Renzi-Conte, strappo rinviato
Il premier: «Non osa rompere»
di Alberto Gentili

Conte: Renzi non osa rompere ma non gli farò io il favore

ROMA E' rimasto trincerato nell'aula della Camera, Giuseppe Conte, mentre le agenzie battevano le minacce lanciate da Matteo Renzi. Poi, incassato il sì alla risoluzione di maggioranza sulla politica europea, si è infilato senza fiatare a palazzo Chigi e ha confidato: «Renzi provoca ma non ha il coraggio di rompere e non sarò io a fargli il favore. Però sono stanco di mediare, non mi farò cuocere a bagnomaria. Ora avanti a testa bassa con l'azione di governo, perché è evidente che quello vuole provocarne la paralisi per poter dire: Visto? Questo esecutivo non combina nulla, mandiamolo a casa. Glielo impediremo». E Rocco Casalino fa sapere: «Nessun commento ufficiale, il presidente del Consiglio si riserva di rendere note le sue determinazione nei prossimi giorni».

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Il copione, insomma, non cambia. Il tanto atteso discorso di Matteo Renzi a Porta a Porta è sintetizzato con un...«tanto tuonò che non piovve». Perché è vero che il leader di Italia Viva ha rilanciato la minaccia di sfiduciare il Guardasigilli Alfonso Bonafede aggiungendoci, per innervosire i 5Stelle, lo stop al reddito di cittadinanza. «Ma è anche vero», spiega una fonte di rango, «che con la sua proposta di elezione diretta del premier, non è andato da nessuna parte. Nessuno ha abboccato».

A maggior ragione non abbocca Conte. Renzi ha fatto balenare al premier la possibilità di irrobustirsi con un patto del Nazareno 4.0. O, addirittura, di guidare un governo istituzionale. «Ma non sono un fesso», ha confidato il presidente del Consiglio a un deputato, «così senza andare appresso a queste sciocchezze, che non sono altro che trappole, mi butto a capofitto sull'azione di governo».

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IL GIOCO DEL CERINO
La tensione resta altissima. Dario Franceschini, il capo delegazione dem, scomoda Esopo paragonando Renzi allo scorpione che uccide la rana che lo sta portando in salvo. Il mite Roberto Speranza ricorda all'ex premier il tracollo del referendum del 4 dicembre 2016, quello che lo portò a lasciare palazzo Chigi. Dietro tanta irritazione c'è anche la consapevolezza che il leader di Italia Viva continuerà la sua guerra di logoramento, «giocando a fare l'opposizione stando al governo, senza però voler spegnere il cerino della crisi».

Per questa ragione, improvvisamente, perde appeal l'idea di andare a un «chiarimento immediato» in Parlamento. «Conte lo voleva fare per stanare Renzi, con una risoluzione o con una mozione di sfiducia, ma visto che quello non si fa stanare e voterebbe qualsiasi fiducia, che lo facciamo a fare?», si chiede un ministro dem. Insomma, niente strappi. Nessuna prova di forza. Almeno per il momento. Ma c'è chi è pronto a scommettere che arriverà quando ci sarà da votare in Parlamento la nuova agenda programmatica.

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Per la stessa ragione Conte mette in stand-by la nascita di un gruppo di responsabili in Senato, in grado di rendere «innocuo» e «irrilevante» Renzi. Ma è ben consapevole che la contromossa dell'ex premier è cercare di lavorare ai fianchi l'anello più debole della maggioranza: i 5Stelle. Da qui la minaccia di sfiduciare Bonafede, capo delegazione grillino nel governo. E la richiesta di cancellare il reddito di cittadinanza, la vera bandiera pentastellata. «Quello semina zizzania, fa il guastatore, ma non riuscirà a dividerci», dice un esponente grillino in Transatlantico. E aggiunge, mentre un dem annuisce: «La verità è che Renzi fa tutto questo casino per avere un pugno di poltrone. Se siglassimo un'intesa sulle nomine nelle aziende partecipate probabilmente si calmerebbe».

«VUOLE IL PAURELLUM»
In tutto questo il rilancio di Renzi per una riforma costituzionale che porti all'elezione diretta del capo del governo, viene letta «solo come un tentativo far saltare l'accordo si maggioranza per il proporzionale con sbarramento al 5%, visto che lui è fermo al 3%. Il suo modello elettorale è il Paurellum...».

Tant'è, che il Pd neppure prende in considerazione la proposta renziana. Nicola Zingaretti è decisamente «stufo del chiacchiericcio» dell'ex premier e minaccia: «Andremo avanti solo finché sarà possibile fare cose utili per gli italiani». Con un problema: è probabilmente vero che, come afferma Renzi, non si può andare a elezioni prima della prossima primavera.

Non manca una bella iniezione di veleno: «Zingaretti ha smesso di andare ai talk show e stiamo cercando di concedere a Renzi gli spazi televisivi riservati al Pd. Perché più Matteo va in tv, più il Pd cresce nei sondaggi: +0,4 in una settimana, mentre Italia Viva è scesa dello 0,2%. D'altronde Renzi con questa sovraesposizione mediatica è passato in 5 anni dal 40% delle europee al 3%. Continuasse così...».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Febbraio 2020, 12:13
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