Fioramonti: «Io in regola». Ma sul
nodo rimborsi è guerra nei 5Stelle
di Diodato Pirone

Fioramonti: «Io in regola». Ma sul nodo rimborsi scoppia la guerra nei 5Stelle

 Atmosfera sempre più pesante nei 5Stelle. È scontro aperto tra Luigi Di Maio e Lorenzo Fioramonti dopo che quest'utlimo si è dimesso dal governo. L'ormai ex ministro dell'Istruzione, finito nel mirino dei 5 Stelle per il suo voltafaccia e le critiche all'esecutivo, non ci sta a finire nel tritacarne e va all'attacco: «Mi stupisce che tante voci della leadership del M5s mi stiano attaccando. E per che cosa? Per aver fatto solo ciò che ho sempre detto». Fioramonti si dice indignato: «Mi sarei aspettato il contrario: dovevano essere loro a chiedermi di onorare la parola data invece di far finta di niente come hanno sempre fatto i politici italiani».
Di Maio non entra in polemica aperta e continua a mantenere un eloquente silenzio che però, secondo molti esponenti pentastellati, testimonia la forte irritazione del capo politico verso l'ex ministro. Tanto da far pensare ad una imminente resa dei conti interna.

Fioramonti si difende: ho restituito ciò che dovevo, soldi a polo Taranto. Ma dal Mise lo smentiscono

A scendere nella mischia è invece il viceministro Stefano Buffagni. Che sottolinea che non è stato Di Maio a volere che Fioramonti diventasse ministro e poi lo attacca pesantemente. «Se sogna di fare il capo politico, o lanciare il suo movimento verde, sono fatti suoi, ma sono certo che se uscirà dal Movimento si dimetterà» dice Buffagni alludendo da un lato alle voci che danno Fioramonti alla testa di un costituendo gruppo parlamentare filo governativo e dall'altro invitandolo a dimettersi di sua iniziativa dal M5S.

CAPITOLO SPINOSO
Il nodo delle espulsioni per il M5S resta un capitolo spinoso. Da giorni i 5Stelle si rinfacciano accuse sulle mancate «restituzioni» di parte dello stipendio, onere che ciascun parlamentare pentastellato si è impegnato ad assolvere per «contratto» in occasione della candidatura. Il fatto è che in troppi, anche tra i «big» del Movimento, non risultano in regola con i pagamenti. E Fioramonti è tra questi. «Non restituisce da dicembre 2018 e non sta quindi rispettando gli impegni presi con i cittadini», lo accusa Buffagni.
L'ex ministro annuncia invece che la sua parte sarà devoluta al Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile di Taranto. Ma il Tecnopolo non ha ancora un conto corrente. «È impossibile fare qualsiasi tipo di versamento alla fondazione Tecnopolo, non c'è ancora lo statuto della Fondazione», si sottolinea al Mise. Secondo fonti vicine all'esecutivo, poi, i 3 miliardi in più per l'Istruzione chiesti da Fioramonti erano stati inseriti nella manovra.
Ma l'incendio fra i 5Stelle si propaga al punto che anche il senatore Gianluigi Paragone si inserisce nel dibattito.«I rompicoglioni non piacciono più tanto al M5S» attacca il giornalista, finito anche lui sotto esame del collegio dei probiviri per una possibile espulsione. «Io rischio di essere espulso perché ho detto No alla fiducia ma visto che ai probiviri piace il rispetto delle regole è giusto che anche io chieda il loro intervento: tra quelli che non sono in regola con i pagamenti ci sono ministri, presidenti di commissione....gente che predica bene e razzola male!», annuncia.
Nel mirino di Paragone c'è soprattutto: «la onorevole e ministro Fabiana Dadone che è probiviro, dovrà giudicarmi, ma le sue restituzioni sono ferme a 5 mensilità..», spiega Paragone annunciando un esposto se la ministra non si metterà in regola.
Paragone, comunque, fa moltissimi nomi: «C'è gente che dall'inizio dell'anno non ha rendicontato nulla: Acunzo, Aprile, Cappellani, Del Grosso, Dieni, Fioramonti, che lo hanno anche fatto ministro, e poi Frate, Galizia, Grande, Lapia, Romano, Vacca, Vallascas, Giarrusso». Il senatore attacca pesantemente non solo i peones:«Tra chi ha pagato poco c'è la Nesci, che voleva candidarsi in Calabria, e la Ruocco, che punta alla presidenza della Commissione sulle banche».
Ultimo aggiornamento: Sabato 28 Dicembre 2019, 09:14
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