Giorgia Meloni a Leggo: «Salvini sbaglia, Roma non è una città come le altre. Il voto a Fdl può cambiare l'Italia» L'intervista integrale

di Davide Desario
Pensa che l'autonomia regionale porterebbe ad un'Italia di serie A e una di serie B? Ne ha parlato con Salvini?
«Ho parlato con Salvini di questo tema diverse volte, anche quando abbiamo scritto il programma di centrodestra per le politiche. Una cosa seria sarebbe una riforma costituzionale che preveda il presidenzialismo. Quindi da una parte uno Stato centrale, efficace ed efficiente, dove non ci sono governi tenuti in piedi da chi cambia casacca ogni 2 minuti, con l'instabilità degli ultimi anni, e dall'altra parte la possibilità di una maggiore autonomia per tutti. Poi, comunque, della cosiddetta autonomia differenziata non si sa niente, nessuno sa di cosa si stia parlando».

Sta crescendo la forbice tra il Sud che arranca e il Nord che corre?
«Io ho proposto di riequilibrare i fondi infrastrutturali tra Nord e Sud. Viviamo in un'Italia che ancora spende il 70% dei fondi al Nord e il 30% al Sud perché i fondi sono legati alla popolazione: al Sud vive il 30% della popolazione perché c'è lo spopolamento, lo spopolamento c'è perché non ci sono le opportunità, che mancano perché non ci sono le infrastrutture. Così avremo sempre meno gente al Sud e sempre meno infrastrutture. La spesa va portata a 50 e 50».

Roma sta sempre più con il Sud?
«Roma è una città vittima dell'assenza dell'Italia e di un suo orgoglio nazionale, non è vissuta come una Capitale perché l'Italia non è vissuta come una Patria. Quando Salvini dice che, se si aiuta Roma, allora si devono aiutare tutti, io dico che non è così. La Capitale non vale come Bagnacavallo, senza nulla togliere a Bagnacavallo».
 
 

Il Salva Roma va approvato?
«I voti di Fratelli di Italia per Roma ci saranno sempre. Il destino della Capitale non è legato al suo sindaco per quanto i cittadini di quella Capitale siano stati così improvvidi a votare la Raggi. Roma ha un sindaco assolutamente incapace e io, di certo, non posso essere tacciata di connivenza con la Raggi, ma Roma è una città ingovernabile. È difficilissimo governarla per qualunque sindaco. Mi pare ci sia un po' di schizofrenia nell'affrontare il tema di Roma Capitale, eppure rendere la Capitale credibile è motivo di ricchezza per l'Italia intera. L'aggressione continua a Roma dai principali quotidiani internazionali non è fatta per amore della Capitale, come il New York Times che ogni settimana fa un'inchiesta su quanto è sporca Roma. Io dico solo che può essere interessante togliere credibilità alla meta turistica potenzialmente migliore del mondo perché aiuta le altre. Fa comodo a livello internazionale raccontare una Roma in difficoltà nella quale non vale la pena andare a fare i turisti».

Lei sostiene che l'Italia non sappia farsi ascoltare in Europa, cosa dovrebbe fare il governo?
«Questa costruzione europea va cambiata, in questi decenni non abbiamo mai avuto idea di cosa l'Unione Europea dovesse essere: abbiamo la moneta unica ma il costo del denaro cambia da Paese a Paese. L'Ue è un grande Frankenstein e questa indeterminatezza ha favorito una costruzione in cui non si è in pari grado, alcuni fanno interessi sulla pelle degli altri. La Francia in Libia si sta comportando da superpotenza regionale, se ne è fregata dei suoi partner europei perché il suo obiettivo è occupare la Libia. Non mi sembra un atteggiamento europeo. Qualcuno ha sentito la voce di Federica Mogherini? Renzi ha messo a capo degli affari esteri europei una signora che il Pd non ha ricandidato. È chiaro quanto contasse».

Preferirebbe uscire dall'Europa?
«Mai detto, il mio modello è una confederazione. Tra stare in ginocchio in Europa e uscire, c'è una vasta gamma di possibilità. La mia ipotesi è una confederazione di stati sovrani. In Europa sì, ma da fondatori e non da sudditi, non da colonia. A testa alta. Renzi mandava a difendere gli interessi dell'Italia Sandro Gozi, che ora si è candidato con la lista di Macron alle Europee, ha fatto il sottosegretario di Stato in Italia. Ricordiamoci che in Francia c'è la lista bloccata: perché Macron gli ha dovuto dare un posto?»

Calenda ha detto che Meloni chiede il voto ma già si sa che non andrà al Parlamento europeo.
«Non è detto, io faccio quello che il partito mi chiede di fare. Io ci vado volentieri. Non mi sono mai dimessa da consigliere comunale a Roma perché ho preso il voto dei cittadini. Votano me votando il simbolo di Fratelli di Italia, tendenzialmente gli sta bene Giorgia Meloni. Non ho ancora deciso e non dipende da me, decide l'assemblea nazionale».

In quale risultato elettorale sperate? Sorpassare Forza Italia?
«Mi sono data l'obiettivo di essere il secondo movimento di centro destra, alleato ma distinto dalla Lega. Sono convinta che Fdi possa essere la sorpresa di queste elezioni».

Si candiderà sindaco di Roma?
«Non è un tema all'ordine del giorno, sono occupata in altre faccende, penso di raggiungere grandi obiettivi nei prossimi mesi».

È sbagliato, come accaduto a Roma, dare casa a una famiglia rom?
«È sbagliato il regolamento per cui i rom hanno un punteggio superiore a chiunque. Credo che sia ingiusto che abbia più diritto la famiglia di un rom rispetto alla famiglia di un disabile. Non puoi dare casa a chi può trovare un lavoro agevolmente rispetto a chi ha difficoltà per cause di forza maggiore. L'Amministrazione Raggi è razzista verso i romani non rom: ai romani nessuno dà 5mila euro se aprono un'attività, 800 euro per un affitto, un mental coach per convincerlo ad andare a lavorare o a mandare figli a scuola. Penso che tutto ciò sia ingiusto e crei rabbia tra i cittadini. Una rabbia che non deve sfociare nella violenza, ovviamente, infatti io non vado ad insultare una mamma con bambina rom, ma non si può banalizzare quello che accade nelle periferie».

Come si risolve il problema delle occupazioni abusive?
«Sono per sgomberare tutto, soprattutto nelle situazioni che sono vere e proprie zone franche».

E l'occupazione di Casapound?
«A Roma ci sono 45 centri sociali occupati. Sono per sgomberare tutto ma sgomberiamoli in ordine di occupazione».

Le liti tra Cinque Stelle e Salvini sono finalizzate solo a ottenere più voti o c'è una crisi vera che scoppierà?
«È una via di mezzo. All'inizio era tattica, ma ora gli è sfuggita di mano. Se ti metti ad acuire le diversità poi scopri che le differenze sono molte e sono profonde. I 5stelle sono molto di sinistra nella loro formazione e si vede nelle politiche che stanno portando avanti. Non lo decidono i partiti se un governo cade, ma le indicazioni date dai cittadini il 26 maggio potranno essere decisive. È un voto che può cambiare l'Europa ma anche l'Italia. Ma non penso a un nuovo governo senza passare per delle elezioni politiche: a me non piacciono i governi raffazzonati che si reggono sui numeretti. Meglio perdere due mesi per trovare poi un governo che dura 5 anni».

I 5 Stelle vogliono l'alleanza con il Pd?
«Secondo me per non andare a casa si alleerebbero con chiunque. Lo abbiamo visto. Fanno quelli super puri ma per loro era indifferente il patto con Salvini o con il Pd, a cui avevano tirato palate di letame. Fu Renzi a dire di no. Io sono monogama in tutte le cose, non ho fatto patti con i 5 Stelle né con Renzi, sono rimasta sempre nel centro destra».

Tra i suoi alleati chi l'ha delusa?
«Su alcuni voti espressi dalla Lega ci sono rimasta male. Io un mese fa ho presentato una proposta per la famiglia: Iva al 4% per i prodotti sulla prima infanzia, asili nido gratuiti, incentivi per chi assume le donne, congedi parentali estesi. Tutto bocciato da 5 Stelle e Lega. Ci sono rimasta male e chiesi chiarimenti a Salvini».

Se fosse ministro dell'Interno che divisa indosserebbe?
«Nessuna, metterei i miei vestiti, ma il fatto che parliamo delle divise che si indossano più che delle propostevuol dire che a livello di comunicazione ormai è quello che funziona».

Colpa dei media o dei politici?
«Di entrambi. Io guardo più il contenuto, ma forse è un errore perché delle proposte spesso ai giornalisti non importa nulla. Invece se ho un lapsus sulla vongola e la zucchina finisco su tutti gli online: posso essere una impresentabile, nana e fascista ma che le zucchine si coltivano lo so pure io».

Se andasse al Governo cosa farebbe per prima cosa?
«Affronterei il tema della natalità e il sostegno alla famiglia, dagli asili nido gratis fino a reddito di infanzia: una proposta che vorrei portare anche in Europa. Poi c'è il sostegno ai mondi produttivi: abbassare le tasse, fare in modo che più assumi e meno paghi».

Le unioni civili?
«Non tornerei indietro, ma resto contraria al diritto di adozioni per le coppie omosessuali e per i single. Ci sono migliaia di famiglie che pregano per un'adozione: io sono cresciuta in una famiglia monogenitoriale e non posso dire di essere cresciuta male e di non essere stata felice. Ma io un padre lo avrei voluto. Non è giusto negare per legge a un bambino un padre e una madre».

Gli ultimi impegni?
«Domenica siamo a Napoli per chiudere la campagna elettorale aperta a Torino, nel segno dell'unita nazionale».
(Ha collaborato Lorena Loiacono)

Giovedì 16 Maggio 2019, 05:01
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