Draghi: «Situazione seria». L’ultima offerta ai grillini: interventi su salario minimo e taglio del cuneo fiscale

Il colloquio con il Capo dello Stato senza fare scenari: «Li posso ancora convincere»

Draghi: situazione seria. L’ultima offerta ai grillini: interventi su salario minimo e taglio del cuneo fiscale

di Francesco Malfetano

Il rebus della permanenza M5S in maggioranza non è irrisolvibile. Anzi, Mario Draghi è convinto di avere tra le mani la soluzione giusta per impostare un percorso di rinnovata collaborazione con il Movimento: il salario minimo. Perché il governo non si disgreghi troppo presto però, ora è fondamentale non sbagliare alcuna mossa. «E vedrete che non succede nulla» tranquillizzano quindi più vicini al premier.

TENSIONE

Ma la tensione resta alta. E dopo lo strappo grillino a Montecitorio e una girandola di faccia a faccia con alcuni dei suoi ministri, Draghi ieri pomeriggio è salito al Quirinale. Un «messaggio politico» evidente secondo uno dei componenti dell’esecutivo. Un avvertimento sulla «serietà della situazione attuale» che però, grazie all’agenda degli appuntamenti del premier, ha anche «il sapore della mano tesa». Oggi infatti si terrà l’atteso vertice con i sindacati. Un tavolo su cui Draghi - insieme ai ministri dell’Economia Daniele Franco, del Lavoro Andrea Orlando e della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta - sono convinti di poter giocare carte (e risorse) vincenti. 
Non solo per la difesa del potere d’acquisto dei cittadini o per la tutela delle imprese, già chiaramente parte della road map dell’esecutivo, ma anche per fornire ai cinquestelle una prova che governo e grillini possono remare nella stessa direzione. Oltre al salario minimo (ieri di nuovo invocato da Beppe Grillo sul suo blog) anche il taglio al cuneo fiscale e il rinnovo dei contratti in sospeso. Tant’è che ieri, a via di Campo Marzio, l’ala più “governista” del Movimento 5 stelle continuava a far passare il messaggio che «le uniche cose che contano» non sono rimpasti o nuove caselle all’interno dell’esecutivo, ma «le risposte alle drammatiche urgenze delle famiglie». Vale a dire proprio il punto di caduta su cui il governo oggi punterà forte.

Temi che però, se hanno il vantaggio di offrire a Giuseppe Conte una sorta di scappatoia dalle bizze dei suoi, per la loro complessità non possono esaurirsi in un’unica giornata di confronti. E non solo perché prima del voto al Senato la stessa delegazione governativa ha già in programma di incontrare anche imprese e associazioni datoriali. Quanto soprattutto perché l’obiettivo reale del governo è esercitare il mandato ottenuto questa settimana il prossimo autunno, attraverso la legge di bilancio. Non a caso palazzo Chigi sottolinea come oggi - pur dando per scontato ciò che non lo è, e cioè che il vertice andrà come si pensa - saranno segnati sì «progressi importanti» ma non definitivi. Tradotto: quello con i sindacati è uno snodo cruciale ma potrebbe non essere un vero e proprio ultimatum per Conte
Decisamente meno prudenti i più draghiani tra i ministri. «Daremo i segnali giusti» confida uno dei più ferventi sostenitori del premier. «Potranno solo ratificare la pace». L’idea all’interno dell’esecutivo è infatti mettere un po’ all’angolo i pretesti del Movimento, accantonando in maniera definitiva le nove richieste «pretestuose» avanzate dall’avvocato al premier nella sua lettera. 

 

SINTONIA

Polemiche politiche a parte la sintonia tra il premier e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è totale. Al punto che anche i messaggi lasciati trapelare alla stampa dopo quaranta minuti di vis-a-vis vengono usate parole e toni identici. Si è parlato «degli esiti del viaggio in Africa» e della situazione «politica internazionale, nazionale ed economica». Nessuno spazio a «scenari eventuali» o «ipotesi alternative» sulla tenuta della maggioranza. 

Eppure l’idea dell’incontro - che non era stato programmato in anticipo - è iniziata a maturare già prima della «gravissima» uscita dei deputati grillini dall’Aula di Montecitorio. Quando cioè a irritare Draghi ci ha pensato il centrodestra. Il premier infatti non ha apprezzato la mossa di Silvio Berlusconi che, a un’ora dal voto di fiducia, gli ha chiesto di «sottrarsi alla logica politicamente ricattatoria» del M5S e di avviare una verifica di maggioranza. Un clima da resa dei conti favorito dai pronti applausi dei leghisti che, si ragiona tra i fedelissimi, prima promettono di essere il partito del premier e poi tifano per l’instabilità dell’esecutivo. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Luglio 2022, 00:26
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