Giorgia Meloni rassicura gli Usa: «Noi garanti per l’Ucraina». La leader di Fdi punta sull’atlantismo

Salvini: subito i nomi dei futuri ministri Berlusconi: «Il premier lo sceglierà FI»

Meloni rassicura gli Usa: noi garanti per l’Ucraina La leader di Fdi punta sull’atlantismo

di Emilio Pucci

Ha già indossato i panni responsabili di chi deve governare. Giorgia Meloni punta al 25 settembre, ha dato il via alla campagna elettorale con un intervento in direzione, lanciando messaggi ben precisi sia all’esterno che all’interno del mondo di Fdi. Il primo e più significativo, in veste già di leader della coalizione, rivolto a chi ritiene che con la destra al governo il Paese sia in pericolo: «Ribadiamo che saremo garanti, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino. Posso dire che un’Italia guidata da Fdi e dal centrodestra sarà un Italia affidabile sui tavoli internazionali».

Il secondo al “competitor” Enrico Letta: «Ha detto che l’Italia dovrà scegliere tra lui e noi. È vero. Quando la storia chiama bisogna rispondere e noi non ci siamo mai tirati indietro». Il terzo agli alleati: «Serve un’alleanza solida. Si vince e si perde insieme. In questa campagna elettorale non ci dovrà essere alcuna polemica. Le polemiche aiutano gli avversari e noi non vogliamo concedere neanche un millimetro». L’ultimo proprio ai suoi: «Se qualcuno pensa di poter, sotto le nostre insegne, avere comportamenti che consentono alla sinistra di dipingerci come nostalgici da operetta quando noi stiamo costruendo un grande partito conservatore, sappia che ha sbagliato casa e che lo tratteremo come merita: un traditore della nostra causa».

PIAZZA PULITA

Un discorso con l’obiettivo quindi di rassicurare sia chi manifesta perplessità all’estero, dagli Stati Uniti e dall’Europa, nei confronti di Fdi; sia chi ritiene che il partito di via della Scrofa non abbia una classe dirigente in grado di guidare l’Italia. Sarà comunque fatta piazza pulita, nessuno dovrà manifestare atteggiamenti che possano minare l’immagine di affidabilità del partito. In ogni caso la Meloni si è detta orgogliosa del percorso fatto da Fdi: «Abbiamo scelto sempre la strada più difficile, senza accettare scorciatoie e senza ammiccare al pensiero unico. Rivendichiamo la nostra diversità e chiediamo rispetto». La mission è arrivare, insieme a Forza Italia, Lega e ai centristi (la Meloni ha sottolineato l’atto di generosità nei confronti di quest’ultimi che avranno 11 collegi nella ripartizione), a un governo forte, credibile e con un programma chiaro e definito. Vuol dire che non ci dovranno essere fughe in avanti, il piano di governo non dovrà prevedere idee non sostenibili finanziariamente. 

La presidente di Fdi ha invitato i dirigenti ad aspettare ancora per il programma: ogni partito della coalizione preparerà quello proprio, ma poi ci sarà un documento congiunto con il quale il centrodestra si presenterà al giudizio degli elettori. La Meloni ha in mente dunque un governo “inappuntabile”, come ha spiegato ai suoi. Un esecutivo dei migliori che – questo il ragionamento – non potrà essere attaccato perché espressione non solo della buona politica ma anche del mondo delle professioni e della società civile. Con personalità – l’esempio è quello del giudice Nordio – apprezzate nel proprio campo di competenza.

 

È presto per un confronto all’interno del centrodestra sui ruoli da assegnare nel caso di vittoria alle urne. «A me piacerebbe che il centrodestra presentasse i ministri prima del voto», ha spiegato ieri Salvini prenotando il Viminale se non dovesse riuscire nell’intento di sopravanzare Fdi. «Chi prende un voto in più vince. Io ho l’ambizione che sia la Lega a farlo. Punto in alto, ma chiunque andrà a fare il ministro degli Interni lo dovrà fare seriamente», ha rimarcato. Berlusconi, che ieri sera è tornato in uno studio televisivo dopo una lunga assenza, ha provato a riaprire a modo suo la questione della premiership: ««Sarà Forza Italia ad indicare il premier perché io scendo in campo anche stavolta in una campagna elettorale come ho fatto diverse volte, perché sento dentro forte il dovere di farlo».

La partita interna all’alleanza, dopo il vertice di mercoledì, non è finita. Martedì ci sarà la replica. Perché ora la contesa si sposta sui collegi sicuri e quelli che non sono considerati tali. Ieri in Transatlantico mentre qualche leghista si lamentava per i 70 seggi attribuiti al partito («Sono pochi considerato che la Meloni andrà a palazzo Chigi», argomentava un ex lumbard) si è formato un capannello di esponenti di FI (che registra un altro addio, il fedelissimo della Carfagna, Casciello) per chiedere a Tajani il resoconto dei criteri delle candidature. Forza Italia si caricherà il peso dell’Udc solo se il partito di Cesa non presenterà il simbolo. Qualche mal di pancia nella coalizione c’è ma l’intesa è comunque a portata di mano.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 29 Luglio 2022, 09:18
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