Ddl Zan, i punti che non piacciono alla Santa Sede: il nodo dell'articolo 2

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di Mario Landi

Ddl Zan, sono dieci gli articoli per contrastare omotransfobia e non solo, dieci articoli che hanno innescato una battaglia politica nella quale ora entra anche il Vaticano. Un testo già approvato dalla Camera nel novembre scorso, ma che nel passaggio al Senato ha trovato le barricate del centrodestra trincerato dietro un solido ostruzionismo in commissione Giustizia ferma ormai da diversi mesi alle audizioni. Il provvedimento ha scatenato reazioni dentro e fuori dal palazzo con prese di posizioni pro e contro anche nella società civile.

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Ddl Zan, posizioni variegate

L'argomento è divisivo e addirittura all'interno della comunità Lgtb le posizioni non sono unanimi. Contrarie le femministe più radicali sulla definizione di identità di genere. Il 28 aprile scorso entra nel dibattito anche la conferenza Episcopale italiana e chiede di non toccare la differenza tra uomo e donna e nemmeno la famiglia, ma sul resto si dice pronta al dialogo. Così mentre per mesi va avanti la melina a palazzo Madama e il centrosinistra la scorsa settimana ha dichiarato di essere pronto a portare in Aula il ddl entro luglio, scende in campo pubblicamente il Vaticano. La segreteria di Stato, nella persona di monsignor Paul Richard Gallagher, chiede, in una nota consegnata all'ambasciata italiana presso la santa Sede, di modificare lo Zan perché «violerebbe alcuni accordi previsti nel Concordato».

 

 

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DDl Zan, i timori della Chiesa

I timori della Chiesa è che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa «riducano la libertà garantita alla Chiesa dall'articolo 2 dell'accordo di revisione de Concordato». «Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni» conclude la lettera e il centrodestra tende subito una mano, infatti chiederà oggi stesso l'acquisizione del documento in commissione. Intanto il Centrosinistra si riunisce per cercare una linea condivisa dopo la spallata della Chiesa e Letta dichiara: «Disponibili al dialogo, pronti a guardare i nodi giuridici». Sotto la lente del Vaticano è l'articolo 7 del ddl che non esenterebbe le scuole private dal celebrare la Giornata nazionale contro l'omofobia che verrebbe istituita per il 7 maggio. Inoltre la comunità cattolica teme di non essere più libera di esprimere le proprie opinioni, ad esempio un sacerdote parlando di famiglia nel corso di un'omelia potrebbe andare in contrasto con quanto prescritto dal provvedimento, ma si temono problemi anche nella didattica. A finire nell'occhio del ciclone in questo caso è l'articolo 4 del provvedimento, quello sulla libertà di espressione che lascerebbe, secondo i cattolici, ad alcuni la possibilità di esprimere la propria posizione sulla natura dell'omosessualità ed ad altri l'impossibilità di farlo.

 

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Lo stesso rilievo è stato fatto in sede giuridica. Giovanni Maria Flick in audizione è intervenuto sull'articolo 1 che definisce il significato delle parole: sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Sono definizioni - ha detto - »che finiscono per confondere, sarebbe più agevole introdurre il concetto di sesso in tutte le sue forme e manifestazioni«. L'ex guardasigilli ritiene invece »doveroso« integrare la legge Mancino (art.5) seguendo lo schema della Costituzione che prevede: »tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e socialì. Il ddl modifica anche gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale estendendo (art. 2 e 3) ai reati di discriminazione basati «sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere o sulla disabilità» oltre ai previsti motivi «razziali, etnici, religiosi o di nazionalità».

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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Giugno 2021, 19:21
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