Gian Marco Centinaio, il ministro a Leggo: «Puntiamo su turismo e agroalimentare. Nel 2021 vogliamo portare gli emigrati a visitare l'Italia. In Europa più flessibilità, dobbiamo fare lobby»

di Davide Desario
Gian Marco Centinaio, da un anno è ministro dell'agricoltura e del turismo: qual è il suo bilancio?
«In questo anno abbiamo messo insieme due settori come agricoltura e turismo che sembravano non poter andar d'accordo. Prima di essere chiamato a fare il ministro lavoravo (ora in aspettativa, ndr.) per un tour operator e so che gli stranieri vedono l'Italia innanzitutto per l'eccellenza agroalimentare e per il turismo».
Quindi?
«Quindi abbiamo provato a risolvere le emergenze: quelle lasciate da chi mi ha preceduto perché aveva altro da fare, come il problema della Xylella che sta distruggendo gli uliveti. E poi tutti gli altri problemi trovati sul tavolo: dal latte ovino e il problema Sardegna alle barbabietole da zucchero, abbiamo provato a mettermi in salvo grano, riso e pasta. Abbiamo stanziato un miliardo di euro per le reti irrigue. Soldi che vengono erogati solo se c'è un progetto esecutivo da far partire alla velocità della luce».
Ma ci saranno anche delle note negative...
«Ci sono ancora problemi da risolvere. Penso all'ortofrutta: nei nostri supermercati troviamo pomodori olandesi e non i pachino, la frutta spagnola e non quella italiana. Non riusciamo a trovare una soluzione per aiutare realmente il settore».



Quanto hanno pesato i dazi russi sull'export?
«Le aziende italiane hanno perso quasi 300milioni di euro. Tutti ci chiedono di togliere i dazi».
E il turismo?
«Tra i risultati ottenuti direi il codice identificativo per le strutture ricettive, gli accordi con Russia e Cina per portare turismo in Italia».
Che obiettivo si è dato?
«Tre mission: per primo un turismo lento. Secondo un turismo alto-spendente perché il gitante con lo zainetto sulle spalle, il panino con la cotoletta della mamma e la bottiglietta di acqua del supermercato non lascia niente. Ci lascia qualcosa invece il turismo dei mercati emergenti come India, Cina, Giappone e Singapore. Terzo, il turismo di ritorno».
Il turismo di ritorno? Si spieghi meglio.
«Per me il 2021 deve essere l'anno del turismo di ritorno dagli Stati che hanno grosse comunità italiane. Il primo accordo è stato fatto con l'Argentina. Santos, ministro in Argentina, ha sposato l'idea e ha già lanciato l'hashtag #cuginoitalianoargentino. Ci serve per portare il turista nelle aree da cui, ai tempi, gli italiani erano partiti. Quindi non parliamo di Pompei, Roma e Venezia ma di aree di paesini sperduti per creare un turismo diverso e destagionalizzato».
 
 


Per questo primo anno, dunque, che voto dà al Governo?
«I primi mesi sono stati ottimi. Gli ultimi due no. Direi 6,5»
E al presidente Conte?
«Un 7 perché è riuscito a mantenere un equilibrio ed è riuscito a districarsi tra i due vicepremier Salvini e Di Maio».
Alle elezioni europee vi aspettavate un risultato così alto?
«Alcuni sondaggi davano la Lega in calo, al 27%. Noi puntavamo al 30%. Ma vedevamo nelle piazze che la gente ci veniva dietro. Abbiamo ottenuto un risultato al di sopra di ogni aspettativa».
Viene fatto il suo nome come possibile commissario europeo italiano per l'agricoltura?
«Faccio quello per cui sono stato incaricato. Voglio evitare di utilizzare il ministero dell'agricoltura per fare altro, come accaduto con i miei predecessori».
Il M5S vuole il salario minimo, lei che ne pensa?
«Penso sia eccessivamente costoso, da evitare»
Anche perché c'è la minaccia di infrazione da parte dell'Europa.
«Sono ottimista, abbiamo gli strumenti per spiegare la bontà dei nostri provvedimenti. Bisognerebbe fare più lobby con altri paesi europei».
E se la Ue chiedesse una manovra correttiva?
«No! Non metterei mai le mani nelle tasche degli italiani. Manco morto».
Quindi qual è la soluzione?
«Non lo so. So però che se siamo il governo del cambiamento dobbiamo essere del cambiamento. Se no siamo uguali agli altri. Abbiamo criticato Renzi per anni perché diceva una cosa in Italia e poi andava in Europa con il cappello in mano. Se facciamo la stessa cosa, siamo peggio».
Parliamo di Roma, i turisti trovano una città decorosa?
«Assolutamente no. Ma non lo dico io: lo dicono i turisti. Roma ha difficoltà a gestire il flusso di persone che arrivano tutti i giorni per lavoro, dal Lazio, e ha difficoltà estrema con il flusso dei turisti. Però il Comune incassa 130 milioni di euro dalla tassa di soggiorno che, teoricamente, dovrebbero essere gestiti per l'accoglienza dei turisti, per offrire una città migliore».
La Milano di Beppe Sala, invece, secondo lei viaggia bene?
«Sì. Anche se Sala non rientra nei miei sindaci ideali, Milano a livello di visione, turismo e approccio con l'Europa e con il mondo è una realtà che viaggia il doppio e il triplo rispetto a Roma. La Capitale continua a ricevere i turisti, solo perché è Roma ma li accoglie con scale mobili rotte e rifiuti in strada».
Però il leader della Lega Salvini non vuole riconoscere a Roma lo status speciale di Capitale.
«Quanto è già stato fatto e quanti soldi sono già stati dati a Roma? Non ai romani, che non hanno visto un euro. Parigi e Madrid hanno avuto fondi ma sono state rivoltate. A Milano non è stato dato niente per l'Expo eppure da sola, con i privati, si è rilanciata e sta ancora crescendo».
Milano ha avuto l'Expo, Roma non ha avuto le Olimpiadi. Lei avrebbe rinunciato ad ospitare i Giochi?
«Io? Mai. È una stupidaggine rinunciare a un evento del genere. È una questione di immagine».
Siete tentati come Lega ad avere il sindaco della Capitale?
«O entri a Roma con una mentalità non romana, con il rischio di andare a casa il giorno dopo, oppure perché devi andare a governare una città che ha la classe dirigente che non vuole essere coordinata? Ma chi se la prende sta città? Nessuno ha fretta di andare a governare Roma, nessuno. Se la tenga la Raggi».
Torniamo all'agroalimentare, come combattete la contraffazione delle eccellenze italiane sui mercati esteri?
«Con la lotta all'italian sounding (l'artificio per far credere al consumatore che si tratti di un prodotto italiano, ndr.) attraverso una serie di operazioni sulle piattaforme di vendita online. Abbiamo un dipartimento del ministero che si chiama ICQRF attraverso cui andiamo a togliere i prodotti contraffatti e inseriamo i nostri. C'è anche una proposta di marchio di eccellenza di ristoranti italiani, che potrebbe partire in Giappone: un progetto pilota con il marchio del ministero, da dare tramite le ambasciate e i consolati ai locali che hanno personale e prodotti italiani».
L'Europa non sembra d'accordo.
«Sì, per l'Europa le etichettature e il made in Italy sono un problema, in Europa si fa leva sul made in Europe. Per noi il made in Italy viene coltivato e pescato in Italia, secondo l'Ue basta che sia trasformato nel continente. Un esempio su tutti l'olio che arriva dalla Tunisia».
Il suo ministero sta puntando molto sulla tecnologia.
«Ci fa rimanere al passo con i tempi: oggi gli agricoltori italiani sono i più giovani d'Europa, sono laureati ed è gente che le tecnologie le vive quotidianamente. Lanceremo un sito e una app: sul mondo degli agriturismi e sul mondo delle dop, igp legata ai territori. Quindi, se scrivo pomodoro pachino, la app mi dà tutte le informazioni e le caratteristiche del prodotto ma anche la mappa di dove cresce e gli eventi correlati».

(Ha collaborato Lorena Loiacono)
Giovedì 20 Giugno 2019, 05:01
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