Crisi di governo, come ci si è arrivati? Ipotesi nuove elezioni il 25 settembre o il 9 ottobre

Sin da subito nessuno ha creduto che Conte avesse digerito l'avvicendamento con Draghi a palazzo Chigi. Tuttavia la costante ricerca di un pretesto per porre in difficoltà il premier è via via diventata più evidente

Il calendario della crisi: come siamo arrivati fin qui? Prospettiva voto il 25 settembre o il 9 ottobre

di Francesco Malfetano

Per stabilire da dove inizi la crisi che si innescherà oggi al Senato bisogna addirittura sfogliare il calendario a ritroso fino alla fine di gennaio 2021. Sin da subito infatti, nessuno ha creduto che Giuseppe Conte avesse digerito l'avvicendamento con Mario Draghi a palazzo Chigi. Tuttavia la costante ricerca di un pretesto per porre in difficoltà il premier è via via diventata più evidente. Specie negli ultimi mesi quando lo scontro si è spostato sul conflitto ucraino. Un piano inclinato che ha finito con l'innescare una repentina discesa verso il voto di oggi a Palazzo Madama.

Mattarella, è la sua quarta crisi di governo. Cosa farà ora il presidente della Repubblica? 

21 GIUGNO: RISOLUZIONE E SCISSIONE


E palazzo Madama è anche dove la frattura aperta dal Movimento è iniziata a diventare insanabile. Il 21 giugno al Senato si vota la risoluzione sull'Ucraina che di fatto lascia le mani libere al governo per l'invio di nuove forniture militari a Kiev. Solo dopo un lungo e difficile dibattito i 5 stelle decidono di votare a favore del governo evitando lo strappo. I contorni che sta assumendo la vicenda però appaiono già definiti a chi sta dentro al M5S. E così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio decide di lasciare il suo partito per fondare Insieme per il futuro e si porta dietro una sessantina di parlamentari. 

29 GIUGNO: L'INTERVISTA DI DE MASI


Per evitare che il Movimento implodesse ulteriormente dopo la scissione, a Roma sbarca il garante Beppe Grillo. Durante uno dei suoi colloqui all'hotel Forum si confida con il sociologo e amico di sempre Domenico De Masi. A lui - ma anche a diversi parlamentari secondo le ricostruzioni - dice di aver ricevuto pressioni da Mario Draghi per accantonare Giuseppe Conte, perché «inadeguato» a guidare il Movimento. Cala il gelo tra il leader pentastelllato e il capo del governo. Tant'è che si inizia a discutere dell'ipotesi di un appoggio esterno all'esecutivo da parte dei 5 stelle. 

5 LUGLIO: FALLISCE LA MEDIAZIONE SUL DL AIUTI


Dopo lo scontro già consumato in Commissione, fallisce anche la mediazione del governo sul Decreto Aiuti. L'esecutivo prova fino all'ultimo ad evitare di apporre la fiducia sul provvedimento, provando a cucire un accordo di maggioranza. Non c'è margine. Il Movimento non vuole scendere a compromessi su alcune norme sgradite, in particolare quella che riguarda la costruzione del termovalorizzatore di Roma. Vengono respinte dall'Aula anche le proposte del M5S sul Superbonus, intese dai grillini come una sorta di contropartita. 

 

6 LUGLIO: I NOVE PUNTI DEL M5S


La situazione sta precipitando. Per il 4 luglio si prevede quindi un incontro tra Giuseppe Conte e Mario Draghi. Dopo il rinvio a causa della tragedia della Marmolada e del viaggio del premier in Turchia, l'avvocato viene ricevuto a palazzo Chigi e consegna un documento in 9 punti con cui intende indirizzare l'azione del governo. Per Draghi le richieste sono ricevibili e manda segnali di apertura al Movimento. Segnali che culminano, martedì 12 luglio, con l'incontro tra l'esecutivo e i sindacati in cui si instaura il percorso per arrivare all'introduzione di un salario minimo (una delle richieste del Movimento). 

7 E 11 LUGLIO: IL PASSAGGIO A MONTECITORIO
Arriva alla Camera il dl Aiuti. Sul testo il governo alla fine ha scelto di apporre la fiducia. Giudicati troppo importanti i 23 miliardi di euro di provvedimenti previsti. Il Movimento però trova una formula per non togliere il suo sostegno all'esecutivo. Il regolamento di Montecitorio infatti, consente un voto "spacchettato" tra fiducia e testo. Quindi al voto favorevole del 7 luglio, segue (l'11) l'astensione dei 5 stelle sul provvedimento. 

14 LUGLIO: FIDUCIA AL SENATO E VERIFICA
I regolamenti del Senato non prevedono lo stesso escamotage di Montecitorio. Dopo diverse giornate di confronto il Movimento decide allora di astenersi. Una decisione che, come chiarito più volte da Mario Draghi, lo spingerà a porre fine all'esperienza di governo. Il premier oggi è determinato a rassegnare le sue dimissioni a Sergio Mattarella e non chiedere la riconferma. Nulla però è ancora stabilito. Le altre forze di maggioranza - Forza Italia, Lega e Pd - chiedono arrivano a chiedere una "verifica". E cioè che Draghi torni alle Camere per verificare se il governo ha ancora i numeri per andare avanti. 

25 SETTEMBRE O 10 OTTOBRE: LO SPETTRO DEL VOTO
Mario Draghi però, quantomeno in questo momento, non sembra intenzionato a compiere questo passo. Lo scenario alternativo di un governo guidato da un altro tecnico al suo posto non viene considerata attuabile. Allora terminato un probabile giro di consultazioni affidato al presidente della Camera Roberto Fico e alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, Sergio Mattarella potrebbe sciogliere le Camere e indire le elezioni. Da quel punto in poi resterebbero circa due mesi per andare al voto. Iniziano anche a circolare le prime date considerate plausibili: domenica 25 settembre o, due settimane più tardi, il 9 ottobre. 


Ultimo aggiornamento: Sabato 16 Luglio 2022, 10:40
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