Milleproroghe, slitta l'aumento pedaggi. Lite su concessioni autostrade. Dl innovazione, no di Iv

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Come la manovra e il decreto fiscale, anche il Milleproroghe, ultima tessera del pacchetto Bilancio, è diventato terreno di battaglia in maggioranza. Lo scontro è più duro dei precedenti, tanto che in consiglio dei ministri il decreto ha ottenuto il via libera «salvo intese», dopo una riunione durata oltre sei ore. La norma più discussa riguarda le concessioni autostradali e mette nero su bianco le parole «revoca, decadenza e risoluzione». L'articolo è stato varato senza il voto di Italia Viva, che ha fatto mettere a verbale il proprio dissenso: «Se il tema è revocare la concessione di Autostrade per la vicenda del ponte Morandi - ha commentato il deputato renziano Luciano Nobili - se ne discuta con la maggioranza e poi si porti la questione in Parlamento».

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Per lunedì è in programma un nuovo consiglio dei ministri e non è escluso che il tema possa fare di nuovo capolino. Per quel giorno è già in calendario anche l'approvazione definitiva della manovra alla Camera, con la fiducia. Nel Milleproroghe, Italia Viva non ha votato neanche la parte sul Piano per l'innovazione digitale. Il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha comunque fatto sapere che «le norme, frutto di un'intesa nella maggioranza, potranno essere inserite in un emendamento in sede di conversione del decreto». Alla luce del «salvo intese», nel Milleproroghe ancora non c'è niente di scritto sulla pietra. Però, per tutta la giornata sono fischiate le orecchie ad Autostrade che, pur non citata, qua e là si profila in controluce. Non solo per le concessioni, ma anche per l'articolo che congela l'aumento delle tariffe autostradali, prevedendo uno slittamento per la loro ridefinizione da inizio anno a (massimo) fine giugno. Di quello si parla da giorni, senza particolari scossoni. Mentre il terremoto lo ha provocato la novità sulle concessioni, entrata in zona Cesarini. L'Associazione dei concessionari autostradali (Aiscat) ha espresso «sconcerto e incredulità», parlando di «incostituzionalità» e di «gravissima lesione dello Stato di diritto» e del rischio di «distruggere un intero settore produttivo». Il punto più discusso prevede che il concessionario a cui sia stata tolta la concessione per inadempienza debba risarcire i «danni derivati dal suo inadempimento» e che tale cifra venga scalata dal rimborso che gli spetta. Tradotto in un'ipotetica applicazione al caso Genova, potrebbe voler dire che Autostrade può essere chiamata a pagare il risarcimento dei danni provocati dal crollo del Ponte Morandi, venendo rimborsata della revoca della concessione con il solo pagamento delle opere che ha realizzato (al netto di quanto ha già ammortizzato con l'incasso dei pedaggi).

Un altro passaggio critico prevede poi che le nuove norme del Milleproroghe siano «inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelli già in corso». Per il resto, le novità contenute nel decreto stanno più nelle disposizioni scomparse che in quelle apparse. Nell'ultima bozza è saltata la norma «per assicurare la continuità» delle funzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), in attesa che venga scelto il successore di Raffaele Cantone, che ha lasciato la presidenza a ottobre 2019. E, all'indomani delle dimissioni del numero uno, Rocco Sabelli, è stata stralciata la modifica alla governance di Sport e Salute Spa. Restano invece lo slittamento al 2022 del passaggio al mercato libero dell'energia, le proroghe al 31 dicembre 2020 del «bonus verde» sulle spese sostenute per giardini e terrazze e al 2022 delle sperimentazioni di droghe, alcol e tabacco sugli animali.

Ora l'attenzione si sposta su Montecitorio, dove arriva la Manovra. Il testo ha ottenuto il via libera in commissione Bilancio alla Camera. Lega, Fi e Fdi, che hanno già annunciato ricorso alla Consulta, hanno abbandonato i lavori protestando contro la mancata discussione degli emendamenti: il testo, approvato con la fiducia al Senato, è arrivato blindato all'altro ramo del Parlamento.

Il decreto legge Milleproroghe «contiene una norma fondamentale. Si tratta di un provvedimento targato MoVimento 5 Stelle» che «consentirà di scongiurare l'aumento dei pedaggi sulla maggior parte delle autostrade». È quanto si legge in una nota dei portavoce del Movimento 5 stelle in commissione Trasporti alla Camera, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al provvedimento. La misura, si spiega, segue la strada tracciata dall'ex ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli già con il decreto Genova. L'aumento, ricorda M5s, sarebbe altrimenti scattato a gennaio 2020. «Il segnale che la nostra rivoluzione è in corso: stiamo rivedendo completamente la gestione delle concessioni autostradali. Ora i 16 concessionari autostradali che hanno già i piani economico-finanziari (Pef) scaduti, tra cui figura anche Aspi, avranno tempo fino al 30 marzo per presentare i nuovi Pef all'Autorità dei trasporti ed adeguarsi al nuovo modello tariffario presentato dal MoVimento 5 Stelle già un anno fa».
 


Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Dicembre 2019, 08:51
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