Governo, Conte lavora ad una maggioranza senza Renzi

Governo sull'orlo della crisi, e ​Conte lavora ad una via d'uscita: una maggioranza senza Renzi. La linea rossa è stata superata, l'idea di una maggioranza senza Matteo Renzi è un'opzione praticabile. Nel giorno del grande strappo di Iv si ragiona soprattutto di questo, a Palazzo Chigi. Dopo lunghe ore di silenzio il premier Giuseppe Conte puntella ogni virgola dello showdown con cui, di fatto, mette una pietra tombale alla collaborazione con Italia Viva.

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Inviperito dagli attacchi personali e da un gesto, l'assenza in Cdm, che gli ricorda l'ultimo Matteo Salvini dell'era giallo-verde, Conte decide di andare avanti sulla strada tracciata di un governo riformatore che risponda alle esigenze del Paese. Un governo che, nella testa del capo del governo, potrebbe anche andare avanti senza Iv. La strada non è facile e diventa, inesorabilmente, anche il tema della telefonata che, nel pomeriggio, Conte fa al presidente Sergio Mattarella. Al Colle, del resto, si guarda con crescente preoccupazione allo scontro interno al governo. Un governo, si sottolinea, che così non lavora per il Paese.

In caso di crisi il presidente della Repubblica non scioglierebbe subito le Camere. C'è prima il referendum sul taglio dei parlamentari e la successiva ridefinizione dei collegi (con eventuale legge elettorale). Al voto si andrebbe tra luglio e settembre e il Paese sarebbe guidato da un governo traghettatore. La strada di una maggioranza senza Iv, in ogni caso, non verrà presa subito. Ci vuole tempo e prudenza, soprattutto sul nodo della prescrizione, su cui Forza Italia difficilmente abbasserà la guardia. Il premier necessita, innanzitutto, di un forte solidità di intenti tra Pd, M5S e Leu. E, in questo senso, le dichiarazioni prima dei big del Pd e poi del M5S lo confortano. Ma c'è un problema numeri, con la maggioranza che, al Senato, senza renziani fa 158. E c'è, soprattutto, il problema di certificare l'esistenza di questi numeri nel momento in cui Conte dovesse andare al Quirinale per comunicare il cambio di maggioranza.

Al momento nessuno, nel drappello di potenziali responsabili, è venuto allo scoperto. Ma il drappello esiste e sebbene i diretti interessati neghino, i nomi girano da tempo. Circolano, ad esempio, quelli di Lorenzo Cesa, Massimo Mallegni, Paolo Romani o Antonio Saccone. Nomi che potrebbero venir fuori nel momento in cui Conte tornerà alle Camere per chiedere un un nuovo voto di fiducia. Magari dispiegando le priorità di quell'Agenda 2023 su cui il governo lavora proprio in questi giorni. Del resto, l'idea di tornare in Aula per «smascherare» quello che diverse fonti della maggioranza definiscono il «bluff» di Iv è ormai sul tavolo di Palazzo Chigi. Dove, c'è la convinzione che non tutti, in Iv, seguano la linea di Renzi. Non a caso, prima Graziano Del Rio, poi Andrea Orlando e infine Zingaretti mandano un messaggio ben chiaro ai renziani: dopo questo esecutivo ci sono nuove elezioni, non c'è neanche un governo del presidente.

Tradotto: sondaggi alla mano e con il taglio dei parlamentari in vigore in pochi, in Iv, tornerebbero in Parlamento. Ma non è di voto che si parla nella maggioranza in queste ore. Dove, più di una fonte, indica un'altro fattore anti-crisi: l'infornata di nomine di primavera. Nomine sul quale, anche i pontieri azzurri hanno concentrato l'attenzione. Nomine dalle quale Renzi sarebbe escluso. Anzi c'è chi dice che la sua offensiva sia partita proprio quando a Iv è stato evidente la sua marginalità sulla partita delle nomine.

 
 

 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 13 Febbraio 2020, 23:05
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