Condanna Fede: «Non ho sentito Berlusconi. E se si ricandida saranno problemi»
di Mario Fabbroni

Emilio Fede dopo la condanna: «Non ho sentito Berlusconi. E se si ricandida saranno problemi»

«Condanna ingiusta, non voglio morire con questa vergogna sulle spalle. Il Presidente Mattarella mi conceda la grazia, sono una persona perbene».
Emilio Fede, ex direttore del Tg1 Rai e del Tg4 Mediaset, 88 anni, è un uomo distrutto. Anzi, come dice lui, «psicologicamente frantumato» dopo la sentenza della Cassazione nel processo Ruby bis che ha confermato la condanna a 4 anni e 7 mesi per tentato favoreggiamento della prostituzione durante le serate ad Arcore con Silvio Berlusconi.
Condanna ingiusta?
«Assurda direi. Dove sta il reato che avrei commesso?».
Tutti i tribunali però hanno confermato le accuse...
«La giustizia italiana non ci fa una bella figura. Sentenza inappellabile senza un reato, proprio non riesco a crederci. Piuttosto c'è una verità da accertare sulla morte di quella povera ragazza».
Imane Fadil?
«Sì».
Ha sentito Berlusconi in questo periodo?
«Sta scherzando...».
Neppure una telefonata di solidarietà?
«No. Piuttosto ora che Berlusconi si ricandida alle Europee, riscoppia il casino».
Anche per la sua situazione giudiziaria?
«Eh, ci penso eccome».
Mattarella ascolterà il suo appello?
«Studierò i termini per chiedere la grazia al Capo dello Stato. Ma si deve aprire un dibattito sul mio caso, rischio di tornare a essere un uomo libero solo a 94 anni...».
Ora lei è un uomo libero, oppure no?.
«Ancora per una trentina di giorni, poi il giudice deciderà dove farmi scontare la condanna».
Cosa spera?
«Di poter almeno vivere agli arresti domiciliari a Napoli, dove abita mia moglie. Ho chiesto anche Milano, in alternativa: sono in cura presso l'ospedale San Raffaele dopo i danni per una caduta».
Andrebbe bene anche l'affidamento ai servizi sociali?
«Ne sarei onorato, anzi lo chiederò al giudice. Per quel poco che mi resta ancora da vivere, desidero contribuire al recupero dei giovani socialmente deviati».
Lei ha fatto la storia dell'informazione e della televisione: sospetta che abbia avuto un peso anche l'invidia nei suoi confronti?
«Mi hanno sempre invidiato, lo so. Non si diventa direttore del Tg1 per caso. E il mio Tg4 con 1 milione di telespettatori? Non c'è riuscito più nessuno».
C'è in giro il suo erede?
«Macchè. Il 70% dei telegiornalisti non è adatto a condurre un tg. Si salvano solo Mentana e Bruno Vespa».
Cosa le brucia dentro?
«Questa situazione mortifica sia la verità che il mio prestigio personale oltre che professionale».
Prega?
«Sono andato a fare una preghiera a Karol Wojtyla, che ho conosciuto come Papa e che ora è diventato santo».
Ora la gente come la considera?
«Mi vogliono tutti bene, mai sentita una parola di condanna. Anzi, la stima degli italiani mi tiene ancora vivo».

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Martedì 16 Aprile 2019, 05:01
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