dei progetti del piano avranno successo solo innescando sinergie tra pubblico e privato». «Saranno gli investimenti pubblici a costituire la pietra angolare del nostro Piano. In coerenza con l'indirizzo forte e innovativo della Commissione europea, intendiamo destinare il 40% delle intere risorse disponibili per il nostro Paese a una vera e propria "rivoluzione verde". Vogliamo aumentare sensibilmente la quota di energia prodotta dalle fonti rinnovabili - il solare, l'eolico e il bio-metano - affinché l'Italia possa conseguire con successo l'obiettivo europeo di riduzione delle emissioni inquinanti, pari al 55% entro il 2030, che abbiamo appena ribadito nell'ultimo Consiglio europeo», spiega Conte.

 

«Naturalmente, la rivoluzione digitale non riguarderà solo la macchina amministrativa del Paese, ma anche la sua industria, le sue scuole, i suoi ospedali. Non possiamo più permettere che l'Italia sia agli ultimi posti nelle classifiche europee in quanto alla digitalizzazione dell'economia e della società, e che il nostro Paese detenga il triste primato europeo relativo all'incidenza dei giovani cosiddetti "Neet" sul totale della popolazione attiva. Per questa ragione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza servirà a potenziare tutto il sistema dell'istruzione, assicurando la connessione veloce in tutte le scuole, digitalizzando i curricula scolastici e la formazione dei docenti, aumentando il peso delle competenze Stem e delle lingue nei percorsi formativi, dando nuovo impulso alla formazione terziaria e professionalizzante, rafforzando le interrelazioni fra ricerca e attività produttive con la creazione di centri di eccellenza in vari segmenti di industria, che assicurino un efficace trasferimento tecnologico all'intero mondo produttivo», sottolinea ancora il premier rimarcando: «E vogliamo farlo, in particolare, assicurando che questi benefici ricadano su tutto il Paese, da Nord a Sud, dalle aree urbane a quelle più interne.»


Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Dicembre 2020, 18:37
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