Draghi-Conte, telefonata tra il premier e il leader M5S. Dal Pd alla Lega, i partiti sulla crisi: «Senza fiducia si va al voto»

Domani sarà il giorno della verità. Nel primo pomeriggio a palazzo Madama i senatori saranno chiamati a votare la fiducia all'esecutivo sul decreto Aiuti

L'ultima mediazione: telefonata tra Draghi e Conte Dal Pd alla Lega: «Senza fiducia si va al voto»

di Francesco Malfetano

Ventiquattro ore sull'orlo della crisi. Sono quelle che attendono il governo di Mario Draghi, ormai in balìa di capricci e recriminazioni pentastellate. Se al momento però il quadro è ancora molto indefinito - con il Movimento, ma anche la Lega, ondivaghi nelle proprie posizioni - domani, in un modo o nell'altro, sarà il giorno della verità. Nel primo pomeriggio infatti, a palazzo Madama i senatori saranno chiamati a votare la fiducia all'esecutivo sul decreto Aiuti. E quindi si alzerà il velo sul destino dell'esecutivo.
Gli occhi di tutti oggi sono quindi puntati su via di Campo Marzio. Nella sede grillina è andato avanti per tutta la mattinata un vertice di guerra, il consiglio nazionale, da cui è trapelato pochissimo. Se però all'inizio, attorno alle 9, le voci insistevano su uno strappo imminente (con il Movimento pronto ad uscire dall'Aula domani), a vertice concluso, dopo le 14, viene assegnata qualche chance in più alla possibilità che si riannodino i fili della maggioranza scongiurando la crisi. Al punto che Giuseppe Conte potrebbe anche vedere Draghi nelle prossime ore dopo una telefonata nel primo pomeriggio. Mentre i senatori dei 5 stelle continuano a tifare e a premere per la rottura, in ogni caso non è stata presa alcuna reale decisione. La sola certezza è infatti che alle 20.30 di questa sera Conte parlerà agli eletti grillini.

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LA MAGGIORANZA

Intanto il resto dell'esecutivo non sta a guardare. Ed Enrico Letta, convocati in assemblea i parlamentari del Pd, prova a tirare le redini dell'unità nazionale imbizzarita. «Quando abbiamo detto "il governo deve andare avanti e noi lo sosteniamo fino alla fine delle legislatura" non lo abbiamo detto solo noi - ha spiegato ai suoi, consapevole che andare al voto ora significherebbe consegnare con ogni probabilità il Paese al centrodestra - Ieri ho visto Salvini e Berlusconi: lo diciamo sommessamente, non è che se per ripicca M5S fa cadere il governo non si va al voto. È nelle cose, lo hanno detto Salvini e Berlusconi. Il governo ha bisogno di una maggioranza, e lo diciamo a tutte le forze politiche».

La richiesta quindi, tanto dei dem quanto di leghisti e azzurri, è di trovare un accordo prima che sia troppo tardi. Al pari di quanto già ribadito dal premier infatti, non c'è spazio per ipotesi alternative all'attuale formazione di governo. O l'esecutivo resta in piedi con questa maggioranza oppure si torna alle urne il prima possibile, con il rischio di impantanare un Paese che deve fare i conti con gli obiettivi del Pnrr, le riforme e la legge di bilancio mentre crescono inflazione, contagi e costo dell'energia. Anche se i numeri lo consentirebbero appare bocciata qualunque possibilità di un Draghi "bis", sia con appoggio esterno che senza. A ribadirlo in giornata anche il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani: «Senza il M5S i numeri ci sono per continuare però il presidente del Consiglio ha detto che senza il M5S finisce la stagione dell'unità nazionale. Per quanto ci riguarda dopo Draghi non ci sono altri presidenti del Consiglio». Una posizione in tutto e per tutto assimilabile appunto a quella di Matteo Salvini. «Se una forza di maggioranza non vota un decreto della maggioranza fine, si va a votare». In pratica al momento in piedi ci sono solo due strade possibili: il M5S vota la fiducia e l'esecutivo va avanti perseguendo l'agenda già definita o il M5S si tira indietro e si assume la responsabilità di rimandare il Paese alle urne.

 

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Luglio 2022, 22:16
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