L'Italia che verrà, parla il Ministro Amendola: «Recovery, volano per edilizia e digitalizzazione. Non c’è solo Milano. A Roma puntiamo sui trasporti locali»
di Marco Esposito

Il Ministro Enzo Amendola: «Recovery, volano per edilizia e digitalizzazione
Non c’è solo Milano. A Roma puntiamo sui trasporti locali»

Recovery Fund, Mes, Sure, Quadro finanziario Pluriennale: quattro bocche da fuoco che “spareranno” nei prossimi anni una pioggia di soldi sull’Italia. A grandi linee sono circa 500 miliardi. Un ruolo importante lo svolgerà il ministero per gli Affari Europei.

Ministro Amendola, parliamo del Recovery Fund, che viene paragonato al piano Marshall che aiutò l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE) ha approvato le linee guida per spendere queste risorse. Avete individuato sei aree di intervento, qual è la più importante a suo avviso?
«Sono tutte importanti e interconnesse tra loro. Penso che la digitalizzazione della pubblica amministrazione - che passa attraverso la diffusione capillare del 5G - sia una rivoluzione di portata globale che andrà a toccare ogni aspetto della vita di ciascuno di noi»

Come?
«Non sarà il cittadino a rincorrere gli uffici, ma tutto sarà a portata di mano sul computer o sul cellulare».

Non c’è il rischio di disperdere le risorse in troppi progetti piccoli?
«Le linee guida che abbiamo approvato e quelle che ci invierà a breve la Commissione europea serviranno esattamente a evitare questo. Servono idee di grande respiro per cambiare radicalmente il nostro Paese. Per questo spesso dico che non ci sarà uno “svuota cassetti”, ma idee e progetti per costruire l’Italia del futuro». 

Si parla da anni di “rivoluzione verde” senza che sia stato fatto molto: ci fa un esempio concreto di cosa si intende per “transizione ecologica”?
«La transizione ‘green’ e il futuro passano anche attraverso la riconversione energetica e la riqualificazione del patrimonio immobiliare. Ci sono centinaia di edifici dismessi o in stato di degrado che aspettano di essere trasformati per venire riutilizzati e non restare degli scarti monumentali nelle nostre campagne o città. Un impulso immenso per una nuova edilizia, sostenibile, attenta al territorio e alle esigenze dei cittadini».

Il Premier Conte ha detto più volte che intende coinvolgere le opposizioni nella definizione del PNRR (Piano nazionale per la ripresa e la resilienza), ma Giorgia Meloni vi accusa di aver fatto una lista di buoni propositi. Salvini parla di condizionali eccessive imposte da Bruxelles. Cosa risponde?
«Noi auspichiamo che tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, diano il loro contributo al Piano di Rilancio del Paese. Questo non è un Piano per la maggioranza, o per il governo. Capisco che i sovranisti prima facessero il tifo contro l’Europa e poi sono stati spiazzati di fronte al fatto che abbiamo a disposizione dell’Italia una cifra enorme di denaro. Rispondo loro che in gioco è il futuro di tutti, non soltanto di una parte. È un Piano per l’Italia. Per questo si diano da fare e contribuiscano alla stesura del Recovery plan».

In passato l’Italia non è stata in grado di spendere bene i fondi europei. Come evitare di ripetere questi errori?
«Siamo partiti subito. Abbiamo lavorato tutto agosto per iniziare a mettere a punto il Piano. La Commissione europea ha veicolato gli aiuti a criteri precisi e a un cronoprogramma certo. Noi stessi ci siamo dati delle linee guida che vanno in questo senso. Occorre vigilare passo dopo passo, ma serve anche uno scatto morale da parte di tutti perché in gioco è il nostro presente e il futuro».

Secondo l’Istat nel secondo trimestre del 2020 in Italia si sono persi 470mila posti di lavoro. Di questi circa la metà sono giovani under 35. Cosa si potrà fare con le risorse in arrivo dall’Europa per loro?
«Il lavoro è toccato a più livelli dalle direttive lungo le quali si muove il Piano di rilancio, con investimenti in diversi settori che avranno ricadute stabili sull’occupazione. Faccio un esempio. Uno dei principali obiettivi è recuperare il gap del 10% fra Italia e altri Paesi europei per quanto riguarda il tasso di occupazione delle donne. Ci sarà anche un’immissione di persone giovani con le competenze necessarie per trasformare in senso digitale il sistema della Pa».

Il Recovery Fund è anche l’ultima occasione per colmare il gap tra Nord e Sud. Come pensate di perseguire questo obiettivo.
«Infrastrutture, digitale e gli sgravi fiscali alle imprese previsti da Transizione X.0, una estensione del piano Industria 4.0. Sono questi i tre canali principali attraverso i quali il Sud avrà la sua grande occasione di riscatto».

Il governo di cui fa parte ha appena candidato Milano a sede Ue del Tribunale unificato dei Brevetti, e Torino quale sede dell’Istituto italiano di intelligenza artificiale. Roma è completamente assente dai pensieri dell’esecutivo. Come pensate di usare il Recovery per rilanciare la Capitale?
«Un progetto non esclude l’altro. Roma ha bisogno di riscoprire il proprio orgoglio per diventare una capitale europea a tutti gli effetti, recuperando i suoi ritardi storici soprattutto sul piano dell’efficienza dei servizi. Le città sono centrali per il rilancio del Paese e i Comuni – con l’Anci – stanno partecipando passo dopo passo alla stesura del Recovery Plan».

Non mi ha indicato un progetto per Roma.
«Pensiamo di puntare su trasporti locali di nuova generazione».

Virginia Raggi ha annunciato di aver inviato al governo progetti per 25 miliardi per Roma Capitale. Sono compatibili con i criteri previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?
«Dobbiamo vagliare i progetti alla luce delle nuove linee guida che la Commissione europea ci invierà a breve. È presto per esprimere giudizi. Servono ambizione e visione del futuro, idee per la Roma che lasceremo ai nostri eredi. Il mio invito è di considerare anche i fondi che arriveranno dal Quadro finanziario pluriennale ’21-27 che rappresentano, per ammontare, l’equivalente di un altro Next Generation Eu».

Intanto il governo ancora non ha preso una decisione sul MES. Possiamo permetterci di rinunciare a 36 miliardi da investire nella sanità?
«Il dibattito è aperto. La possibilità di accedere a quel fondo c’è. Si faccia un confronto politico franco e si mettano sui piatti della bilancia i costi e i benefici, dopo di che si decida tutti insieme per il bene del Paese».

Si apre un periodo fondamentale per il governo: oggi aprono le scuole poi referendum e regionali. L’esecutivo sarà in grado di uscire indenne da queste prove?
«Non ho timore. Le Regionali più che test nazionali sono l’occasione per selezionare una classe dirigente con una mentalità europea che sappia programmare il futuro delle Regioni, sfruttando le risorse che arrivano dall’Europa. Nessun territorio è un’isola ma tutti sono connessi fra loro, dalle zone confinanti fino a Bruxelles, passando per ciascun paese della nostra penisola».
Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Settembre 2020, 08:16
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