Conte, in Forza Italia spuntano i tentati dal salto: «All’ultimo si fanno gli affari migliori»

Video
di Mario Ajello

È talmente un fatto di vita e di morte che il luogo delle trattative, delle speranze, delle illusioni e possibili disillusioni è la stanza della Terapia d’Urgenza - così c’è scritto nell’insegna ospedaliera bianca e rossa - in un corridoio appartato al primo piano di Montecitorio. Lì ci si vede per offrire, e semmai ricevere, in vista del voto di oggi al Senato. Ecco il deputato toscan-berlusconianissimo Mugnai che, davanti alla porta della Terapia d’Urgenza, spiega a qualche amico: «Gli affari migliori al mercato si fanno mezz’ora prima che chiuda». Cioé? E’ un po’ quello che dicono tutti anche nel cortile di Montecitorio - altro luogo di do ut des, esempio: «Alla Binetti in cambio del tradimento contro Cesa e contro il centrodestra il ministero della Famiglia andrà di sicuro» - dove si dà per scontato il no problem per Conte alla Camera e anche al Senato. Dove però oggi avrà i numeri dell’aritmetica - 151 sono pochi ma bastano, 158 forse, 154 probabilissimi - poi però dovrà allargarsi per reggersi in piedi. 


Renato & Renata


Capannelli di berlusconiani fanno la conta e la commentano così: «Siamo 91 deputati e al prossimo giro saremo al massimo 36, siamo 51 senatori e dopo le elezioni se ne tornano 16 è grasso che cola». Quindi? Andrea Ruggeri, che è un tipo lucido, va al sodo: «Un pezzetto di Forza Italia pian piano potrebbe andare con Conte». In quel momento passa Brunetta e tutti rivolgono gli occhi a Renato seguito, a poca distanza da Renata (Polverini), che di lì a poco voterà appunto la fiducia strappando platealmente con FI. Al Senato si prevede intanto che 5 o 6 azzurri propendono per Conte, nonostante Berlusconi abbia assicurato, in cambio della promessa del Quirinale ribadita nell’ultimo summit via Zoom dei tre leader del centrodestra, di aver bloccato ogni possibile transfuga. Per ora. Ciò che è certo è che la Terapia d’Urgenza vede assiepata davanti alla sua porta un gruppo di grillini che parla con un collega al telefono.

 

Crisi di governo, i renziani hanno paura: «Torniamo a trattare, se si vota ci asfaltano»

 

 

«Sììì..., daiiii..., vaiiii....», si sente dire. E dall’altra parte del telefono è collegato, da casa, il sottosegretario stellato Ferraresi il quale aspetta da un minuto all’altro il responso del tampone: «Se è negativo - dice ai colleghi - vi raggiungo subito a Montecitorio e voto per Conte». «Bravo, ti aspettiamo», è la risposta. Intanto Fraccaro, sottosegretario di Conte a Palazzo Chigi, si aggira dicendo agli amici: «Giuseppe le ha suonate a Renzi, bene così!». Se non fosse che non ha entusiasmato davvero nessuno il discorso del premier, e gli applausi dei grillini e dei dem parevano trattenuti dal terrore più che spinti dal doping di un eventuale nuovo inizio. 


Uscendo dalla Camera dopo pranzo, che ormai non è più l’ora della siesta ma della sanificazione dei locali di Montecitorio, un gruppo di stellati cercando di non farsi sentire da Bonafede e Fraccaro che in aula hanno fatto da scudo anche fisico a Conte e pensando magari di interpretare il mood di Di Maio osservano: «Se Conte al Senato non ha la maggioranza politica, si deve dimettere e si ridiscute tutto». Ovvero, via Bonafede e Fraccaro e avanti qualcun altro di loro. Faide, ecco, oltre che trattative si svolgono in Parlamento. Conte ha appena messo in palio il ministero dell’Agricoltura e si scatena il pissi pissi: «L’uddiccino Saccone sarebbe perfetto per quel posto». Ma tempo al tempo. Intanto un tizio di Fratelli d’Italia grida in aula mentre Conte sta dicendo che l’Agricoltura è in palio: «Ma metteteci Mastella che fate prima!». 

 

Video


Carmelo chi? 


A un 5Stelle arriva un sms che lo informa di una presunta svolta. C’è scritto: «Carmelo Lo Monte, del Gruppo Misto alla Camera, vota la fiducia al governo». Segue coro grillino: «Ottimo! E andiamo a comandare...» (come nella vecchia canzoncina di Rovazzi). Poi la letizia si blocca di colpo, gli occhi si granano e parte il dubbio: «Ma chi cavolo è ‘sto Lo Monte?». Un centrista ex lombardiano di Sicilia, classica razza trasformista. Ma va bene tutto. A due passi dalla Terapia d’Urgenza, l’eterno democristiano Rotondi impartisce lezioni di saggezza: «Sto dicendo a Conte e ai renziani: create un centro insieme e sarete attrattivi anche per Forza Italia che non vuole più essere ostaggio di Salvini». Di fatto, c’è chi esagera: «Conte ha fatto un discorso alla Gianni Letta». Ma magari! «Ha parlato del sesso degli angeli, dicendo europeismo, popolarismo, moderatismo e quelle cose lì», sbotta il forzista Osvaldo Napoli: «Se Conte avesse un’offerta politica e un progetto, che nel suo discorso non ho visto, avrebbe chiamato Berlusconi e Tajani e avrebbe detto loro: che cosa ne pensate, ci state o no? Così si fa politica, il resto è fumo e mercato delle vacche». 


Andando via da Montecitorio, Conte dice a chi lo intercetta: «Ma se anche in Spagna, Portogallo, Svezia e altri Paesi si governa con un governo di minoranza, che problema c’è? E quante volte è accaduta la stessa cosa nella storia italiana?». Ecco, meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Ieri alla Camera, oggi al Senato. E domani chissà. La Terapia d’Urgenza potrebbe non bastare più. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Gennaio 2021, 20:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA