Mario Draghi accetta con riserva: «Fiducioso nel dialogo con i partiti». Consultazioni, cosa può succedere

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Mario Draghi ha accettato con riserva l'incarico di Sergio Mattarella e prova a cercare una maggioranza per sostenere quel governo «di alto profilo» che ieri il Capo dello Stato ha evocato per risolvere le gravi emergenze del Paese. Un governo, non c'è dubbio, dal chiaro profilo europeista, che dovrà contare su una robusta maggioranza. Forse proprio per questo, quando Draghi dice di accettare «con riserva», non pronuncia solo una formula di rito ma esprime la consapevolezza di una sfida difficile.

 

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La crisi sanitaria «colpisce la vita delle persone, l'economia e la società» ed è in nome di questa consapevolezza che Mario Draghi ha accettato la sfida di formare un nuovo governo. «Fiducioso» di poterlo far nascere nel segno dell'unità invocata dal Capo dello Stato e di poter dare «risposte all'altezza della situazione». L'ex presidente della Bce sale al Quirinale a metà mattina e accetta con riserva l'incarico affidatogli da Mattarella. Dovrà prima vedere se riuscirà a coagulare il consenso necessario a sostenerlo: solo il Pd e IV per ora si schierano apertamente per lui. La Borsa però apprezza e lo spread Btp-Bund chiude in forte calo, a quota 105 punti. 

 

Cosa succede da domani

 

Con il conferimento dell'incarico a Mario Draghi parte il procedimento che porta alla formazione del nuovo governo. Ecco un possibile timing, se tutto andasse per il meglio.

 

DOMANI INIZIANO LE CONSULTAZIONI. Draghi dovrà inanzitutto incontrare le forze politiche. Le consultazioni si terranno a Montecitorio, tra la sala della Lupa e la sala della Biblioteca; per lo staff del presidente incaricato dovrebbe essere messa a disposizione la Sala dei Busti. Le consultazioni avranno inizio domani pomeriggio, potrebbero durare un paio di giorni. Draghi, in seguito, potrebbe avere contatti con le forze sociali ad un tavolo di concertazione, una volta formato il governo.

 

LO SCIOGLIMENTO DELLA RISERVA. Ove le consultazioni avvero esito positivo, il premier incaricato potrebbe, forse anche sabato mattina, andare al Quirinale a sciogliere la riserva e comunicare al presidente Mattarella che accetta l'incarico. A quel punto, si lavorerebbe alla nomina dei ministri.

 

IL GIURAMENTO. Una volta concordata con il Capo dello Stato la lista dei ministri, si procederebbe al giuramento del governo nel Salone delle Feste del Quirinale. A quel punto ci sarebbe lo scambio delle consegne a Palazzo Chigi (per consuetudine effettuato con la consegna della «campanella», suonata per dare inizio ai consigli dei ministri, direttamente dalle mani del premier uscente Giuseppe Conte) e la prima riunione del Consiglio dei ministri, con all'ordine del giorno la nomina del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che svolge le funzioni di segretario del Consiglio dei ministri.

 

LA FIDUCIA ALLE CAMERE. Normalmente la fiducia viene chiesta dal presidente del Consiglio a un paio di giorni dal giuramento: se il ruolino di marcia indicato venisse seguito, ciò potrebbe dunque avvenire nell'inizio della prossima settimana. In base alla consuetudine dell'alternanza tra i due rami del Parlamento, la «culla» del governo Draghi sarebbe la Camera dei Deputati: il governo Conte Bis, infatti, era «nato» a Palazzo Madama. 

 

Tensione tra i partiti, chi dice sì e chi dice no

 

Draghi spiega di volersi rivolgere «innanzitutto» al Parlamento e dunque necessariamente si confronterà con i partiti. Ma dialogherà anche con le forze sociali, è la promessa che apre a una stagione di concertazione con imprese e sindacati. La tempestività dell'azione è per il presidente della Repubblica un fattore chiave ma l'ex banchiere centrale avvierà le consultazioni prendendosi qualche ora in più per far decantare il quadro. Sceso dal Colle, Draghi assolve ai riti previsti in queste occasioni: va a colloquio con i presidenti delle Camere e poi anche a Palazzo Chigi per incontrare Conte. Si ferma un'ora, più o meno quanto è durato anche il faccia a faccia con Mattarella; poi torna a Montecitorio per compiere di persona il sopralluogo in vista degli incontri con le forze politiche.

 

 

 

La partita che dovrà giocare sul tavolo politico non si preannuncia facile: l'ipotesi di un esecutivo tecnico, seppure dei 'migliorì, vede la levata di scudi della gran parte del Movimento cinquestelle, attraversato da molti distinguo. Il fuoco di sbarramento parte subito e mette nel mirino lo stesso Draghi. All'ora di pranzo i gruppi si riuniscono online e vanno avanti a lungo: parla Crimi che mette in guardia da esecutivi tecnici dal dna «freddo e calcolatore». Si rivendica la forza determinante in Parlamento dei numeri: senza i 5s qualsiasi premier faticherebbe ad andare avanti. Anche se Forza Italia mollasse il centrodestra, dando vita a una maggioranza Ursula.

 

M5S leale a Conte, Pd verso il sì, centrodestra diviso

 

«Leali a Conte», scrive Beppe Grillo nella chat dei parlamentari negli stessi minuti in cui è in corso il colloquio fra Draghi e Conte a Palazzo Chigi. Ma poco dopo interviene Luigi Di Maio: invoca compattezza e, soprattutto, un governo politico. In questione - dice aprendo uno spiraglio - non è la figura dell'ex banchiere centrale, che bene ha fatto a rispondere all'appello di Mattarella. Possibile che alla fine si arrivi ad un voto su Rousseau, la piattaforrma online. L'«alto profilo» dell'esecutivo che Draghi è chiamato a guidare deve essere d'altro canto ancora disegnato: i numeri per uno esclusivamente tecnico non sembrano esserci, al momento.

 

Ma la mappa in Parlamento potrebbe cambiare qualora nella compagine di governo entrassero anche dei politici. E chissà che non possa rientrare in altro ruolo lo stesso Conte: chi fra i 5s gli ha parlato riferisce però di una sua indisponibilità. Trovare una posizione comune nella maggioranza che ha sostenuto Conte nell'estremo tentativo di dare vita al ter è l'obiettivo al quale punta Nicola Zingaretti, anche in vista dei futuri appuntamenti elettorali: il segretario Dem, che parla di «una fase nuova» chiede un incontro a 5S e LeU (niente Italia Viva, con cui si è consumata la rottura). L'appuntamento è a poche ore di distanza e sempre dal Nazareno, che pure registra qualche tensione all'interno del partito, arriva l'appello di Dario Franceschini ai cinquestelle nella consapevolezza che il Pd «con il suo 11% in Parlamento» non basta, come dice il vicesegretario Andrea Orlando.

 

 

 

Tutte le forze politiche d'altro canto lo sanno, Mattarella è stato chiaro: l'alternativa a un governo Draghi sono solo le urne. E molti parlamentari non sarebbero rieletti. Parallelamente si muove il centrodestra, sempre alle prese con la medesima questione: il partito guidato da Silvio Berlusconi è il più sensibile al richiamo dell'ex numero uno della Bce. «Andiamo ad ascoltarlo, poi decideremo insieme», avrebbe detto il Cav nel corso dell'ennesimo vertice convocato per cercare di serrare le fila. Ma mentre Salvini continua a mostrarsi oscillante, Giorgia Meloni ipotizza un'astensione come massimo sacrificio sull'altare dell'unità.

 

 

Il post di Di Battista

 

«Le pressioni saranno fortissime. Vi accuseranno di tutto. Di essere artefici dello spread. Di irresponsabilità. Di blasfemia perché davanti all'Apostolo Draghi non vi siete genuflessi. Voi non cedete. Questa 'manovrà è stata pensata ad hoc per indebolire il Movimento e plasmare il Recovery ad immagine e somiglianza di Confindustria. Non cedete. Dovranno farcela con le loro forze, non con il nostro avallo». È l'appello rivolto ai parlamentari M5S da Alessandro Di Battista, che in un post su Facebook scrive: «La linea era chiara ed era sostenuta dalla maggior parte degli italiani: Sì Conte Presidente del Consiglio e NO Renzi al governo. Qualsiasi sostegno (diretto, indiretto o mascherato) ad un governo Draghi diventerebbe un NO Conte Presidente del Consiglio e Sì a Renzi. Ovvero a colui che ha creato tutto questo. È inaccettabile».

 

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 Febbraio 2021, 09:26
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