Green pass obbligatorio in bar e ristoranti? Sette giorni per decidere

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di Alberto Gentili

L’avanzata della variante Delta fa paura. E la decisione di Emmanuel Macron di rendere obbligatorio il green pass per accedere a bar, ristoranti, bus, treni, aerei, cinema e teatri, che ha innescato in Francia la corsa al vaccino (ieri 792 mila inoculazioni e 1 milione di richieste: un record), ora è analizzata ai raggi x dal governo italiano. Ma Mario Draghi rinvia ogni decisione alla settimana prossima: «La situazione va valutata nel complesso e verranno avviati approfondimenti già nei prossimi giorni, quando si conoscerà meglio l’andamento della variante nel nostro Paese e si potrà fare un confronto comparato tra contagi e andamento della campagna vaccinale», dice una fonte dell’esecutivo, «e quando ci sarà da decidere sulla proroga dello stato di emergenza». Proroga pressoché scontata, anche se mancano conferme ufficiali per non innescare anzitempo la reazione di Matteo Salvini.

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Speranza e il modello Macron

Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, da sempre l’alfiere della linea della «massima cautela», non ha fretta. Il responsabile della Sanità, al pari di Draghi, vuole attendere il monitoraggio settimanale di venerdì prima avanzare delle proposte che verranno analizzate dalla cabina di regia politica della maggioranza che verrà convocata la prossima settimana. Così al momento Speranza esclude l’introduzione di nuove restrizioni, come prevedere l’obbligo della mascherina all’aperto in zona “bianca” e il ritorno del coprifuoco nelle Regioni che dovessero tornare in “giallo”: «Queste scelte non sono all’ordine del giorno, non si pensa a giri di vite a breve, tanto più che per adesso i contagi sono ancora bassi pur se in crescita significativa», dicono al ministero della Salute. Dunque, «nessuna precipitazione e nessuna decisione nelle prossime ore. Aspettiamo una settimana e vediamo...».

Il sì di Speranza e Pd

Ma Speranza, da ciò che filtra dal suo entourage, sarebbe favorevole ad adottare il modello-Macron. Con lui è schierato il Pd: «Siamo a favore della linea adottata dall’Eliseo», fanno filtrare dal quartier generale dem del Nazareno. E non solo per limitare i contagi: estendere l’uso del green pass convincerebbe gli indecisi, come è accaduto in Francia, a vaccinarsi. Non a caso anche il Cts e il commissario straordinario Francesco Figliuolo, responsabile della campagna vaccinale, salutno con favore l’iniziativa francese: «Concordo con Macron, la vaccinazione è una delle chiavi per il ritorno alla normalità. Per convincere gli ultimi irriducibili utilizzare il green pass per questo tipo di eventi potrebbe essere una buona soluzione».

Per adesso Speranza però attende. Non vuole innescare la reazione preventiva della Lega, con Salvini che già avverte: «Vaccino, tampone o green pass per entrare in bar e ristoranti? Non scherziamo. Con il virus bisogna conviverci». Contrari anche i 5Stelle: «L’ipotesi è prematura e penalizzerebbe chi non può vaccinarsi». E Giorgia Meloni sale sulle barricate: «L’idea di utilizzare il green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. Una follia anticostituzionale: la libertà individuale è sacra e inviolabile».

I dati del ministero

I dati analizzati al ministero della Salute sono però allarmanti. Non solo perché diversi immunologi, virologi e membri del Cts prevedono quota 30mila contagi entro fine agosto (ieri sono stati 1.534, 20 i morti) a causa dell’elevata capacità di diffusione della variante Delta (ieri è arrivata al 57% nel Lazio). A preoccupare Speranza sono i dati che arrivano dal Regno Unito dove nell’ultima settimana le ospedalizzazioni sono cresciute del 56% e i ricoveri in terapia intensiva del 50%. Insomma, l’esempio inglese dimostra (al contrario di ciò che si credeva) che la Delta non porta solo l’aumento dei contagi, ma pure criticità al sistema sanitario. Anche per questo il virologo Roberto Burioni mette a verbale: «Ciò che ha deciso Macron è inevitabile anche da noi, prima lo capiamo e meglio è. Non è giusto far portare il peso dei disagi causati da chi per ignoranza ed egoismo non si vaccina a coloro che hanno avuto il senso civico di vaccinarsi».

Le reazioni delle Regioni

Sul tema si dividono anche i presidenti di Regione. Il ligure Giovanni Toti si dichiara d’accordo: «Se il governo deciderà in questo senso, lo sosterremo convintamente. Chi sceglie di non vaccinarsi ne pagherà le conseguenze in qualità della vita». Il lombardo Attilio Fontana prima apre («saremo sicuramente favorevoli a una misura di questo genere»), poi ci ripensa e, richiamato all’ordine dalla Lega, frena: «Il piano vaccinale sta andando molto bene, non abbiamo bisogno del green pass come in Francia e non siamo nelle condizioni di proporre misure restrittive. Anzi». La linea di Salvini, insomma. 
 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 14 Luglio 2021, 15:07
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