Salvini smonta Conte che va a Bruxelles con meno carte
di Marco Conti

Salvini smonta Conte che va a Bruxelles con meno carte

A Conte il blitz riesce a metà. Oggi a Bruxelles il presidente del Consiglio pensava di arrivare portando in dote un concreto impegno dell'Italia a rispettare gli impegni presi con la Commissione. La lettera sul futuro dell'Europa e l'assestamento dei conti - almeno per l'anno in corso - erano due segnali che il presidente del Consiglio intendeva dare alla Ue per rendere in discesa la trattativa sulla minacciata procedura d'infrazione. Ed invece l'accelerazione di Conte viene frenata dalla Lega. Il Carroccio balza sulla sedia quando Conte nell'aula del Senato annuncia per il consiglio dei ministri serale, il varo di un decreto di assestamento che certifica la volontà dell'Italia di rientrare nei parametri.

Conte, lettera alla Ue: «Adesso nuove regole». E taglia due miliardi

Non solo il definitivo taglio di due miliardi, a suo tempo congelati dal Mef dietro richiesta dell'Europa, ma anche la conferma che un altro paio di miliardi, risparmiati da Reddito e Quota100, sarebbero andati a riduzione del deficit. Sui primi la Lega non ha nulla da eccepire, mentre sulle due misure bandiera il vicepremier vuole prima vederci chiaro. A frenare la disponibilità di Conte di dialogo con Bruxelles è soprattutto la Lega anche se, al consueto pranzo al Quirinale che precede i consigli europei, Salvini - come Di Maio - non apre bocca lasciando a Conte e Tria il compito di illustrare la road map della trattativa che coinvolge anche l'assegnazione delle deleghe in seno all anuova commissione.

Un segnale che la Lega resta sulle barricate, e poco sembra fidarsi del lavoro di premier e ministro dell'Economia, Salvini l'aveva dato poco prima di salire al Colle, attaccando sui social non solo Bruxelles, ma anche Parigi e Berlino. Per più di uno spaventatissimo parlamentare M5S, il leader della Lega «cerca di avvelenare i pozzi» della trattativa. In effetti per Conte e Tria la strada rischia di farsi ancor più in salita, anche se per il leader della Lega il problema non è ora rappresentato dall'Europa, ma dalla voglia del presidente del Consiglio e del ministro dell'Economia di chiudere la procedura. Il Carroccio punta i piedi. Teme di avere a settembre risorse ridottissime per la flat tax, anche se nella riunione mattutina Conte e Tria sono stati molto chiari con i due vicepremier: «A Bruxelles c'è una gran voglia di punire l'Italia. Non fate troppo conto sulla disponibilità di Moscovici e Juncker. L'intera Commissione è molto determinata e non vuole rischiare di essere contraddetta dalla nuova». In un clima di forte incertezza la riunione mattutina si chiude per completarsi poi nella nottata. Salvini non sembra aver ancora trovato il coraggio di strappare facendo cadere il governo, ma continua a seminare argomenti che innervosiscono il M5S sperando forse in un fallo di reazione grillino che difficilmente ci sarà prima del 21 luglio, giorno nel quale si chiuderà la finestra elettorale di settembre.

Conte e Tria continuano a tranquillizzare il ministro dell'Interno sulla flat tax, ma Salvini teme che gli impegni che si prenderanno ora con l'Europa - dovendo riguardare anche il 2020 - possano impedire il più volte promesso taglio delle tasse. Ieri sera il consiglio dei ministri ha rinviato alla prossima settimana la nota di assestamento contando sul fatto che la Commissione ha fatto slittare dal 26 al 2 luglio la riunione del college meeting che dovrebbe dare ai Commissari economici il compito di raccomandare la procedura ai ministri economici dell'eurozona.

I TEMPI
Il tempo inizia però a stringere anche se al Mef si continua a lavorare su uno schema di numeri in grado di tranquillizzare la Commissione anche per il prossimo anno. Un percorso, quello avviato dal governo, che il Quirinale segue con molta attenzione e preoccupazione. Ieri Mattarella, nel corso del pranzo, è tornato a ricordare che l'Italia non può permettersi una procedura d'infrazione invitando al dialogo non solo i ministri presenti ma anche la Commissione e i più importanti partner dell'Italia in seno all'Unione. Le tensioni nel governo sono destinate ad aumentare con l'avvicinarsi del 9 luglio, data entro la quale l'Ecofin dovrà decidere sull'Italia. Ai non felici rapporti tra Di Maio e Salvini si aggiungono le tensioni dei due vicepremier con il presidente del Consiglio e, soprattutto, con il ministro dell'Economia. Lo scorrere dei giorni continua però a ridurre ulteriormente gli spazi di manovra del leader della Lega che per evitare di dover sottoscrivere l'intesa con Bruxelles dovrebbe spingere il Paese al voto sotto procedura d'infrazione. Un fardello forse troppo oneroso anche per chi ha il 34%.
 
Giovedì 20 Giugno 2019, 08:17
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