Mirabelli: «Il proporzionale? Non dà stabilità, aumenta il potere dei piccoli partiti»
di Barbara Acquaviti

Mirabelli: «Il proporzionale? Non dà stabilità, aumenta il potere dei piccoli partiti»

«Una legge elettorale proporzionale rischia di rendere complessa la stabilità dei governi e meno chiaro l'indirizzo che ne risulta, perché naturalmente le forze marginali, se necessarie per assicurare la maggioranza, avrebbero una grande capacità di incidere sul negoziato per la formazione di governi di coalizione». Per il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, il passaggio dell'intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte dedicato alla riforma del sistema elettorale, tende a semplificare troppo un discorso che ha molte sfumature, sia sul piano tecnico che su quello meramente politico. «La legge elettorale deve avere due obiettivi: assicurare rappresentatività e assicurare governabilità. Su questo secondo aspetto in linea teorica certamente il sistema maggioritario è più idoneo. Ma c'è anche qui un elemento critico: può creare aggregazioni opportunistiche nel momento elettorale, unendo forze che hanno un grado di affinità, ma che sono pronte a frantumarsi in Parlamento e quindi a riprodurre delle spaccature subito dopo».

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Il sistema elettorale proporzionale certamente garantisce rappresentanza, ma la storia d'Italia non insegna che questo è avvenuto a scapito della stabilità?

«Il proporzionale manifesta una frammentazione che può essere a monte del momento elettorale. Diciamo che le leggi elettorali non sono di per sé risolventi dei problemi politici che derivano dalle forze in campo e dalle condizioni del Paese. Abbiamo esempi diversi di maggioritari che non funzionano e di proporzionali che funzionano, dipende da vari elementi. Per esempio, in quello tedesco un elemento di stabilità è dato dalla sfiducia costruttiva e dai patti forti che vengono stipulati dalle forze politiche».

Ma ai fini della stabilità (e della governabilità) o meno non conta anche la soglia di sbarramento?

«Va detto che in parte questa soglia di sbarramento sarà implicita con una riduzione del numero dei seggi perché la percentuale di voti che occorre raccogliere per avere una rappresentanza sarà più elevata. Un altro elemento sono i regolamenti parlamentari che hanno cercato in parte di ridurre la frammentazione consentendo la formazione di gruppi solamente con un determinato numero di componenti ed escludendo chi non ha un simbolo che si è presentato alle elezioni».

Quindi l'affermazione del presidente del Consiglio Conte secondo cui una legge proporzionale può aiutare a ricomporre il quadro può essere considerata corretta o no?

«In astratto potremmo dire che non è, per assurdo, né giusta né sbagliata. Se si estremizzano le cose il proporzionale è meno idoneo per assicurare una forte governabilità, il maggioritario è più orientato in questo senso. Però c'è anche un'altra questione. L'espressione di Conte non rivela quello che è il modello concreto a cui fa riferimento. Se per esempio ci fosse una soglia di sbarramento notevole oppure se si prevedesse un apparentamento tra forze politiche staremmo parlando di tutta un'altra legge elettorale».

Le opposizioni, i partiti del centrodestra, hanno poi criticato il premier per aver annunciato questa iniziativa, poiché la legge elettorale è materia parlamentare. Questo è vero dal punto di vista costituzionale?

«C'è questo aspetto, per un verso, ma il governo può coadiuvare certamente. Tuttavia, va sottolineata un'altra cosa: in un sistema ordinato e che funziona, la legge elettorale dovrebbe essere di convergenza tra le forze politiche della maggioranza e dell'opposizione, un patto comune che giova a chiunque sarà il vincitore. Non può essere uno strumento per cercare di perpetuare il proprio potere o per limitare l'avversario. Tra l'altro, quando si procede così, alla fine si ottengono sempre risultati sorprendentemente diversi da quelli che ci si prefigurava». 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Gennaio 2021, 09:21
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