La strategia di Mattarella: piace l'asse M5S-Pd (senza Matteo)
di Alessandra Severini

La strategia di Mattarella: piace l'asse M5S-Pd (senza Matteo)

A chi darà l'incarico per formare un nuovo governo il presidente Mattarella? E' questa la domanda a cui tutti tentano di dare risposte. Ma il Colle, che rimane silente, aspetta e osserva. I tempi non saranno brevi. La via che il Quirinale intende percorrere ha un punto fermo: non è il presidente a dover indicare la strada delle alleanze ma tocca alle forze politiche. Avrà l'incarico chi dimostrerà di avere più chance di portare a casa il risultato. Per i 5 stelle l'interlocutore al momento più adatto per dar vita ad un governo di programma è il Pd. A patto che non ci sia più Renzi a guidarlo. E' questa una strategia che ha il placet di Beppe Grillo e che il Movimento vuole percorrere in assoluta trasparenza, senza incontri o trame segrete. Ma è una linea che trova un ostacolo insormontabile nelle 'dimissioni dilazionate' del segretario dem. Non è un caso che dopo l'annuncio di Renzi, dal M5s siano filtrate reazioni rabbiose. “Un discorso così strampalato non l'ho mai ascoltato – tuona Alessandro Di Battista - pur di non dimettersi realmente è disposto a frantumare quel che resta del Pd”.

Dal quartier generale del M5s assicurano che “Di Maio non ha fatto e non farà nessuna forzatura su Mattarella”, ma è chiaro che il Movimento si aspetta un incarico. Come lo aspetta il centrodestra, coalizione più votata ma senza maggioranza. Berlusconi, dopo aver incontrato Salvini ad Arcore, lo dice chiaramente in una nota in cui auspica che “al centrodestra venga conferito il mandato” per formare il governo. Un messaggio che sembra diretto al capo dello Stato, anche se il Cav teme che Forza Italia si riduca a diventare un partito comprimario della Lega. In questa situazione, la scelta di Matteo Renzi di lasciare la guida del Pd solo dopo aver gestito la fase di insediamento delle Camere e di formazione del governo ha fatto tirare un sospiro di sollievo al Cav: se Renzi se ne fosse andato subito, è il suo ragionamento, sarebbe stato matematico un esecutivo Pd-M5s.

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