Matrimoni, regole in chiesa, Municipio e al ristorante. Feste e banchetti: ecco come saranno

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di Cristiana Mangani

Dopo più di un anno di rinvii, è tempo di matrimoni. Se finora il piano wedding ha dovuto seguire rigide regole, dal 15 giugno anche questo settore potrà tornare a “respirare”. Naturalmente non sarà come ai vecchi tempi, con liste infinite di invitati. I protocolli dettati dal governo sono molto chiari e riguarderanno sia le cerimonie in chiesa che quelle in Municipio, così come il comportamento da adottare al ristorante. Feste e banchetti dovranno seguire nuove direttive. E questo varrà non soltanto per i matrimoni, ma anche per tutte le altre cerimonie civili e religiose.

 

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Green certificate

 

Si comincia con il “green certificate” che sarà necessario per poter partecipare a nozze e ricevimenti. Un certificato che attesterà se la persona è stata vaccinata, o se ha avuto il Covid ed è guarita, oppure se si è sottoposta nelle 48 ore precedenti al tampone antigenico o molecolare. Inoltre si potrà decidere il numero massimo degli invitati «in relazione ai volumi di spazio». Dunque a seconda della grandezza del luogo dove si deciderà di festeggiare. Gli organizzatori avranno poi il compito di conservare l'elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni. Il principio base resta quello di evitare assolutamente situazioni che possano creare assembramenti. Dovrà essere rispettata, infatti, la distanza di almeno un metro tra gli invitati. Per questa ragione anche i tavoli dovranno essere collocati alla stessa distanza se il ricevimento verrà fatto al chiuso. Qualora, poi, la situazione epidemiologica peggiorasse i metri di distanza, tra un tavolo e un altro, dovranno diventare due. Stessa cosa all'esterno: un metro di distanza tra i tavoli nei giardini, terrazzi, plateatici, dehors. Dovranno essere anche garantiti due percorsi alternativi, uno per l'entrata e l'altro per l'uscita.

In base alle disposizioni del decreto bisognerà assicurare adeguata pulizia e disinfezione degli ambienti interni e delle eventuali attrezzature prima di ogni utilizzo. Gli ospiti dovranno indossare la mascherina negli ambienti interni (quando non sono seduti al tavolo) e negli ambienti esterni (qualora non sia possibile rispettare la distanza di almeno 1 metro). Il personale di servizio a contatto con gli ospiti dovrà utilizzare la mascherina e igienizzare di frequente le mani.

 Per chi sceglierà un ricevimento con il buffet, il servizio essere garantito solo dal personale incaricato, «escludendo la possibilità per gli ospiti di toccare il cibo esposto e prevedendo in ogni caso, per ospiti e personale, l’obbligo del mantenimento della distanza e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie». La modalità self-service potrà essere eventualmente consentita per buffet realizzati esclusivamente con prodotti confezionati in monodose. In particolare, la distribuzione degli alimenti dovrà avvenire con modalità organizzative che evitino la formazione di assembramenti anche attraverso una riorganizzazione degli spazi in relazione alla dimensione dei locali; dovranno essere valutate idonee misure (es. segnaletica a terra, barriere, etc.) per garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro durante la fila per l’accesso al buffet.

Importante sarà anche l'aerazione dei locali, con impianti adeguati e ricambio di aria frequente.  Nei servizi igienici andrà mantenuto in funzione continuata l’estrattore d’aria, mentre nei guardaroba, gli indumenti e gli oggetti personali dovranno essere riposti in appositi sacchetti porta abiti.

Nei giorni scorsi si è parlato della figura di un “Covid manager”, che gli organizzatori di eventi dovranno individuare affinché vigili sull'applicazione delle norme anti Covid. Il suo compito sarà quello «di verificare il rispetto del protocollo da parte degli ospiti e dei lavoratori della struttura, evitando assembramenti e verificando che le mascherine siano sempre indossate quando previsto. Dovrà mantenere l'elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni nel caso si dovessero verificare delle positività, in modo da favorire il tracciamento». Inoltre, dovrà essere affiancato da personale di supporto: il rapporto tra addetti al controllo e ospiti non dovrà essere inferiore a 1 ogni 50 ospiti.

Nella giornata di ieri, però, dalla Regione Puglia è stato sottoposto all'attenzione della Conferenza delle regioni e del Cts, un protocollo dove il limite degli invitati e il “Covid manager” sono spariti. Tutto questo - spiegano - per non gravare sui costi delle imprese. Resta il distanziamento sociale di due metri tra i tavoli. «Questo protocollo - ha spiegato il presidente della Regione Michele Emiliano - è importante per far ripartire e poter salvaguardare il settore pugliese dei matrimoni, che è uno dei più importanti in Italia, forse il più importante. Le nostre aziende sono state capaci di darci molti suggerimenti, di collaborare con il professor Lopalco e con noi, e di suggerirci questo protocollo. Lo abbiamo proposto alle altre regioni e al tavolo nazionale e quindi il protocollo pugliese è stato la bozza sulla quale si sta lavorando e credo sulla quale si chiuderà un accordo, perché il 15 giugno il decreto nazionale riaprirà alle celebrazioni, alle feste matrimoniali e simili. E quindi serviva un protocollo di dettaglio che indicasse agli operatori cosa fare in concreto».

«Sono orgoglioso del risultato raggiunto - ha dichiarato l’assessore alla sanità Pier Luigi Lopalco - Il settore del wedding è un tema centrale, non solo come volano economico ma perché fa parte della nostra cultura.  Mi auguro che questi protocolli, che al momento sono quelli da rispettare, andando avanti nell’evoluzione e nel progredire della campagna vaccinale, potranno portare anche in questo campo a un ripristino della normalità, perché la normalità non è sposarsi con una mascherina, ballare per 15 minuti. Ma questo protocollo era fondamentale per far ripartire il settore».

 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 28 Maggio 2021, 17:05
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