​Conte apre a Renzi: finiamola, vieni al tavolo e tratta tu con noi
di Marco Conti

​Conte apre a Renzi: finiamola, vieni al tavolo e tratta tu con noi

«L’obiettivo di Conte non è quello di alimentare scontri». A palazzo Chigi si cerca di buttare acqua sul fuoco delle polemiche. Soprattutto si cerca di non offrire a Matteo Renzi altri argomenti per tenere viva una polemica che aiuta la visibilità di “Italia Viva”, ma che destabilizza il governo e irrita soprattutto il Pd di Nicola Zingaretti. Ed infatti ieri pomeriggio anche il segretario Dem ha preferito annullare il passaggio ad uno dei banchetti del Pd, lasciando al ministro Francesco Boccia il compito di replicare agli assalti dell’ex presidente del Consiglio.

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«Lavoriamo per il bene del Paese» e «l’importante è che tutti accettino che le proposte siano veicolate nei vertici governativi- sostiene il presidente del Consiglio - senza alimentare sui giornali e tv partite solitarie e autoreferenziali». Nel non detto del premier si coglie anche l’invito a Renzi a partecipare personalmente ai summit di maggioranza. Un invito che però molto difficilmente l’ex premier accetterà anche perchè sinora i capi-delegazione - da Franceschini a Di Maio passando per Speranza - sono tutti ministri, e Conte dovrebbe aprire le porte del governo all’ex sindaco di Firenze. Come è convinto, Conte, che un’eventuale crisi di governo non porterà ad elezioni - visto l’imminente voto sul taglio dei parlamentari - ma ad un più che probabile cambio di inquilino a palazzo Chigi. La sfida tra Conte e Renzi sta tutta in questo gioco di specchi che coinvolge anche i dem ai quali ieri “Italia Viva” ha sottratto un altro senatore, Anna Maria Parente, che lascia il Pd che gli ha preferito Tommaso Nannicini alla guida della commissione lavoro di palazzo Madama. Nel gioco di logoramento delle rispettive leadership - che Conte e Renzi conducono ai danni degli alleati di governo - molte sono le variabili destinate presto ad entrare in gioco. La prima è geopolitica e attiene alla accuse dell‘ex consulente del presidente Donald Trump George Papadopoulos, coinvolto nell’inchiesta del procuratore Robert Mueller sul cosiddetto Russiagate. Renzi ha presentato querela respingendo l’accusa di aver tramato contro l’attuale presidente degli Stati Uniti. 

Sulla barricata opposta - accusato di aver in qualche modo “scambiato”, con l’attuale amministrazione Usa, il sostegno a palazzo Chigi con il via libera ai colloqui degli americani con agenti dei servizi - è stato invece schierato Giuseppe Conte che non minaccia querele, ma promette di riferire al Copasir. Il fatto di essere di fatto collocati su fronti opposti, in una faccenda tutta a “stelle e strisce” e tutta da chiarire, non incide sulle prossime scadenze parlamentari, ma rende Conte e Renzi ancor più protagonisti di una vicenda al termine della quale è probabile che solo una versione resti in piedi. Per Carlo Calenda «il macello in corso nel governo era prevedibile». L’ipotesi dell’ex ministro, uscito dal Pd, è che possa presto «saltare tutto» per aprire la strada ad un governo istituzionale «senza Conte e con FI». Martedì alla Camera si voterà il taglio lineare dei parlamentari frutto della retorica anticasta “soffiata” da più fronti negli ultimi anni e che il Movimento, che della casta è ora parte con tanto di scorte, vitalizi e autoblu, sta portando a compimento sventolando mirabolanti risparmi. Nel Pd e in Leu i mugugni non mancano - anche perché nelle tre precedenti votazioni si erano espressi contro - e nella maggioranza è scattato l’allarme visto che la riforma costituzionale deve raggiungere a Montecitorio quota 316. Come al solito a metterci la faccia, senza reticenze e giochetti, è la sparuta pattuglia radicale. Riccardo Magi voterà contro ritrovando sintonia con Bonino e Della Vedova, dopo il voto di fiducia dato al governo. 
Il rischio più grande per la maggioranza sono però le assenze anche se la precettazione è già scattata nel Pd e nel M5S, mentre Ettore Rosato assicura che i 26 di Italia Viva saranno «fedeli». Con il quarto e ultimo voto al taglio dei parlamentari, l’attuale legislatura verrà di fatto imbullonata visto che - dopo il taglio - un terzo dei parlamentari è sicuro di non rientrare al prossimo giro. Una certezza che aiuta Renzi, il quale ha bisogno di tempo per radicare il suo nuovo movimento, ma che espone l’attuale esecutivo e, soprattutto Conte, il quale ieri, nell’intervista di ieri al Corriere - smorzando la minaccia di Zingaretti su un possibile ritorno al voto - mostra di comprendere quale possa essere a breve la posta in gioco. Perché se con il taglio dei parlamentari la legislatura si consolida e si svuota la minaccia di quel voto anticipato che Matteo Salvini ha spesso usato come clava sul M5S, i governi possono essere impallinati con maggiore libertà e sine cura.
Conte lo ha compreso e il tentativo di coinvolgere Renzi nelle scelte dell’esecutivo val bene qualche tensione in più con il M5S che sinora hanno evitato di considerare l’ex premier un alleato.
 
Domenica 6 Ottobre 2019, 09:34
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