Ilva, cosa succede se ArcelorMittal se ne va: newco o nuova cordata

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di Alberto Gentili
A dispetto dei pessimi segnali lanciati da ArcelorMittal, Giuseppe Conte e Stefano Patuanelli ancora coltivano una flebile speranza che la partita non sia chiusa. E che, a dispetto degli atti formali come la citazione per il recesso dal contratto, il gruppo franco-indiano sia disposto a tornare sui propri passi. «Anche perché, se così non fosse», avverte il ministro dello Sviluppo economico (Mise), «sarebbe la battaglia legale del secolo. Perciò speriamo in barlume di saggezza che porti ArcelorMittal a più miti consigli e decida di rispettare un contratto firmato appena 10 mesi fa».

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Auspici a parte, il governo conta di avere una «risposta definitiva all'inizio della prossima settimana». Anche per questo è stato rinviato di qualche giorno il Consiglio dei ministri, previsto per oggi, sul Cantiere Taranto. E in questa risposta Conte confida (senza troppa convinzione in realtà) ci sia la disponibilità a ridimensionare almeno la richiesta di 5 mila esuberi, oltre a un impegno ad aumentare la produzione dell'acciaio. In cambio, il governo è pronto a offrire la cassa integrazione per altri 2.000-2.500 lavoratori. E soprattutto l'ingresso di Cassa depositi e prestiti, con una quota di minoranza del 10-20%, nel capitale della società che gestisce l'ex Ilva, in modo da abbattere i costi per il canone d'affitto e per il piano di risanamento ambientale e di messa in sicurezza degli altiforni.

L'addio del signor Lakshimi Mittal resta però l'ipotesi più probabile. Così, vista la situazione e considerata la determinazione a «non rinunciare alla maggior acciaieria d'Europa», il governo sta studiando «soluzioni alternative per garantire la continuità produttiva». Il primo step, «la strada obbligata» come dicono al Mise, sarebbe il ritorno alla gestione commissariale e un prestito ponte di diverse centinaia di milioni.

Il ritorno dell'ex Ilva ai commissari (a partire da dicembre), con la ripresa delle produzione, darebbe tempo al governo per lavorare al piano B. E qui, secondo quanto filtra da palazzo Chigi e dal Mise ci sono «due opzioni». La prima è bandire una nuova gara e dunque lavorare a una nuova cordata. Con Cdp (sarebbe necessaria la deroga ad acquisire un'azienda in crisi), il gruppo Del Vecchio, un consorzio formato dalle aziende dell'indotto tarantino che vantano crediti nei confronti di ArcelorMittal di oltre 50 milioni. E forse Fincantieri che utilizza l'acciaio di Taranto.

L'altra opzione è replicare il modello Alitalia: il ministero dell'Economia con una quota minoritaria (10-15%) nella newco, qualche partner industriale (Del Vecchio e Fincantieri). E il consorzio delle aziende dell'indotto di Taranto che conta oltre diecimila dipendenti. «E vive una situazione drammatica da affrontare e risolvere con ogni mezzo», afferma il sottosegretario alla programmazione e agli investimenti.

In parallelo il governo, anche per abbattere il muro alzato dai parlamentari grillini pugliesi contro lo scudo penale, punta alla decarbonizzazione dell'acciaieria. Spiega Turco: «In tutti i settori, basta guardare all'Enel, si va verso all'abbandono del carbone per rispettare gli impegni della transizione energetica. E anche per Taranto la decarbonizzazione è un percorso obbligato. In un anno si può passare a un sistema ibrido con il gas e poco dopo all'idrogeno. Il problema sono i costi alti, ma Eni e il Cnr stanno lavorando da tempo a questa nuova fonte energetica e nei prossimi mesi arriverà il Just Transition Fund promesso dalla nuova presidente della Commissione europea» Ursula von der Leyen.

IDEE PER IL CANTIERE TARANTO
A palazzo Chigi intanto stanno arrivando le «idee» sollecitate da Conte ai ministri per il Cantiere Taranto. Lorenzo Guerini (Difesa) si è impegnato a rafforzare l'attività dell'arsenale militare per dare lavoro ai dipendenti dell'ex Ilva in esubero. Paola Pisano (Innovazione) promette fondi per rendere Taranto «la città più digitalizzata d'Italia». Lorenzo Fioramonti (Istruzione) vuole lanciare un corso universitario di specializzazione sulla sicurezza ambientale e del lavoro. E Conte e Turco progettano di investire 10 milioni (ora bloccati dal Cipe) nell'Agromed: la piattaforma agroalimentare di supporto alle aziende agricole. E nel District Park: la vecchia società è stata messa in liquidazione, ma nella prossima riunione del Cipe il premier vuole affidare all'Autorità portuale di Taranto la gestione della piattaforma logistica a supporto delle attività del porto.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Novembre 2019, 09:55
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