Conte: Autonomia sì ma senza scuola. Ira dei governatori

L'autonomia si farà ma non sulla scuola: al termine del vertice a Palazzo Chigi sul regionalismo differenziato - a cui il vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato - è evidente che a prevalere in materia di istruzione sarà la linea dei Cinque Stelle, da sempre contrari all'applicazione del regionalismo a questo settore.

Di Maio: escludo crisi, con Salvini vediamoci e avanti. Il leader della Lega: «Lo vedrò, problema sono i no M5S»
Autonomia, Zaia: «Basito davanti a ennesimo rinvio»
Governo, crisi congelata: ma sul rimasto è scontro tra Conte e Lega

 


È lo stesso premier Giuseppe Conte che si intesta in qualche modo la decisione sottolineando i passi avanti che però vengono fatti sull'impianto del provvedimento. «Io tengo molto al fatto che il modello della scuola non può essere frammentato - dice al termine dell'incontro, durato circa un'ora - e non possiamo pensare che l'Autonomia differenziata significhi frammentare questo modello. Probabilmente i governatori interessati non avranno tutto quello che hanno chiesto, ma ci sta, è un negoziato tra Stato e Regioni». E assicura che continuerà a lavorare sul tema già dall'inizio della settimana prossima con incontri ristretti.
 


Esulta il viceministro all'Istruzione Salvatore Giuliano (M5S): «Dopo mesi abbiamo garantito l'unità del sistema di istruzione: non abbiamo ceduto cose che avrebbero potuto compromettere l'unità del Paese». Da quanto è emerso, è stato soppresso l'articolo che prevedeva l'assunzione diretta dei docenti su base regionale, come chiedeva la Lega. Non ci saranno quindi concorsi regionali e dunque nè differenze di stipendi tra i docenti e il personale della scuola delle varie regioni, nè tra i programmi. «La scuola rappresenta da sempre l'unità del nostro Paese: un luogo di crescita personale e collettiva, dove si formano i nostri giovani, la loro coscienza civica e il loro senso di appartenenza. Sarebbe stato impensabile veder frammentato e sacrificato un principio tanto nobile e importante», scandiscono i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera dei Deputati. Dall'altra parte, la notizia ha mandato su tutte le furie i governatori che più tengono al regionalismo differenziato, dunque quello del Veneto, Luca Zaia e della Lombardia Attilio Fontana.

«Resto basito - dice Zaia - ci sentiamo presi in giro da Conte, non da Salvini». E Fontana rincara minacciando di non firmare il provvedimento: «Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa». Anche la ministra leghista delle Regioni, Erika Stefani, appare contrariata. «L'autonomia funziona se c'è quella finanziaria. Non accetteremo nessun compromesso», dice. Tirano invece un sospiro di sollievo i sindacati della scuola, tutti da sempre contrari a qualunque ipotesi di regionalismo differenziato. «La nostra battaglia contro ogni ipotesi di regionalizzazione ha avuto, nel pomeriggio, un primo riscontro positivo», osserva il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi. Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, è soddisfatto per l'esclusione dai progetti di autonomia del personale della scuola ma attende i testi per leggere nero su bianco cosa c'è scritto. Anche per Maddalena Gissi, leader Cisl Scuola, l'esclusione della scuola dai progetti di regionalizzazione è «un fatto molto positivo, a coronamento di un'azione che la CISL Scuola sta conducendo da mesi, insieme agli altri sindacati e a un arco vastissimo di associazioni professionali e culturali, per l'unitarietà del sistema d'istruzione».




 
Venerdì 19 Luglio 2019, 17:21
© RIPRODUZIONE RISERVATA