Stop alla carne coltivata, la firma del Quirinale e il giudizio dell'Ue. Cosa succede adesso

Stop alla carne coltivata, la firma del Quirinale e il giudizio dell'Ue. Cosa succede adesso

Un semaforo verde si è acceso. L'altro ancora no e promette di metterci un bel po': tre mesi. Con la promulgazione di Sergio Mattarella la fase uno del Ddl sulla carne coltivata del governo, il provvedimento-bandiera del sovranismo alimentare a Palazzo Chigi firmato Francesco Lollobrigida, diventa legge a tutti gli effetti.

Lo stop

Stop dunque alla carne coltivata in vitro, cioè in laboratorio. Uno stop preventivo, a dire il vero, perché in Europa e anche in Italia la sperimentazione per la carne sintetica non è ancora partita. Per il centrodestra la firma del Colle è un successo da rivendicare ad alta voce, "L'Italia è la prima nazione a vietare la carne coltivata, saremo da esempio per altri Paesi" esulta Lollobrigida.

In realtà, il via libera arrivato dal Quirinale non chiude del tutto la querelle. Serve infatti una luce verde anche dall'altro semaforo, quello della Commissione europea, e qui c'è ancora qualche dubbio da sciogliere. Per sbloccare l'impasse sul Ddl sulla carne coltivata, approvato lo scorso 16 novembre dal Parlamento, il governo ha infatti allegato insieme al testo inviato al Colle per la promulgazione una lettera indirizzata a Mattarella, firmata dal sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano.

La lettera

Nella missiva l'esecutivo si impegna a rispettare "eventuali osservazioni che dovessero essere formulate dalla Commissione". Se necessario, prosegue la lettera, il governo è disposto a rimettere mano al testo per tenere conto di eventuali correttivi richiesti da Bruxelles.

Il provvedimento sulla carne coltivata difatti interviene su una materia - il mercato comune europeo - in cui le regole di tutti gli Stati membri devono trovare una quadra comune e non possono contraddirsi fra di loro. Non è un caso se il testo di Lollobrigida è stato pubblicato sul portale del database europeo Tris, dove sono consultabili le norme degli Stati membri con un potenziale effetto sul mercato interno.

I tempi

La Commissione europea avrà ora tre mesi - prolungabili di altri tre - per esaminare il Ddl e verificare la compatibilità con il diritto Ue. Difficile dirlo, perché come detto oggi in Ue non esiste una normativa comune sulla carne prodotta «a partire da cellule staminali di muscolo prelevate dall'animale». Sulla carta però, non è da escludere a priori una procedura di infrazione aperta dalla Commissione Ue nei confronti dell'Italia.

Nel merito, il Ddl varato dal governo vieta l'uso di nomi come "bistecca" o "salame" per prodotti alimentari a base vegetale e al tempo stesso introduce il divieto di produrre e mettere in commercio mangimi generati da "colture cellulari".

In Ue, dove a differenza di altri Paesi, come Israele, non è iniziata la commercializzazione, la carne coltivata viene ricondotta alla categoria di "Novel food", in cui rientrano ad esempio gli alimenti a base di insetto (come la "farina di grillo") o l'olio di Cbd. «Analizzeremo la misura nel merito e nella sostanza», ha fatto sapere all'Ansa un portavoce dell'esecutivo Ue. L'impegno del governo a conformarsi a eventuali modifiche richieste dalla Commissione è ora nero su bianco e sulla scrivania del Quirinale. Se basterà sarà il tempo a dirlo. 


Ultimo aggiornamento: Domenica 3 Dicembre 2023, 19:36
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